La salumeria di Giuseppe e Failina
Ieri, 3 marzo 2026, Giuseppe ha raggiunto lassù la sua Failina.
Mi piace immaginarli lassù a far riassaporare agli Angeli i sapori e i profumi delle nostre botteghe di una volta.
Vi ripropongo l’articolo che scrissi tempo fa, quando ci lasciò Failina.
Alla famiglia, in particolare alle figlie Luciana e Annamaria, l’abbraccio del Tavolo
Le botteghe di Ischia costituiscono un capitolo importante nella nostra storia.
Sono un punto d’incontro e di riferimento per un quartiere. I titolari conoscono bene il territorio, entrano in relazione con la gente, sanno come accontentare un cliente e riescono perfino ad anticiparne le esigenze.
Qui vi racconto la Salumeria di Giuseppe e Failina in un articolo che scrissi anni fa, quando purtroppo Failina ci lasciò.
Certo oggi le situazioni sono cambiate, la concorrenza di supermercati e grandi centri di distribuzione è spietata, senza contare che il periodo storico, in cui viviamo, è terribile.
E tuttavia non possiamo dimenticare che ogni epoca ha avuto le sue problematiche. Molte delle botteghe che oggi rischiano di scomparire, si erano affermate negli ’60 e ’70 al prezzo di duri sacrifici da parte dei titolari.
Oggi è possibile ipotizzare che le botteghe resistano?
Una tipica salumeria ischitana
16 agosto 2017
Una volta le Salumerie a Ischia erano botteghe piccole e accoglienti. I salumi, il buon formaggio, il pane caldo appena sfornato, emanavano un profumo che stuzzicava l’appetito fin dal primo mattino. I clienti, residenti e villeggianti, erano sempre gli stessi e la bottega in alcune ore del giorno si trasformava in un allegro punto d’incontro.
Da giovane ho avuto la fortuna di frequentare una di queste botteghe. Era la Salumeria che Giuseppe gestiva con sua moglie Failina. Lui, sempre pronto alla battuta, era addetto al taglio di salumi e formaggi. Lei, sempre sorridente, si occupava della cassa e della consegna del pane. Soprattutto era sempre pronta a smorzare con il sorriso qualche piccola polemica che nasceva tra i clienti. Capitava infatti che all’ora di punta, intorno alle 10:30, qualcuna delle donne in fila si distogliesse dalle chiacchiere e risate per lamentarsi dell’attesa: “Jamm’ Giuse’ fa’ ambress’, ch’aggia mett’ a’ cucinà’”. Eh sì, la cucina all’epoca era opera di pazienza che cominciava abbastanza presto. Ed ecco che subito Failina interveniva: “Jamm’ nu poc’ e’ pacienza”.
Failina aveva anche un’altra capacità: riusciva a capire tutto quello che le chiedevano le clienti, soprattutto quelle più anziane che talvolta si esprimevano in un linguaggio tutto loro. E ho potuto sperimentarlo di persona. Quando toccava a me andare a fare la spesa, mi capitava di avere difficoltà a capire quali fossero le richieste di mia nonna, la mitica Donna Luisella. Una volta la nonna mi chiese di comprarle i biscotti “Orsana”. “Che biscotti sono? – obiettai – non li ho mai sentiti”. E mia nonna spazientita: “Non ti preoccupare, tu parla cu’ Failina, lei capisce”. E infatti in Salumeria Failina capì subito: “Non ti preoccupare Laura, sono questi” e ridendo mi indicò i biscotti di una nota marca il cui nome solo vagamente si avvicinava a “Orsana“.
E non finisce qui, perché la nonna aveva tutta una serie di richieste che a me risultavano incomprensibili: il pane con il cozzetto attorcigliato era un altro dei suoi miti. E sempre la nonna mi raccomandava: “Parla cu’ Failina, chell’ è brava, capisce. Non parlare cu’ Giuseppe, chill’ è nu’ caperrone”. A questo punto, amici lettori, dovrete scusarmi, perché tradurre la parola “caperrone” è davvero difficile. Si intende una persona che ha la testa dura e non ha voglia di ascoltarti. Ma la paziente Failina riusciva sempre ad interpretare le richieste della nonna.
Quando Donna Luisella ci lasciò, Failina venne a darle l’estremo saluto. E con il sorriso sulle labbra e le lacrime agli occhi, mi disse: “Laura, sono venuta io a salutare la nonna. Giuseppe è meglio che rimane a casa. Altrimenti la nonna pure da morta l’avrebbe cacciato fuori. Chill’è caperrone‘”
All’inizio degli anni ’90, Giuseppe e Failina cedettero la loro Salumeria. Dopo tanti anni di sacrifici volevano godersi la famiglia e la tranquillità E d’altra parte i tempi stavano cambiando. Le Salumerie, seppur piccole, dovevano rimodernarsi per trasformarsi in Mini-market, dove tutto o quasi è a portata di mano. Non c’era più tempo per le chiacchiere e risate.
Qualche volta incontravo Failina per strada, ma ultimamente non l’avevo più vista. Ieri ho saputo della sua scomparsa. La tristezza si è mitigata solo al pensiero che forse dall’altra parte Donna Luisella la starà aspettando con un pacco di biscotti “Orsana“. Buon viaggio Failina. Il tuo sorriso mi mancherà.
Si qui l’articolo di qualche anno fa.
Vi chiedevo all’inizio: c’è ancora spazio per questo tipo di botteghe? Affido la risposta agli esperti, anche perché i problemi sono davvero tanti. Ma lasciatemi dire la mia: io credo proprio di sì. Certo bisogna aggiornarsi, stare al passo con i tempi. Però forse è anche necessario recuperare un modo di fare antico.
Che ne pensate?
Nota: la foto di copertina aveva generato qualche malinteso e ho voluto sostituirla. La foto infatti si riferiva non alla Salumeria Cuomo di Giuseppe e Failina, ma a una bottega che da anni non è più in attività.
Era solo un’immagine simbolo delle attività che purtroppo chiudono. Ma siccome in tanti si fermano alle foto e non leggono il testo, ecco che si creano fastidiosi malintesi,


Sono Laura Mattera Iacono. Traduco dal tedesco in ambito giuridico e scrivo in italiano per il web.








Sono contenta che tu abbia ri-condiviso questo articolo, che altrimenti mi sarei persa.
Trovo meraviglioso il racconto del tuo ricordo e sappi che ora i biscotti Orsana sono entrati nel mio immaginario come qualcosa di speciale e buono.
Grazie Claudia. I tuoi commenti sono sempre belli e ricchi.
Spero che si possa comprendere anche il messaggio. Il mondo cambia, è vero. Alcune cose però potrebbero essere tutelate con un po’ di buon senso e un pizzico di umiltà
Hai proprio ragione!
Mi fa piacere che sei d’accordo!
Dove vado in campagna, al paese di mio papà, Emilia, ci sono ancora botteghe così, dove ti salutano, ti riconoscono, ti chiedono della famiglia (cose dell’altro mondo, a Milano!), dove a volte mi hanno detto “no, non prenderlo quello, torna domattina ….” con sguardo eloquente. Qui, nemmeno dove ti spiumano, stabiliscono un rapporto cordiale
Grande testimonianza! Grazie