La matematica e il metodo del prof Giovanni Cenatiempo
Si è spento stanotte il prof. Giovanni Cenatiempo, amico dei giovani, uno che insegnava ad amare la matematica.
Poco più di un anno fa il Comune di Ischia gli aveva conferito un riconoscimento.
Con profonda tristezza ripropongo l’articolo che gli dedicai in quella occasione.
Giovedì 17 febbraio il Comune di Ischia ha conferito al prof. Giovanni Cenatiempo un riconoscimento per la sua attività di Maestro di matematica e soprattutto per la sua vicinanza ai giovani. Vi racconto la mia esperienza con lui
Autunno 1978. Una sera passeggio per il Corso Vittoria Colonna, la strada centrale di Ischia. D’un tratto mi sento chiamare: “Uè Piccere’”. Mi volto. È lui, il mitico prof. Cenatiempo. Era solito fare due passi per il Corso prima di tornare a casa, in via Quercia, sulla collina che domina il porto. Lo riconoscevi subito per l’andatura agile e svelta “Ti sei iscritta all’Università? Quale facoltà hai scelto?”. Gli rispondo tranquilla: “Sì, Presso’, mi sono iscritta a L’Orientale. Tedesco prima lingua”. Tipica la sua risposta: “Uh Madonna .. fai a’ femmina malalingua?”.
Nella sua battuta del tutto scherzosa c’era un ché di rimprovero. In effetti, me ne sono accorta solo anni dopo: la matematica avrebbe potuto avere un posto più decoroso nella mia vita. Se solo avessi seguito lui.
L’avevo conosciuto da ragazzina. Le mie ansie in matematica erano cominciate alle Scuole Medie. Alle Elementari mi piacevano i problemi. Dal problema si ricavava la regola. E i conti tornavano. Alle Medie avevo cominciato bene. Poi le espressioni, tutti quei numeri uno dietro l’altro, mi avevano fatto perdere il filo. Ed ecco il buio, il panico e le prime insufficienze.
Mi rivolsi a lui che già aiutava i grandi di casa. Così piano piano, quello che mi sembrava impossibile divenne fattibile e perfino bello. Con il professore Cenatiempo la matematica era un piacere. Con lui capivi che potevi arrivarci a sbrogliare le matasse. La geometria era un gioco: Asino, Bestia, Ciuccio e Delinquente.
Diventai perfino brava. Gli ultimi compiti in classe furono un successo, a scuola si gridò al miracolo. Lui, il prof. Cenatiempo, il Maestro della sera, commentò alla sua maniera:
“Stupendo, magnifico, raggiante, a sé rassomigliante”.
Eppure arrivai alle Superiori convinta che la matematica non fosse per me. Cominciai abbastanza bene. Poi in V Ginnasio il tonfo. Fui rimandata anche in matematica.
Così d’estate ricorsi ancora a lui. Andavo al Corso Vittoria Colonna, al secondo piano di una palazzina che un tempo aveva ospitato la sezione della DC locale. Era il 1975. Tanti giovani frequentavano quel posto. Scoprii la bellezza di studiare tra una risata, una battuta, la gioia di stare insieme.
L’esame di riparazione in matematica fu un trionfo, mentre rischiai la bocciatura per il disastro in latino e greco. Nei tre anni successivi misi la la matematica in un cassetto. Dovevo recuperare in latino e greco e dedicarmi alle mie passioni: la storia e l’italiano.
La matematica l’ho ritrovata nel lavoro, anni dopo. Ben presto percepii quanto potesse essere utile far di conto, contabilizzare, prevedere e soprattutto ragionare.
Proprio a me capitava di spiegare ai colleghi di lavoro che se 100 + 20% fa 120, 120 – 20% non fa 100. Proprio a me, mentre preparavo preventivi per i clienti, veniva in mente che la scuola dovrebbe aumentare le lezioni di matematica, invece di proporre insulse alternanze scuola lavoro. Perché la matematica ti insegna ad avere pazienza e a trovare soluzioni.
Certo la matematica dovrebbe sfuggire a quell’odiosa idea che l’assimila alla severità. I prof di matematica, fatta qualche eccezione, risultano odiosi. Perché mai? Il fatto che molti giovani arrivino troppo presto alla conclusione di non essere portati per la materia, forse è solo una conseguenza. Il metodo Cenatiempo consiste proprio in questo: far capire ai giovani che la matematica è regole, assiomi, ma anche e soprattutto ragionamento. E può essere insegnata anche ridendo e scherzando.
Al prof. Giovanni Cenatiempo ho posto una domanda quando l’ho incontrato all’uscita dal Comune appena dopo la cerimonia. “Presso’, avete mai pensato di formare i prof. di matematica? Se adottassero il vostro metodo, la matematica sarebbe un piacere”. Immancabile la sua battuta: “Ti prometto che alla prossima vita ci penserò”.
E noi aspettiamo. Grazie, presso’!
Sono Laura Mattera Iacono. Traduco dal tedesco in ambito giuridico e scrivo in italiano per il web. Su questo blog racconto Ischia tra chiacchiere e caffè. Scrivo contenuti per il web per aziende turistiche di Ischia, Procida, Capri e Napoli
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Davvero la matematica è utile in moltissime situazioni anche se all’apparenza non sembrerebbe.
Onore a tutti i “pressò” Cenatiempo che sono patrimonio dell’umanità.
Sì, davvero. Sono patrimonio dell’umanità.