Da Ischia a Verona: Clelia Bonaiuto e il progetto Convivio
Clelia Bonaiuto. Ve ne ho già parlato nell’articolo Hettner: una famiglia straordinaria. È nata a Ischia, precisamente a Testaccio, 61 anni fa. Trascorre l’infanzia e l’adolescenza nei limiti della bellezza dell’isola. D’estate si diverte alla spiaggia dei Maronti, dove la madre gestisce con la famiglia un’attività balneare di successo. D’un tratto succede qualcosa. È ancora una ragazzina quando i genitori si separano. Qualche anno dopo, nei primi anni ’70, la mamma sposa in seconde nozze Florian Hettner, un rinomato architetto forestiero che ama Ischia.
Per Clelia, come per le sue sorelle Ida e Tiziana, lo scossone è forte, ma forse proprio questo cambiamento darà una svolta importante alla sua vita. La famiglia cresce, nasce Luca, ma in casa non ci sono gelosie. Florian e la mamma Brigida riescono a dare ai figli un senso forte di comunità. Soprattutto, trasmettono ai giovani il desiderio di apertura verso l’altro, verso il mondo. Florian e sua mamma Malfried, hanno contatti con il mondo.
Non a caso Clelia sviluppa amore per le lingue straniere. Si iscrive all’Alberghiero, indirizzo turistico, l’unica scuola pubblica di Ischia che all’epoca permetta di studiare inglese e tedesco. Alla fine dei tre anni, si trasferisce a Napoli per completare il ciclo di studi e acquisire il diritto di iscriversi all’Università.
Ma proprio al momento della scelta universitaria, Clelia sente il bisogno di riflettere. Vuole viaggiare, conoscere, andare oltre. Parte per l’Inghilterra, dove rimane un anno. Aveva solo una valigia e qualche indirizzo. E tanto le bastava. “L’importante è non avere paura – dice oggi – perché se non hai paura riesci a incontrare persone meravigliose sul tuo cammino”. La paura blocca, ti copre gli occhi. Ma Clelia ha lo sguardo aperto e non si ferma.
Ancora un viaggio, stavolta negli Stati Uniti, ancora per un anno. Finalmente torna in Italia, ma non a Ischia. Siamo agli inizi degli anni ’80. Clelia trascorre un periodo a Milano, dove può contare sull’appoggio di alcuni parenti. Si guarda intorno, cerca lavoro, si trasferisce a Verona. E qui si ferma. Trova impiego come segretaria, ma non le piace.
È il 1983. Clelia ha 23 anni. Proprio a Verona scopre una facoltà universitaria che la incuriosisce: Merceologia degli alimenti. Sente che questa è la scelta giusta per lei. Potrà lavorare in ambito ospedaliero e fare qualcosa per gli altri. Perché è questo quello che Clelia desidera di più.
Clelia studia, intanto sposa Federico un uomo del Sud che da tempo vive e lavora a Verona, dove si è laureato in medicina. “Sono tanti i medici del Sud che vengono a Verona. In questa città ci sono strutture sanitarie importanti”, mi dice. Dopo la Laurea arrivano anche il primo figlio. Ma Clelia non si ferma. Prende parte a un progetto dell’Università di Parma sulle abitudini alimentari dei giovani. Sono gli anni in cui con il benessere economico cominciano a svilupparsi le cattive abitudini. Il tirocinio presso l’ospedale di Borgo Roma, allora Policlinico Universitario, le fa scoprire la bellezza del lavoro di reparto. Ha deciso. Quella è la sua strada.
I figli aumentano, saranno due in tutto. Clelia riesce a proseguire nei suoi sogni anche grazie all’aiuto della mamma Brigida e della suocera Patrizia che di tanto in tanto arrivano a Verona a darle manforte.
Clelia lavora come nutrizionista, entra in contatto con pazienti affetti da patologie importanti, che hanno bisogno di curare al meglio l’alimentazione. Il contatto umano è la cosa che l’affascina di più. La sua attività si svolge presso l’ospedale Borgo Trento poi di nuovo all’ospedale Borgo Roma.
Gli anni trascorrono in fretta. È il 2005. Clelia decide di completare i suoi studi specializzandosi in Dietistica all’Università di Chieti. La sua lotta tra casa, lavoro e studio continua.
E tanti sforzi saranno premiati
Il progetto Convivio
Un modo diverso di vivere l’oncologia
Nel 2014 si apre un nuovo capitolo importante. Clelia collabora come nutrizionista con il reparto di Oncologia dell’Ospedale Borgo Trento di Verona, diretto dal prof. Tortora. D’improvviso a qualcuno viene un’idea. “Perché non permettere un assaggio di cioccolato fondente ai pazienti?”. Di qui un progetto che piano piano prende piede. Per i pazienti oncologici la cura dell’alimentazione è fondamentale. Altrettanto importante è curare la vita in quanto tale.
Si comincia da un assaggio di cioccolato per dare un sapore diverso a quei momenti difficili, si arriva poi a corsi di cucina, di musica, di disegno. È la vita da assaporare, momento per momento. Le lacrime non mancano. Ma è la vita stessa a richiederle.
Come è possibile tutto questo in un ospedale?
Clelia risponde sicura: “Oltre al personale medico e paramedico, bisogna ringraziare i volontari che hanno reso possibile tante iniziative. A Verona il volontariato è un aspetto importante della quotidianità”.
I volontari organizzano corsi, sostengono pazienti e accompagnatori, trasformando quei terribili momenti di attesa in attimi di vita. Al centro del progetto è la vita che deve essere affrontata senza paura, perché la paura ostacola, impedisce di trovare soluzioni.
Clelia si occupa dell’alimentazione, ma anche di coordinare al meglio il tutto.
Cambia il primario che oggi è il prof. Milella. Intorno al reparto di oncologia crescono le iniziative. A darsi molto da fare sono i volontari dell’Associazione Italiana Malati di Cancro (AIMAC), che rientra nella Federazione delle Associazioni dei Volontari in Oncologia (FAVO). In particolare sono molto attive Arianna, Francesca e Camilla che operano nell’ambito del progetto Informa cancro, coordinato dalla dott.ssa Cafaro.
Nel periodo della pandemia, le tre giovani volontarie progettano e realizzano Onconews un giornalino che contiene informazioni importanti sulle patologie oncologiche, ma anche ricette di cucina, consigli di lettura o curiosità. Lo si può sfogliare sul web o in versione cartacea in sala d’attesa.
Il progetto Convivio è una realtà meravigliosa. Ma Verona non è una città nebbiosa? “Verona come tante altre- mi risponde Clelia – è una città nella quale convivono realtà bellissime e altre meno belle”.
Intanto però Clelia sente il bisogno di fermarsi. Va in pensione. Una bella festa per lei all’ospedale. Clelia lascia l’ambulatorio, ma continuerà a collaborare con il Progetto Convivio
Una vita senza paura. Una bellissima storia, la sua.
Altre info sulla pagina FB del Progetto Convivio
La foto di copertina ritrae Clelia con Federico a Testaccio, Barano d’Ischia. La foto all’interno mi è stata fornita dalla stessa Clelia e ritrae il momento della festa di congedo dall’ospedale
Sono Laura Mattera Iacono. Traduco dal tedesco in ambito giuridico e scrivo in italiano per il web. Su questo blog racconto Ischia tra chiacchiere e caffè. Scrivo contenuti per il web per aziende turistiche di Ischia, Procida, Capri e Napoli
Per info ⇒ Chi sono






Una storia meravigliosa.
Tanti complimenti per Clelia che può essere fiera del suo cammino e soprattutto dell’importanza del suo insegnamento contro la paura.
Grazie Claudia,
sono perfettamente d’accordo con te. La paura è il primo nemico da combattere, soprattutto oggi