Ischia: il tennis di una volta
La vittoria dell’Italia del tennis in Coppa Davis ha generato nel Paese un’esplosione di gioia. Da vecchia tennista io sono rimasta in silenzio, forse perché mi ha preso un pizzico di nostalgia.
Ricordo bene la vittoria di 47 anni fa e le innumerevoli polemiche che fino all’ultimo misero in discussione la partecipazione di Panatta & Co., capitanati da Pietrangeli, alla finale sul campo di un Cile insanguinato.
Ma soprattutto ricordo Ischia in quegli anni ’70. Noi, bambini e ragazzi, avevamo spazi per improvvisare partite a pallone e palla rilanciata. Poi spuntarono i primi Tennis club.
Ho rispolverato un vecchio articolo
Quei pomeriggi tra palla rilanciata e tennis
pubblicato per la prima volta il 19 ottobre 2013
Non stupitevi se vi dico una cosa. Io di quella Scuola Media Scotti che sorgeva in via Leonardo Mazzella, dove ora c’è un bellissimo albergo, ricordo soprattutto la palestra. Era bassa, piccola, con due spalliere e due canestri artigianali senza retino, posizionati il più in alto possibile. Ma c’era il cavallo per i salti, l’asse d’equilibrio e tanti altri piccoli attrezzi per fare ginnastica.
E soprattutto quella piccola palestra è stata il teatro di tante accanite partite di palla rilanciata. Noi ragazze della III C ce la cavavamo bene e spesso riuscivamo a vincere gli agguerriti tornei che la prof di Educazione fisica organizzava tra le classi della scuola.
La palla rilanciata ci aveva affascinato tanto, al punto che qualche volta, nell’imminenza dei tornei, ci incontravamo di pomeriggio spontaneamente per allenarci, con l’attenta partecipazione dei maschi. Non c’era niente di organizzato. Facevamo tutto noi. Il nostro campo preferito era il Viale dei bambini, che allora era un posto giusto per giocare.
Mia madre non la prendeva molto bene. Ricordo l’interrogatorio: “Dove vai, con chi vai, quanti siete?” E alla fine: “Ma perché non giocate qua?“. Sì, perché a Ischia negli anni ’70 nelle vicinanze di tutte le case, c’era sempre un cortile, uno spiazzo, un posto dove si poteva giocare in libertà, sotto l’occhio vigile di qualche adulto che di tanto in tanto si affacciava. I genitori in genere non amavano che i ragazzi si allontanassero da quegli spazi. Di solito riuscivo a ottenere il permesso di andare solo quando alla fine dicevo spazientita: “È una cosa per la scuola“. E allora: “Vabbé, vai. Ma torna presto“. All’epoca ai ragazzi era consentito poco. La scuola, però, godeva di una certa sacralità e quando si diceva “è per la scuola“, in genere si riusciva a ottenere il permesso. Erano solo le prime avvisaglie di screzi e discussioni infinite.
In quegli anni ’70, a Ischia il luogo per giocare e fare sport era la strada o il cortile. Non esisteva altro. Per la verità proprio in quegli anni cominciarono a venir su i Tennis Club. Erano posti per ricchi. Non costava tanto la retta mensile, quanto la racchetta, la divisa, le palline …
Anche io andai a fare tennis. Furono i miei ad invogliarmi, forse perché speravano di distogliermi da quella strana passione per il calcio…
Con me c’era il mio compagno di banco, che ora non c’è più, Giovan Giuseppe Patalano. Lo chiamavamo Panatta, perché aveva lunghi capelli biondi, ma anche perché a tennis era proprio bravo. Me li ricordo bene quei lunghi scambi da fondo campo, quel suo diritto lungolinea che ti metteva i brividi. E quando gli entrava la prima di servizio neanche la vedevi la pallina, o se eri fortunato e prendevi qualcosa, ti volava via tutto, la pallina, la racchetta e pure il braccio. Quando qualche anno fa, Giovan Giuseppe ci ha lasciato, mi sentii di salutarlo così: ciao Panatta!
Sono Laura Mattera Iacono. Traduco dal tedesco in ambito giuridico e scrivo in italiano per il web. Su questo blog racconto Ischia tra chiacchiere e caffè. Scrivo contenuti per il web per aziende turistiche di Ischia, Procida, Capri e Napoli
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