Io, figlia di un medico H24
Il dottore
Correva sempre. Correva di giorno, di notte. Correva di domenica, a Pasqua, a Natale. Non c’era pausa. Il telefono di casa era un assillo. Non esistevano altri mezzi allora. A squillare era solo il telefono di casa, quello che oggi si chiama il fisso. Quando Lui non era in ambulatorio, lo squillo era continuo. 1,2,3,4,5 volte … e alla 10° telefonata qualcuno dall’altra parte del filo urlava: “Sono la persona che ha telefonato prima … insomma, quante volte devo chiamare per avere il dottore!”
Noi che in casa ci affannavamo al telefono, spesso perdevamo la pazienza. Ma dovevamo capire. Era Lui stesso a spiegare: “Quando stai male, il medico è l’unica persona che può aiutarti”. E Lui correva. Correva anche quando stavo male io. Se avevo mal di pancia, Lui correva subito da me. Anche per me, da bambina, Lui è stato il dottore. E anche con me, era un medico dolcissimo. Se doveva farmi una puntura, mi prendeva la mano, mi accarezzava con dolcezza e mi diceva: “Andiamo, è una sciocchezza“. Ma a me la paura non passava. E anche oggi, con qualche filo di capelli bianchi, quella paura del dottore mi è rimasta dentro.
Lui non aveva tempo per giocare o parlare con me quando ero piccola. Abbiamo parlato tanto solo quando Lui, ormai vecchio e quasi immobile, si sedeva su quella Sua poltrona e mi aspettava per parlare e raccontare. Io lo ascoltavo con piacere, anche se da adulti le parole non hanno più lo stesso sapore e la stessa gioia di quando sei bambino. Mi ha raccontato tanto della Sua vita di giovane medico che correva e curava tutto il possibile. I medici erano così allora. Mi raccontava della disperazione e della miseria di un tempo. E quei racconti sono oggi per me qualcosa da custodire con gioia e gelosia. Sono la Sua eredità più bella.
Una volta mi raccontò quasi con le lacrime agli occhi di un giovane padre che gli aveva confessato: “Dotto’, ‘a morte ci ha aiutato!”. In un’Ischia e un’Italia di altri tempi, i bambini morivano facilmente e comunque le famiglie con tanti figli non riuscivano ad andare avanti. Oggi non è più così. Crisi o non crisi, avremmo la possibilità di disporre di un’organizzazione sanitaria più umana, per pazienti e medici. Sarà per questi miei ricordi che oggi quando sento parlare di “medici H 24” salto dalla sedia e mi viene il magone. Certo, i medici possono associarsi e fare i turni … però, scusatemi, io non auguro a nessuno di avere un padre o una madre “medico h 24”.
Oggi voglio ricordarlo così, con quella mia voglia mai sopita di viverlo non come il dottore , ma semplicemente come mio padre. Perdonatemi


Sono Laura Mattera Iacono. Traduco dal tedesco e scrivo in italiano per il web.








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