Franco Iaccarino, 15 anni dopo
Quindici anni fa, l’11 gennaio 2007, ci lasciava Franco Iaccarino, professore di Storia e Filosofia, intellettuale molto attivo nella vita scolastica e molto amato dai ragazzi. Pochi mesi dopo la scomparsa, il Liceo Classico di Ischia, la sua scuola, gli dedicò un momento importante di confronto, invitando il prof. Craveri per una conferenza sul liberalismo, tema molto caro a Iaccarino. All’indomani di quell’evento scrissi sul quotidiano Il Golfo un mio commento che oggi vi riporto in gran parte.
La speranza è che un personaggio come il prof. Franco Iaccarino, al di là degli eventi, non sia dimenticato. La scuola oggi è profondamente cambiata, così come è cambiato il mondo intorno a noi. Eppure io sono convinta che Franco Iaccarino, come scrissi all’epoca, abbia lasciato un segno indelebile non solo nei suoi allievi, ma in tutti coloro che hanno avuto la fortuna di conoscerlo.
Nel segno della continuità. Ricordando Franco Iaccarino
Il Golfo 22 maggio 2007
“Ha lasciato un vuoto per me incolmabile”. Esordisce così la dirigente scolastica, prof.ssa Franca Di Meglio, introducendo la conferenza che il Liceo Classico ha voluto dedicare al professor Franco Iaccarino scomparso pochi mesi fa. Franca Di Meglio parla a fatica, ha la voce rotta dall’emozione. E l’emozione è palpabile in tutti i presenti. Ma la scuola non può, non vuole fermarsi alle lacrime. E per ricordare il suo professore, il Liceo Classico sceglie una strada diversa da quella della sterile commemorazione. La scuola, la “sua” scuola, ha preferito dare un segno forte di continuità con quella vivace attività culturale che aveva contrassegnato la vita del professore scomparso. Franco Iaccarino era sempre stato pieno di iniziative, da vero promotore culturale, perché fermamente convinto che la divulgazione della cultura potesse in qualche modo contribuire a scuotere soprattutto i giovani da quell’apatia, da quella passività che talvolta li avvolge. E nel segno della continuità, i suoi colleghi hanno realizzato un suo desiderio: invitare di nuovo a Ischia il prof. Piero Craveri, nipote di Benedetto Croce, docente di Storia Contemporanea all’Istituto Suor Orsola Benincasa di Napoli.
(…) Il tema è vasto è difficile, ma la platea ascolta con attenzione, vincendo quel momento di commozione che aveva accompagnato le parole di presentazione del prof. Giovan Giuseppe Conte. A lui è toccato il compito di ricordare Franco Iaccarino come educatore al culto della libertà. Ai ragazzi insegnava a chiedersi il perché delle cose, a non accettare passivamente le mode culturali, a sviluppare spirito critico. Si batteva per la scuola della qualità, non accettava la frettolosa quantità che sembra invece prevalere nella scuola di oggi. Perché – come ricorda il prof. Conte – “la scuola per Franco Iaccarino doveva essere ricca di contenuti”, mai però pesante o noiosa. Infatti gli allievi lo ricordano per quella ironia e anche autoironia che accompagnava le sue lezioni. Chi ha avuto modo di ascoltarlo, magari al di fuori della scuola, in una di quelle conferenze che teneva alla Biblioteca Antoniana, si rendeva subito conto di quanto riuscisse ad appassionare il pubblico, senza mai stancarlo. Riusciva a trasmettere passione, facendo apparire comprensibili e accattivanti anche gli argomenti più ostici.
“Franco Iaccarino non credeva nell’immortalità dell’anima” – aveva ricordato lo stesso professor Giovan Giuseppe Conte in quel pomeriggio di gennaio. Non è difficile però immaginare che persone come lui non muoiono mai, perché lasciano un segno indelebile non nel ricordo, ma nella vita stessa dei suoi allievi e di chiunque abbia avuto modo di conoscerlo. Ed è un segno indelebile che a volte fa male: avverti un vuoto, una mancanza, ti lasci andare alla tristezza. Ma è anche un segno indelebile che ti permette di chiederti sempre il perché delle cose, di non accettare mai niente passivamente, e soprattutto di affrontare la vita con il sorriso sulle labbra e un pizzico di ironia.
Franco Iaccarino era un educatore impegnato e appassionato. Ma era anche un ottimo cuoco e una discreta forchetta, una persona con la quale trascorrere momenti in leggerezza. Riusciva a volte a trasmetterti una garbata allegria, pur nella sua riservatezza. Aveva un passo felpato, quasi non ti accorgevi della sua presenza. Eppure era una presenza che si avvertiva, eccome. Mi era capitato talvolta – e mi si perdoni se mi lascio andare al ricordo personale – di chiedergli aiuto o consiglio professionale. Ne avevo ricevuto sempre una squisita disponibilità, anche se a volte si perdeva in discorsi che a me sembravano “dannatamente” conservatori. Amava tanto il mare, una passione che forse aveva ereditato dal suo Maestro più caro, il prof. Edoardo Malagoli, al quale rimase sempre molto legato. E amava lo sport. Seguiva con amarezza e un pizzico di disgusto le partite di calcio del Napoli. Non credeva nell’immortalità dell’anima. Ma mi piace pensare che al prossimo scudetto del Napoli sarà contento anche lui. Speriamo solo che il Napoli si sbrighi.
Sono Laura Mattera Iacono. Traduco dal tedesco in ambito giuridico e scrivo in italiano per il web. Su questo blog racconto Ischia tra chiacchiere e caffè. Scrivo contenuti per il web per aziende turistiche di Ischia, Procida, Capri e Napoli
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