La sfogliatella di Pintauro
Capita di questi tempi che Teresa e Anna mi aspettino invano per il caffè a Ischia Ponte. Devo andare dal dentista per una serie di cure. Ogni volta è la stessa storia. Mi manca l’aria, sento le gambe tremare, ho voglia di scappare. Così sono costretta, pur non essendo credente, a raccomandare l’anima a un Santo Protettore e a provare di farmi forza.
Ma quando mi accomodo su quella maledetta poltrona, la paura non passa e così ripenso a un aneddoto che mio padre mi raccontava quando ero bambina.
Una bella mattina di tanto tempo fa, un vecchio ischitano andò a Napoli e camminando lungo via Toledo, si fermò a pochi passi dalla Galleria Umberto I, davanti alla vetrina della mitica pasticceria Pintauro, famosa per le gustosissime sfogliatelle.
Il vecchio aveva l’aspetto tipico dell’uomo di campagna. Sembrava smarrito e sprovveduto tra la gente che affollava una delle strade principali di Napoli. Ma soprattutto un particolare attirò l’attenzione di alcuni passanti. I suoi occhi puntati sulla vetrina di Pintauro raccontavano tutto. Le frolle, le ricce, le santa rosa gli facevano venire l’acquolina in bocca.
Alcuni giovani ben vestiti che passavano di là, vedendo la scena, pensarono di poter divertirsi. “Uè – chiesero al vecchio – quante te ne mangeresti?” Il vecchio rispose senza esitare: “30!”. I giovani scoppiarono in una fragorosa risata. Uno di loro però gli fece una proposta: “Bene, paghiamo noi, entra e accomodati. Ma se non ce la fai, che cosa metti nel piatto?“. La risposta del vecchio non si fece attendere: “Se non ce la faccio, mi tirate questa mola” e indicò un molare nella sua bocca. “Che cosa? – gli chiese uno dei giovani – ti faresti tirare un dente?“. Sicuro il vecchio: ”Certo!”. I giovani, convinti di avere il divertimento assicurato, lo invitarono a entrare nel locale: “Jamme, facce vede’‘”.
Il vecchio entrò, si fece servire le sfogliate su un bel vassoio e iniziò piano piano a gustare il suo dolcissimo pasto. Una dopo l’altra, le sfogliate diminuivano, il vassoio si svuotava e i giovani cominciavano a temere di perdere la scommessa. Ma ecco che alla 29° sfogliata il vecchio si fermò. “Basta, non ce la faccio più”.
“Ma come – incalzavano i giovani allibiti – te ne manca solo una“. Non ci fu verso, il vecchio sembrava proprio satollo. E così i giovani. dopo aver pagato il conto, si procurarono una pinza, la disinfettarono alla meno peggio e … cavarono il dente.
A questo punto la reazione del vecchio fu incredibile.
“Uaggliu’ vi devo dire grazie assaje. Io ero venuto a Napoli con la pancia vuota e la tasca piena di soldi. Dovevo andare da un dentista per farmi tirare la mola. Ora grazie a voi, me ne torno a casa con con la tasca ancora piena con quei soldi che avevo risparmiato con tanta fatica e soprattutto con la pancia piena piena. Meglio di così, non mi poteva andare”.
Fin qui la storia. Non so se sia vera, ma credo sia plausibile.
Mentre sulla poltrona del dentista salto al semplice pizzico di una puntura, mi chiedo: ma perché oggi abbiamo cancellato l’idea del dolore? Perché non sopportiamo più un minimo di sofferenza?
Siamo abituati alla comodità? Non abbiamo più la fame del vecchio contadino? O forse è perché abbiamo smesso di ascoltare i racconti dei nostri vecchi?
Uhm … mi ci vuole un buon caffè. E pure una sfogliatella!
Sono Laura Mattera Iacono. Traduco dal tedesco in ambito giuridico e scrivo in italiano per il web. Su questo blog racconto Ischia tra chiacchiere e caffè. Scrivo contenuti per il web per aziende turistiche di Ischia, Procida, Capri e Napoli
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Eh, come ti capisco! Anch’io non vorrei mai andare dal dentista, in generale da qualunque medico ma dal dentista in particolare perché l’ansia la fa sempre da padrone, ma mi sa che ci tocca stringere ogni volta i denti e farlo.
Ho apprezzato ad ogni modo il racconto, degno di tutta la fantastica letteratura dei racconti popolari che in genere nascondono sempre un fondo di verità e di saggezza. E poi quelle sfogliatelle e dolci tipici napoletani (manca però “sua eminenza”: la vostra buonissima pastiera!) m’hanno fatto venire più di un’acquolina in bocca anche se ho già pranzato!
Anche tu paura dei medici? Quanto ti capisco. A me la cosa è patologica.
Sono d’accordo: questi racconti antichi hanno sempre un fondo di verità. Grazie per averlo apprezzato.
La pastiera? Manca, hai ragione. Ma la sfogliatella si mangia sempre, la pastiera solo a Pasqua.
Quali sono invece i dolci della tua zona?
Il caffè te lo offrirei io più che volentieri!
Ora come stai?
L’aneddoto di tuo padre è davvero molto bello. In effetti è bello anche il pensiero di una sorta di dolce ricompensa dopo qualcosa di brutto.
L’anziano se l’è presa prima 🙂 😉
Ora meglio, grazie, Claudia.
Sì, concordo sulla dolce ricompensa. Ma l’anziano è stato davvero grande!
Io ti aspetto sempre a Ischia
Una sfogliatella rimedio di tutti i mali … forse tutti tutti no, ma aiuta. Grazie, bella storia, mi ha rallegrata
Grazie sempre a te!