Ischia anni ’70: La Virgola
Le polemiche sulla Zingara, il gustoso piatto lanciato per la prima volta nel 1977 da La Virgola di Ischia Ponte, hanno infiammato il web. Le discussioni ci hanno fornito il pretesto per ricordare gli anni ’70.
Come vivevano quell’epoca i giovani ischitani? Mina, Michela e io ci siamo ritrovate davanti a un caffè a Ischia Ponte per ricordare come eravamo.
Per noi era il collettivo studentesco: l’impegno politico e sociale, la voglia di libertà, il sogno di un mondo migliore. Per altri era la comitiva: tanti amici con i quali uscire e divertirsi.
Negli anni ’70 a Ischia, come altrove, l’idea del gruppo era fondamentale. “Erano gruppi fluidi – ricorda Mina – si usciva un po’ con l’uno, un po’ con l’altro. L’importante era stare insieme”. Di tanto in tanto partiva l’idea. “Stasera vediamoci là”. Magari al cinema c’era un bel film. Ma la premessa era d’obbligo. Ci si guardava nelle tasche, si contavano i soldi, se non bastavano per tutti, non si andava. “Avevamo le tasche vuote all’epoca”, sottolinea Michela. Niente soldi, tanta solidarietà.
L’estate era già piena di gente, di luci, di colori. Di giorno si andava ai Maronti. “A 16 anni conquistavi il diritto di trascorrere buona parte della giornata a mare”, ricorda Mina. “Un fazzoletto di spiaggia era tutto per noi”, le fa eco Michela. Per la verità, io quel diritto non riuscii a conquistarmelo. Comunque, poi di sera si usciva, sempre con l’orario preciso di rientro.
E d’inverno? Non erano molti i punti di ritrovo. Eppure si usciva tutte le sere. Intorno alle 18:30 si chiudevano i libri e si usciva. Anche quelli che lavoravano si univano a noi, magari un po’ più tardi. “E chi ci teneva dentro casa”, commenta Mina ridendo. Il rientro era per ora di cena. Di domenica si andava al cinema o in discoteca e si poteva fare un pochino più tardi. Ma giusto un po’. L’orario di rientro era perfettamente compatibile con la scuola o il lavoro del lunedì mattina.
Durante la settimana ci si vedeva fuori da Calise, il mitico Bar di Piazza degli Eroi. Solo di tanto in tanto si entrava per un caffè o un gelato. Quando il bar chiudeva, da fine gennaio a S. Giuseppe, non rimaneva altro che passeggiare per il Corso. Ci si sedeva su un muretto, qualcuno tirava fuori l’immancabile chitarra e si rimaneva là a cantar canzoni. Noi intonavamo le nostre, quelle politicizzate, altri preferivano quelle più leggere. Si cantava molto in quegli anni.
Proprio sul Corso aprì la prima discoteca, l’Apollo 13, che poi divenne la mitica Mela. Tra il ’75 e il 76 ebbe molto successo il Tiffany. Le discoteche aprivano il sabato e la domenica alle 17:30.
Al Corso c’era l’ENAL, una sala giochi tipica di quei tempi: biliardini, flipper e qualcosina da bere. Non era obbligatorio consumare. Uno giocava a flipper, un altro beveva un’aranciata, altri 10 guardano la partita e facevano il tifo.
Le pizzerie? Sì, certo. Ma solo gli adulti ci andavano. I giovani compravano la pizza e la consumavano per strada, seduti da qualche parte.
Poi d’improvviso in un vicolo di Ischia Ponte aprì La Virgola, un locale gestito da due giovani Era il 1977. NOI del collettivo siamo stati forse i primi clienti. Non era un bar, era un posto dove si poteva mangiare e bere qualcosa, stare in compagnia. Molti di noi andavano anche solo per sedersi e chiacchierare. Anche qui, nessun obbligo di consumazione.
Mina e Michela ricordano bene: “Cominciammo anche a fare giochi di società… Se fossi… oppure Indovina il titolo.“ I gestori erano contenti di questa animazione. L’arredo era semplice: tavoli, qualche sedia, diverse panche. Si respirava un’atmosfera calda,
Chi sedeva a quel tavolo per consumare, cominciò ad assaporare la Zingara. Due fette di pane abbrustolito con pomodoro, insalata, fior di latte. Mina confessa: “Non la prendevo spesso, era troppo grossa”. E Michela aggiunge: “Ne prendevi una e si divideva in due”.
Ma c’erano anche altre sfizioserie. Mina ricorda lo “Spinò”.
I prezzi erano accessibili, proprio perché il locale era nato per i giovani. E soldi ce n’erano pochi.
In quell’inverno del ’77 molti del collettivo cominciarono a frequentare l’Università a Napoli, ma il gruppo non si disperse per questo. Non appena possibile, nel fine settimana e nei giorni feriali ci si vedeva sempre là, a La Virgola.
Michela sottolinea un aspetto importante. Il locale ha cambiato gestione, ma è sempre rimasto fedele agli esordi. Semplicità è la parola d’ordine.
Ma perché quel periodo è finito? Perché sono scomparsi i gruppi, i collettivi, le comitive?
Mina sostiene che sia stata la droga pesante a distruggere tutto. Io credo che un ruolo importante l’abbiano avuto il terrorismo e la conseguente repressione. Quando ho cominciato a frequentare l’Università a Napoli, la sera si rimaneva chiusi dentro casa. Si aveva paura.
E stato così che piano piano abbiamo perso l’abitudine a incontrarci, a cantar canzoni per strada. Abbiamo scoperto l’insulsa comodità della casa, della poltrona e della TV.
A distanza di tempo Mina e io continuiamo a discuterne con tanta amarezza. Difficilmente concordiamo su qualcosa. Ma proprio questo è il bello dell’amicizia. Litigare per poi ritrovarsi, guardandosi in faccia. È un gusto che in molti ormai hanno perso o che addirittura non hanno mai conosciuto.
Dagli anni ’80 la svolta è stata pesante. Chiusi dentro casa, ci siamo ripiegati su noi stessi. Ognuno ha cominciato a parlare in prima persona. IO ha soppiantato il NOI. Un vero peccato.
Sono Laura Mattera Iacono. Traduco dal tedesco in ambito giuridico e scrivo in italiano per il web. Su questo blog racconto Ischia tra chiacchiere e caffè. Scrivo contenuti per il web per aziende turistiche di Ischia, Procida, Capri e Napoli
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Ma che ricordi meravigliosi!
Davvero anni gloriosi, anche io penso spesso a QUANTO purtroppo sia tutto cambiato.
Che cos’è lo Spinò?
Lo Spinò? Mina ricorda vagamente un panino con maionese e insalata. Ma l’aspetto divertente è che Nello, il titolare del locale, teneva molto all’accento sulla “o”, per ovvi motivi. Io ricordo bene la Zingara, la novità di quel locale, lo Spinò non lo ricordo proprio. Ma Nello è sempre stato piene di idee.
Quegli anni sì, sono stati speciali. Un vero peccato aver perso quello spirito
Quegli anni 70 (sono del 60), dove ho vissuto l’ esperienza del collettivo tra i 15 e i 17 anni, si chiusero con il diploma nel 79, gli anni precedenti come hanno ricordato Mina e Michela, la mia vita è stata piena di contatti, comitive, scuola, sport, e l’ isola era semplicemente meravigliosa. Dopo il diploma ho iniziato a frequentare il Calise crocevia da qualche anno di tutta le generazioni dell’ epoca, si viveva un grande senso di libertà, giocavamo a fresbee in piazza degli eroi, si andava a fare il bagno nudi ai Maronti e poi arrivavano i carabinieri, per noi era tutto un gioco, le prime canne, i festini estivi a casa di uno o di un’ altro in aperta campagna, i giri in vespone, il vino sorriso da Bernardo a Citara, la Virgola e Boccia per l’ immancabile panello notturno con mortadella, il Castillo estivo, il Tiffany e il Capri ho, le ascese all’ Epomeo da Luigi con il plaid sulle gambe e la bruschetta, ma anche Nitrodi, Cartaromana, i primi bagni a cava dell’ isola. Non eravamo solo noi giovani, era tutto veramente bello e semplice.
Bellissima testimonianza! Grazie.
Io per motivi “familiari” ho potuto vivere solo in parte quell’esperienza. Ma se eri nel “collettivo”, ci conosciamo. Ti aspetto per il caffè