Antonio e la sua voglia di libertà
Nei giorni scorsi ci ha lasciato all’improvviso un altro pezzo della storia di Ischia. Antonio Stanziola è stato giocatore e coach di basket, tipografo, assistente per malati psichici. Io lo ricordo soprattutto come un compagno in quegli anni ’70.
Stavolta non ce l’ho fatta. Volevo andare in chiesa, domenica scorsa, per l’ultimo saluto ad Antonio. Non ci sono riuscita. Vigliaccamente sono rimasta a casa, in preda al caldo, all’emozione, alla rabbia.
Non abbiamo fatto in tempo ad asciugare le lacrime per Franchino, che siamo costretti a piangere ancora. Di quegli anni, di quel gruppo, siamo rimasti in pochi ormai. E ci sentiamo sempre più soli. Ho dovuto aspettare qualche giorno prima di decidermi a scrivere.
Avevo conosciuto Antonio, come Franchino e tanti altri, in quell’autunno del ’73 al Circolo Culturale Libertario, sede del gruppo anarchico e del collettivo studentesco. Erano anni di iniziative, di assemblee, di voglia di esserci e di partecipare.
Antonio era un ribelle anche nel modo di presentarsi. La folta capigliatura riccia gli copriva parte del viso, gli occhi erano nascosti dietro occhiali spessi, il pacchetto di sigarette senza filtro era sempre a sua disposizione e al bar di Battista, proprio sopra alla sede, il bicchierino gli faceva buona compagnia. Sentivi la sua presenza già da lontano, il suo vocione era inconfondibile.
Eppure lui, così casinaro, si innamorò della ragazza più silenziosa del gruppo, Nicolina, che poi è diventata la compagna della sua vita.
Molti a Ischia lo ricordano come uno sportivo, un giocatore appassionato di Basket, poi coach con uno straordinario rapporto con i ragazzi. Aveva un modo suo di vivere lo sport, come d’altra parte è capitato a diversi campioni. Per lui lo sport era una sfida, un modo di vivere alternativo.
Eppure io ho conosciuto Antonio soprattutto come un appassionato di musica ribelle.
Non capivo molto dei suoi gusti musicali, ma da lui ho imparato che la musica per definirsi ribelle non ha bisogno di parole o di slogan. Bastano le note, i ritmi, i suoni che ti fanno esplodere dentro la voglia di libertà.
Ricordo bene quando per il nostro giornalino scrisse un articolo sui gruppi rock dell’epoca, scagliandosi contro la commercializzazione che già allora stava invadendo tutto.
Un articolo tosto che non tutti compresero. Poco dopo sulla parete della sede, di fianco ai poster dei grandi rivoluzionari, comparve un cartello con una scritta : “Una società che reprime la musica fa sì che l’unica musica sia la repressione della società”.
Antonio sentiva molto la repressione ed esprimeva forse meglio di altri il bisogno di ribellarsi,
Giocava a basket, in quegli anni ’70. A Ischia erano anni di fermento anche negli sport cosiddetti minori. Noi ragazze del gruppo avevamo una squadra di pallavolo dal nome significativo: le negate. Le due società di pallacanestro, Ischia Basket e Ischia Club, davano vita a derby infuocati che spesso terminavo in risse dentro e fuori dal campo. D’estate arrivavano i grandi campioni a disputare un quadrangolare, sul campo dell’allora Liceo, con tribune improvvisate.
Ma Antonio non seguiva i grandi campioni, per lui lo sport era il campo. E il campo deve avergli dato grandi soddisfazioni, da giocatore e da coach. Doveva amare molto i giovani.
Alla fine degli anni ’70 ci siamo persi di vista. Quando ho saputo che era diventato un tipografo molto stimato, mi è venuto da sorridere. Ho pensato che dovesse aver maturato questa sua passione negli anni del gruppo, quando trascorrevamo il tempo a stampare volantini al ciclostile o manifesti con i caratteri di stampa alla maniera di Gutenberg.
Un incidente lo costrinse a lasciare quel lavoro che amava. Eppure l’attività che ha portato avanti fino alla pensione era proprio adatta a lui. L’assistenza ai malati psichici di Villa Orizzonte gli consentiva di coniugare attività lavorativa e impegno civile al fianco degli ultimi. Sì, Antonio aveva a cuore gli ultimi, i repressi.
L’avevo incontrato per caso circa un anno fa. Mi era sembrato stanco. Non allenava più i ragazzi, aveva deciso di chiudere con un mondo che era ormai lontano da quello che sentiva suo.
Antonio ci ha lasciato qualche giorno fa. La sua voglia di libertà rimarrà sempre dentro di noi.
Sono Laura Mattera Iacono. Traduco dal tedesco in ambito giuridico e scrivo in italiano per il web. Su questo blog racconto Ischia tra chiacchiere e caffè. Scrivo contenuti per il web per aziende turistiche di Ischia, Procida, Capri e Napoli
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Laura lo scritto che hai dedicato al caro amico Antonio credo sia il pensiero di tutti noi. Grazie. È sempre un piacere leggerti.
Michela
Grazie Michela,
per me è un piacere averti tra le lettrici. Purtroppo stiamo piangendo troppo in questi anni