Un artista di Fontana: Nicola Gioba
Ogni volta che entro nella casa di una persona di Fontana, ai piedi dell’Epomeo, riscopro quel senso antico di ospitalità che qui a valle sembriamo aver smarrito.
E puntualmente è successo ancora, quando domenica scorsa ho fatto visita a Nicola Gioba, un artista molto particolare di cui spesso avevo ammirato le originali opere in pietra.
Non appena entriamo, ci accoglie la moglie, la signora Fernanda, con un bel vassoio di dolci alle mandorle appena sfornati. “Prendete, poi magari ve ne portate qualcuno a casa”. Inutile dire che i dolci erano leggeri e squisiti.
Nicola Gioba abita con la famiglia a Fontana, lungo il sentiero che conduce all’Epomeo. Sotto casa sua, un’antica cantina ben conservata funge da spazio espositivo per le sue opere, grandi e piccole. Entrando, l’occhio rimane colpito innanzitutto dai dettagli. Il portone in legno sembra antico, in realtà è stato lui a realizzarlo. In effetti, come vedremo, Nicola non lavora solo la pietra.
Alle pareti fanno bella mostra di sé i piennoli di pomodori. Su un lato un vecchio cancello di ferro che stava per finire in discarica, è stato recuperato, così come alcuni pannelli di legno che fungono da porte.
“Questa è una cantina molto antica – ci spiega Nicola – io mi sono dato da fare per riportarla in buone condizioni”.
Il lavoro ha dato i suoi frutti: la cantina sembra proprio la cornice giusta per le sue opere. Ce ne sono di tutte le dimensioni, in pietra e in legno. Ma la pietra, proprio come il legno, non è tutta uguale
“A Ischia abbiamo una diversità di pietra incredibile. Questo ad esempio – e indica un’opera proprio all’ingresso – è di un tufo verde tipico di Forio e di Panza. Tende po’ al verde, è più morbida da lavorare, anche se più sensibile alle intemperie. L’altra invece – e indica un’altra opera – è in tufo tipico dell’Epomeo. È più dura e di colore più chiaro”.
E abbiamo anche diversi lavori in legno.
Una quercia – e forse non è un caso – si è trasformata nelle mani di Nicola in una splendida idea di vita.
Un’altra opera in pino raffigura invece la capacità e la forza di guardare lontano.
Certo ci sono lavori che sono più cari a Nicola. È il caso del Tifeo, un’opera realizzata dopo il terremoto del 2017. Tifeo si solleva … “La pietra assomiglia alla nostra breccia, in realtà è un peperino, tipico della zona di Viterbo”.
Tra le opere più imponenti abbiamo un donna matura con una cesta e un’altra donna, giovane, impegnata nella pigiatura dell’uva. “Mi hanno fatto notare che le donne non pigiavano l’uva. Ma a me dava l’idea della bellezza. Bella come l’arte di pigiare l’uva”, ci spiega Nicola.
Da quanto mi consta, secondo la cultura contadina solo alle donne mestruate era impedito di effettuare qualsiasi tipo di lavoro nella terra. Dunque non è escluso che una donna pigiasse l’uva.
Le sorprese non sono finite. Una scultura in rosa cattura l’attenzione. “È in pietra proveniente dell’Iran. Me ne fece dono Eleonora Sachs”.
Guardandomi intorno, noto che la cantina conserva intatti diversi strumenti tipici dell’agricoltura di una volta. Una macina fa bella mostra di sé: “Funziona ancora bene” spiega Nicola azionandola.
Serviva per macinare il grano, ma anche per lavorare il sale marino che una volta affinato diventava un elemento prezioso per conservare gli alimenti.
Ma non finisce qui. Nicola ci mostra il suo angolo di lavoro. È in un cantuccio all’interno di un orto ben tenuto, a picco sul mare. Qui un artista trova la giusta ispirazione.
“Lavorare a mano è dura, ma dà anche belle soddisfazioni. La macchina certo è più veloce, ma quando lavori a mano hai il tempo di pensare, di cambiare idea”. Proprio come quando si scrive: fino all’ultimo tocco puoi sempre tornare indietro.
“Io ho cominciato da ragazzo nell’edilizia, in particolare rifinendo camini. Ancora oggi oltre alla scultura vera e propria mi occupo di rifiniture di portoni, di camini, di muri”.
Infatti Nicola è sempre molto impegnato. Per visitare la sua mostra bisogna prendere appuntamento per un girono festivo. Davvero vale la pena visitarla.
L’ultima sorpresa prima di andar via. Lasciando la cantina, Nicola aveva staccato un piennolo di pomodori dalla parete. “Questo è per voi”. I pomodori hanno un aspetto strepitoso. Ma sopratutto è meraviglioso il gesto. Secondo un’antica tradizione che qui è perfettamente conservata, non si lascia andar via un ospite a mani vuote.
Un grazie di cuore a Nicola e Fernanda.
Altre foto profili social
Sono Laura Mattera Iacono. Traduco dal tedesco in ambito giuridico e scrivo in italiano per il web. Su questo blog racconto Ischia tra chiacchiere e caffè. Scrivo contenuti per il web per aziende turistiche di Ischia, Procida, Capri e Napoli
Per info ⇒ Contatti















Lascia un Commento
Vuoi partecipare alla discussione?Sentitevi liberi di contribuire!