Il bar della scuola
Stamattina ho preso un caffè speciale a Ischia Ponte. C’erano con me alcune compagne degli anni ’70. Ci siamo ritrovate attorno a un tavolo per parlare di quel periodo a Ischia. La nostra non è mera nostalgia, quanto piuttosto la voglia di raccontare cosa hanno rappresentato quegli anni per noi e cosa li ha caratterizzati. Presto ve ne parlerò.
Durante la conversazione, è venuto fuori un ricordo che è già abbastanza esplicativo di come vivevamo all’epoca.
Il bar nelle vicinanze della scuola era il primo punto di aggregazione.
Questo articolo già pubblicato sul vecchio blog risale al 25 ottobre 2012
Sabato mattina. Piove. Decido di andare a prendere mia figlia a scuola, al Liceo di Lacco Ameno. Parto da casa con buon anticipo. Ci sarà traffico e sarà difficile trovare un parcheggio. Sul lungomare, acqua a catinelle. E tuttavia non mi è difficile parcheggiare. Sono in anticipo sull’orario di uscita. Scendo dall’auto. Di fronte alla scuola c’è un bar. C’è sempre un bar nelle vicinanze della scuola.
Quando il Liceo Classico aveva la sua unica sede a Ischia e si chiamava ancora “Scotti” , il bar proprio lì di fronte era la meta preferita di prof e studenti. Prima di entrare, ci si faceva sempre una capatina. Era il posto per incontrarsi, scambiare quattro chiacchiere, fumare di fretta una sigaretta. “Oddio, ho latino alla prima ora“. “Io ho religione, meno male, così posso copiarmi la versione di greco“. Ed era anche il luogo dei filoni. I gruppetti di ragazzi che decidevano di non andare a scuola, il più delle volte era lì che si fermavano. E quando si vedeva spuntare un prof, tutti a correre in bagno.
Non ho mai potuto fare filone, tranne quelli di gruppo, quelli mitici del venerdì di Pasqua al Cretaio. La firma di mio padre era impossibile da imitare. L’avevo sottoposta anche agli esperti della scuola. “Eh …. la firma di un medico, con doppio cognome poi“. Non c’era proprio niente da fare.
Ma il bar era anche il luogo del filone della prima ora. Quando si arrivava in ritardo, si entrava alla seconda ora, con una semplice scusa, una giustificazione verbale. Se non eri proprio un abitudinario del ritardo, non succedeva niente.
Una mattina, entrai in quel bar disperata: “Oddio, la prof di greco interroga, non so niente“. Frequentavo il I liceo classico. Una ragazza di III mi vide e mi disse tranquilla: “Non entrare allora, dai, sei tutta raffreddata, hai una buona scusa. Entra alla seconda ora e dì alla prof che hai fatto tardi perché stanotte non hai potuto dormire per il raffreddore… Non le fai mai queste cose, cosa vuoi che succeda!”
Ero perplessa, non ero abituata alle marachelle, sapevo solo protestare e fare sciopero. E lei, la ragazza di III, mentre si affrettava ad entrare, mi disse bonaria: “Andiamo, rilassati, non pensare solo alla rivoluzione“. Mi convinse. Con me c’erano altri ragazzi, anche della mia classe. Provai a rilassarmi, a ridere e scherzare.
Intorno alle 9:00 vedemmo spuntare un bidello. Nessuno si preoccupò. Il bidello si diresse tranquillo e sorridente verso di noi: “C’è qualcuno della I C?“, chiese “Siamo qua“, rispondemmo pigramente in coro. E lui: “La prof di greco ha detto che, se volete, potete entrare, Ora deve spiegare“, Ahia, ci ha sgamati, pensai, chissà quante ce ne dirà ora.
Entrammo. Ero preparata al peggio. La prof ci accolse con un sorriso: “Ho terminato le interrogazioni, ora devo spiegare, ho pensato che la cosa potesse interessarvi”. L’ironia della prof mi fece male quanto un 2 o un impreparato. Ma non potemmo fare a meno di riderci sopra.
Suona la campanella. Mia figlia esce sorridente con i suoi compagni. E intanto ha ripreso a piovere.
Sono Laura Mattera Iacono. Traduco dal tedesco in ambito giuridico e scrivo in italiano per il web. Su questo blog racconto Ischia tra chiacchiere e caffè. Scrivo contenuti per il web per aziende turistiche di Ischia, Procida, Capri e Napoli
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