Una napoletana d’adozione racconta
Si chiama Rita, è di Solopaca, un paese del beneventano famoso per il vino. Siamo grosso modo coetanee. Abbiamo studiato nello stesso periodo all’Orientale di Napoli, lei inglese quadriennale, io tedesco.
Non ricordo come e quando ci siamo incontrate, forse per un lavoro di gruppo a un esame di storia. Lei era già con il suo compagno Bruno, anche lui studente all’Orientale.
Per uno strano scherzo del destino abbiamo poi vissuto insieme gli ultimi anni di studi. Dopo il terremoto dell’80 che scosse Napoli e tutto il Sud, molti appartamenti occupati dagli studenti furono dichiarati inagibili. Così lei venne da me, in un appartamentino in via Marina, una zona che all’epoca non era proprio delle migliori.
Dalla finestra ammiravamo il mare, il porto, la strada piena di traffico che conduce a S. Giovanni. Intorno a noi l’ospedale Loreto Mare e un rudere che oggi sarà stato abbattuto o ristrutturato, poi il Carmine e Porta Nolana che allora erano zone fortemente commerciali. Alle 18:00 tutti i negozi erano chiusi.
Trascorrevamo le giornate all’Università e le serate in casa. Avevamo tempo per parlare e scherzare.
Dopo la laurea arrivò quella mia folle proposta: fondiamo un Centro Traduzioni? Mi piaceva l’idea di rimanere insieme, di concretizzare nel lavoro quella nostra meravigliosa esperienza di studio.
Proviamoci, mi risposero lei ed altri. E così nacque il Centro Traduzioni Le Copain. Che però a Napoli ebbe vita breve. Avevamo avuto diversi riscontri, ma le difficoltà erano tante, per lei ed altri l’esigenza principale era quella di guadagnare presto.
E così, con mio grande rammarico, le nostre strade si divisero. Lei ha sposato Bruno, ha intrapreso la vita da insegnante e si è stabilita a Napoli, dove tuttora vive felicemente.
Rita dunque è una testimone importante del cambiamento della città. Nel tempo ci siamo perse, per poi ritrovarci, perderci ancora e poi ritrovarci. Dopo la passeggiata a Napoli tra Artemisia e i quartieri, le ho telefonato per chiederle una testimonianza.
Abbiamo parlato a distanza, senza neanche vederci. Ma mi è sembrato che fossimo lì, in quell’appartamentino di via Marina, magari in cucina, a ridere e scherzare, come in quei giorni belli.
Da quando noi abbiamo vissuto Napoli, negli anni ’80, la città è cambiata moltissimo.
Ma quando mai abbiamo potuto vivere Napoli da giovani?
esordisce lei, ridendo.
Napoli era una carta sporca o meglio un groviglio di tubi innocenti. La Sanità e i Quartieri Spagnoli erano inaccessibili, altre zone di sera erano deserte. Chiese e Musei erano quasi sempre chiusi.
E Rita ricorda:
Prima di venire da te in via Marina, abitavo con altre studentesse ai Tribunali. Quando tornavamo dall’Università facevamo due passi lì intorno, ma non ci spingevamo oltre
E continua:
Io abito all’inizio della collina dei Miracoli, nei pressi del Museo e di Piazza Cavour. Fino a qualche anno fa, quando di sera tardi, di ritorno da un evento o da un viaggio, prendevamo un taxi, il tassista ci lasciava ai margini del quartiere, non voleva saperne di entrare. Oggi è tutto diverso. I taxi e la gente vanno e vengono.
Anche lì ci sono attività commerciali, B&B, bar.
Molti però sostengono che il centro storico sia diventato invivibile
Io lo preferisco oggi. Il problema si pone solo in alcune piazze, quelle che sono i ritrovi dei giovani, come Piazza Bellini e in parte piazza del Gesù.
Per i giovani la movida è continua. E lì probabilmente è impossibile dormire.
Ma noi qui dormiamo tranquillamente.
Però il centro storico si svuota, la gente va a vivere altrove. Non c’è il rischio che Napoli perda la sua identità?
Non credo. Il centro si svuota perché molte persone con l’età che avanza, preferiscono spostarsi in luoghi più tranquilli o raggiungere figli o parenti altrove e magari riconvertono l’appartamento in centro come attività commerciale. Questo in fondo porta lavoro.
Sì però l’unica attività è quella mangereccia. C’è chi lamenta che centro e quartieri siano diventati un ristorante a cielo aperto.
La ristorazione è un’attività che rende, a differenza di altre. Ma i locali in strada in fondo mettono allegria, rendono piacevole anche la passeggiata. Poi ci si può sedere e gustare qualcosa. L’identità napoletana si conserva anche nelle piccole cose, nel modo di proporre un prodotto
E aggiunge ridendo:
L’hai notato anche tu con la tua passeggiata ai Quartieri.
Sì è vero, ho colto la napoletanità. Ma continuerà ad essere così?
Io credo che queste cose, frutto di una cultura profonda, rimarranno. Tieni conto conto che tutte queste attività sono a conduzione familiare e quindi l’identità di Napoli rimane intatta. E aggiungo una cosa: io ho viaggiato molto in Europa e ti posso dire che un posto più bello di Napoli, non l’ho ancora visitato
E alla fine mi suggerisce una passeggiata:
Vieni più spesso a Napoli. Ci sono tante belle proposte di passeggiate con itinerari artistici, per Chiese e Musei. Napoli sotterranea è molto suggestiva. La stessa metropolitana è bellissima. Ma se preferisci un itinerario libero, ti consiglio di raggiungere la Certosa di S.Martino con un mezzo pubblico. Da lì vedrai un panorama meraviglioso. Poi scendi a piedi giù per la scala, rimarrai incantata dalla cura e della pulizia. Arriverai ai Quartieri Spagnoli e puoi giungere fino alla Pignasecca.
Seguirò il consiglio, di sicuro.
In effetti negli anni ’80 la bellezza di Napoli era nascosta, noi non abbiamo potuto viverla. Solo un interrogativo mi pongo. Esistevano piccole attività che soffocavano nella totale disorganizzazione. Penso ad esempio ai restauratori e ai corniciai di via Costantinopoli o ai negozi di strumenti musicali di S. Pietro a Majella. Che fine hanno fatto o che fine faranno? Saranno valorizzate e tutelate, o saranno inghiottite dai tavolini di bar e locali?
Io spero davvero che Napoli possa avere un destino diverso da Ischia e da altre località che con il turismo hanno guadagnato soldi e perso tanto in autenticità.
Se in tutto il mondo i centri storici sono travolti dalla movida, ci sono tuttavia tante cose – piccole cose – che forse facciamo ancora in tempo a tutelare.
Saluto Rita e le do appuntamento a Napoli e a Ischia. Il nostro tavolo l’aspetta.
Sono Laura Mattera Iacono. Traduco dal tedesco in ambito giuridico e scrivo in italiano per il web. Su questo blog racconto Ischia tra chiacchiere e caffè. Scrivo contenuti per il web per aziende turistiche di Ischia, Procida, Capri e Napoli
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Sono stata recentemente per qualche giorno a Napoli, ospite di amici (e avrei tanto voluto venire a Ischia …) e ho avuto modo si gustarne la bellezza, l’atmosfera, la cucina, e soprattutto, soprattutto, la grande classe e generosità dei napoletani, sempre pronti a darti una mano, senza essere invasivi, sempre cordiali e sorridenti, anche quando si lamentano, sempre accoglienti come da nessun’altra parte mai (sì, forse in Sicilia). Ma che ci stiamo a fare al nord?
Sei venuta a Napoli? A saperlo ci saremmo potute incontrare. Però capisco: quando si è a Napoli per pochi giorni, ci sono tante cose da fare.
Diciamo che sia al Sud che al Nord ci sono aspetti positivi. Basta saperli apprezzare e non mettersi in competizione.
Un abbraccio
Un’amiciza stupenda la vostra che ci permette di vedere la metamorfosi di Napoli attraverso i vostri occhi.
Sì, un’amica stupenda. E ti confesso che parlarle mi ha provocato grande emozione e tanta, ma tanta nostalgia