Ischia e le sue terme/fine
Ecco la parte finale dell’articolo di mio padre.
Abbiate la pazienza di leggerlo fino in fondo e troverete una bella sorpresa. Certo, la parte centrale è un tantino tecnica, ma testimonia l’accuratezza nella gestione di fanghi, bagni, inalazioni e cure inalanti e ginecologiche.
Oggi si procede con altrettanta attenzione? Non lo so, ditemelo voi
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Le prime parti dell’articolo.
Nella foto di copertina atti di convegni e studi sulle acque termali di Ischia
Il fango termale
Il trattamento più classico
di Agostino Mattera Iacono
da Ischia e le sue Terme
Il Golfo 25 aprile 2010
Tra le cure termali il trattamento più classico è il fango. Affinché il fango abbia qualità terapeutica sono necessari alcuni presupposti.
È innanzitutto importante la scelta della migliore argilla, così come consigliato da Malcovati. L’argilla viene poi collocata in apposite vasche in cemento (fangaie di maturazione) e trattata con acqua termale a circolazione continua, per 12 ore con acqua a temperatura indifferente e per altre 12 ore con acqua a temperatura non inferiore a 60 gradi, al fine di impedire lo sviluppo di flora batterica putrefattiva.
Dopo 12-18 mesi di tale trattamento il fango può considerarsi maturo e adatto all’uso terapeutico e trasferito nelle fangaie di pronto uso presso uno stabilimento termale. Il fango già usato, recuperato dal corpo del paziente, deve essere poi trasferito sotto una tettoia, dove perde acqua, diventa solido, si polverizza e può poi essere rimesso a maturare, con l’aggiunta di nuova argilla, per i successivi cicli di maturazione.
All’applicazione, la temperatura del fango, deve essere quanto più calda è possibile, generalmente tra i 45 e i 50 gradi.
Da questo punto di vista è fondamentale la valutazione del medico prescrittore, che giudica tenendo conto delle condizioni cardio-circolatorie del paziente. Ma altrettanto importante è la professionalità del fanghino. Una pelle sottilissima, che non ha mai visto sole, impone molta prudenza, magari nelle prime applicazioni. Comunque, secondo lo studioso Comel, il paziente deve mostrare i segni della “scottatura sub liminale” o della “pelle leopardata” cioè chiazze di rosso alternata a cute normale. Ciò deve creare la massima dilatazione dei capillari e l’attivazione del metabolismo.
Dopo il fango deve seguire il bagno termale con il quale il paziente arricchisce ulteriormente il suo mantello salino e pratica una inavvertita cura inalante, cioè inala gli elementi attivi dell’acqua termale liberatisi nel deflusso dell’acqua termale dal rubinetto durante il riempimento della vasca.
È stato dimostrato che il trattamento curativo continua anche dopo aver completato il trattamento in cabina purché venga rispettato il mantello salino che si forma sul corpo del paziente evitando qualsiasi bagno o doccia dopo il trattamento in cabina per almeno sei ore.
Le cure inalanti
Per le alte vie respiratorie
Le inalazioni sono trattamenti termali adatti per la cura di patologie delle alte vie respiratorie. Per le rino-faringo-tracheiti croniche si suggerisce l’inalazione a getto diretto: due litri circa di acqua termale per circa trenta minuti.
Gli aerosol sono invece adatte nella cura di patologie delle basse vie respiratorie, come broncopatie croniche. Somministrazione: 2 cc di acqua termale aerosolizzata per circa trenta minuti.
In generale le cure inalanti, utili nelle faringo tracheiti croniche, sono importanti per aumentare la superficie di assorbimento di preziosi ioni presenti nell’acqua termale,
In presenza di riacutizzazioni, sarà il medico a decidere se interrompere il trattamento e per quanto tempo.
Possibilmente evitare trattamenti con cortisonici che impedirebbero il ripristino di una mucosa ben funzionante.
Le cure ginecologiche
Anche i medici sbagliano
Le Terme della Regina Isabella hanno preso il nome della sposa di Francesco I di Borbone la quale, dopo un soggiorno termale a Lacco Ameno, ebbe la sospirata gravidanza donando alla corona l’erede tanto desiderato. A tale proposito voglio raccontarvi un episodio che ho vissuto alle Terme di Lacco Ameno.
Durante una mattinata abbastanza tranquilla, notai dal mio studio una signora che aspettava nervosamente il Prof. Martella, aiuto della clinica ostetrica dell’Università di Napoli e nostro consulente ginecologo.
Al suo arrivo alle Terme, il prof. Mortella sottopose la paziente ad una visita accurata. Poi, anche in base agli accertamenti esibiti, sentenziò: “Il Suo è un caso di sterilità senza speranze”. Pertanto sconsigliò alla signora qualsiasi trattamento perché, a suo parere, non esisteva alcuna possibilità di successo.
Dal mio canto, confortai la paziente consigliandole comunque di praticare i consueti trattamenti: fanghi addomino-pelvici, bagni, irrigazioni e aerosol ginecologici.
Circa un anno dopo, la signora ritornò alle nostre Terme. Aveva in braccio un bel bambino di pochi mesi… che non mancò di esibire al nostro ginecologo.
Sono Laura Mattera Iacono. Traduco dal tedesco in ambito giuridico e scrivo in italiano per il web. Su questo blog racconto Ischia tra chiacchiere e caffè. Scrivo contenuti per il web per aziende turistiche di Ischia, Procida, Capri e Napoli
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