La capacità di discutere
Sfogliando il vecchio blog, che vedo ancora frequentato, anche se non lo aggiorno più da tempo, ho trovato questo vecchio articolo. Risale al 2011, quando Al tavolo di Amalia era una rubrica settimanale per Il Golfo, il quotidiano di Ischia e Procida.
Da allora sono trascorsi tanti anni, eppure ricordo bene il momento in cui lo scrissi. Ero molto amareggiata per alcune situazioni che si erano verificate. Con il tempo quel tipo di situazioni è diventato normale quotidianità. Non siamo più capaci di discutere, sentiamo quasi la necessità di insultare. Ma perché?
La democrazia? E’ l’arte di ascoltare
Il Golfo, 11 aprile 2011
(…) Non trovo nessuno al nostro tavolo. Ordino comunque il caffè e mi siedo di fronte al Castello per godermi i miei dieci minuti di allegria. So che presto qualcuno arriverà per scambiare le fatidiche chiacchiere mattutine. La mia attesa non sarà lunga, ne sono certa.
E intanto mi immergo nella consueta posizione di ascolto e di osservazione, quella che ha consentito al nostro tavolo di diventare persino famoso. Eh già .. voi magari non lo immaginate, amici lettori, ma il tavolo da cui scaturisce questa rubrica settimanale che voleva essere solo simpatica, comincia ad essere perfino al centro di accese discussioni. Vi assicuro però che le amiche che lo frequentano neanche sospettano di tanta improvvisa notorietà. In ogni caso non sembrano preoccuparsene più di tanto. Quella genuina spontaneità che da sempre caratterizza questa nostra esperienza, rimarrà intatta.
L’ho detto più volte, eppure voglio ripetermi. Noi facciamo qualcosa di banale, un qualcosa però che oggi è semplicemente rivoluzionario. Ci sediamo a un tavolo e parliamo guardandoci in faccia. Discutiamo a volte anche in maniera animata. Nessuno di noi ha paura di confrontarsi. Nessuno di noi vuole prendere il sopravvento.
Ci piace metterci in discussione, ascoltare l’opinione dell’altro. E l’opinione dell’altro non offende. Mai! Anzi costituisce un momento di arricchimento.
Pensate un po’! Anna, che ultimamente si fa viva solo di rado, tempo fa mi diceva qualcosa che mi ha fatto molto riflettere: “Tu sei molto cambiata da quando frequenti noi. Una volta eri più chiusa e arrabbiata tanto da risultare persino antipatica”.
Vi confesso che sulle prime l’osservazione della mia amica mi ha punto come la capocchia di uno spillo che si conficca nella pelle. Ma poi, sia pure a fatica, ho capito che aveva ragione. Per tutti noi quella del tavolo è stata, ed è, un’esperienza importante. Ha favorito l’apertura verso l’altro, il confronto, lo scambio di idee. Soprattutto, questa innocua tazzina di caffè ci ha aiutato a comprendere quanto sia importante osservare e ascoltare, prima di esprimere un’opinione. In tutte le nostre conversazioni, in quelle serie e animate come in quelle ironiche e scherzose, sappiamo che l’altro può sempre aver ragione, anche se sulle prime le sue considerazioni possono pungerci o persino farci arrabbiare.
Perdonate se per una volta sforo in un argomento in apparenza lontano dalla quotidianità. Forse è proprio questo il senso della democrazia. Già… democrazia. Una parola strana, il cui significato può sembrare scontato e invece è sempre più ostico e complesso. Troppo spesso le persone che la pensano in maniera diversa, che propongono tesi diverse dalle nostre, sono definite con ogni appellativo: cretine, stupide, ignoranti. Il motivo, forse, è che temiamo in qualche modo che chi propone un’idea o un’argomentazione diversa dalla nostra possa metterci in pericolo. Chissà, magari siamo tutti vittime di quella patologia grave e diffusa che affligge i nostri tempi: il protagonismo. Ed è una malattia che ci fa perdere il senso e il gusto delle cose. Anche nelle discussioni più banali, vogliamo per forza imporci.
Siamo talmente convinti delle nostre ragioni che ci dimostriamo sordi alle motivazioni degli altri. E quel che è peggio è che tentiamo di screditare con ogni mezzo chi propone un’altra tesi. Quando in televisione o sui giornali, si sente parlare del fango che a volte si getta su chi manifesta dissenso, su chi non vuole accettare quanto proposto dalla maggioranza, l’argomento ci sembra distante. Pensiamo che questi sistemi si adoperino semmai per temi grandi e lontani, che magari celano forti interessi economici e politici se non addirittura disegni criminosi. E invece poi scopriamo che sistemi del genere si adoperano pure nella nostra più banale quotidianità.
Perdonate la presunzione, ma io credo che un tavolo, sia pure semplice e allegro come il nostro, sia anche un modo per rieducarci all’arte di ascoltare, quella che è alla base di una democrazia. E chissà che ricominciando ad ascoltare, non ci venga voglia anche di riprendere a parlare e a comunicare nella maniera più giusta e corretta, senza mai offendere l’altro e tanto meno sentirci offesi dalle sue opinioni.
Si è fatto tardi, la mia attesa si è prolungata. Ma io continuo ad aspettare con fiducia. Sono sicura che prima o poi qualcuno si farà vivo. E sarò ben lieta di offrire il caffè. Beh … per una volta mi sono lasciata andare ad un ermetico filosofare. Per chiacchiere e caffè in allegria, vi do appuntamento alla prossima settimana.
Sono Laura Mattera Iacono. Traduco dal tedesco, racconto Ischia su questo blog e scrivo contenuti per i vostri siti web.
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Osservare e ascoltare.
Importantissimo.
Grazie per aver riproposto queste riflessioni sulla discussione, hai ragione: sono più attuali che mai.
Vero? Sono convinta che oggi più che mai sia importante ripartire dall’ascolto per poter ricominciare a comunicare