Un Ceppo Matto a Buonopane
Barano d’Ischia. Dopo la ‘ndrezzata, la visita a un’antica cantina di Buonopane che oggi è la bottega di Raffaele Di Costanzo, per tutti il Ceppo Matto. Tronchi restituiti dal mare o vecchie radici di alberi seccati qui tornano a vivere.
Di Raffaele Di Costanzo avevo sentito parlare più volte. Le sue opere, ricavate da pezzi di legno destinati ai rifiuti, avevano attirato la mia attenzione. Ne avevo ammirato alcune alle mostre ischitane di artisti locali. Anche il suo nome d’arte, Ceppo Matto, mi aveva incuriosito. Così avevo deciso di fargli visita.
Sapevo che risiede a Buonopane e che ogni volta, dopo la ‘ndrezzata o qualche festa in piazza, si rende disponibile per un tour guidato alla sua bottega. Lo scorso lunedì in albis non mi sono lasciata sfuggire l’occasione. Incontrarlo non è stato difficile: lui stesso fa parte del gruppo che dà vita alla danza folkloristica.
Alla fine dello spettacolo Raffaele è ben lieto di condurre il nostro piccolo gruppo a visitare la sua mostra permanente . Ci dirigiamo così verso il cellaio sotto casa sua, a pochi passi dalla piazza del paese.
Raffaele indossa ancora gli abiti della danza e mentre percorriamo la strada gli chiedo:
Perché la ‘ndrezzata racconta del mare? I personaggi indossano abiti da pescatori, il caporale quando sale sulle spalle dei danzatori racconta nella predica le sue avventure da marinaio. Eppure la ‘ndrezzata è tipica di Buonopane, un borgo con tradizione contadina.
La risposta del Ceppo Matto è molto chiara
“A Ischia mare e terra si toccano. Agricoltura e pesca non sono molto distanti. Un tempo pescatori e contadini si scambiavano i loro prodotti. Il cala cala era un momento di scambio molto frequente. Le donne armate di ceste sulla testa, scendevano giù per i pendii per andare sulla spiaggia a vendere i prodotti della terra alle famiglie dei pescatori o ai turisti.”
Quando Raffaele apre la porta della cantina nella quale custodisce le sue opere, capiamo subito quanto le sue parole siano vere. L’aria di mare si percepisce anche qui, in un tempio contadino.
“Molti dei tronchi sui quali lavoro, arrivano dal mare, li trovo sulle spiagge dopo le mareggiate”
Ci guardiamo intorno esterrefatti. La cantina, o meglio il cellaio, che gli ha lasciato suo padre, ha quel sacro sapore di antico. Sembra quasi di avvertire il profumo del vino.
“Ho lasciato tutto come era”
precisa lui con giusto orgoglio.
L’ambiente, presumibilmente scavato nel tufo come si usava un tempo per ricoverare le botti, è spazioso e diviso in diversi vani.
In ogni spazio è sistemata un’opera, qualcuna più grande, altre più piccole.
Ciascun pezzo ha una sua storia e soprattutto racconta la passione, la voglia di realizzare qualcosa.
Raffaele è il più anziano della ‘ndrezzata. Oggi è in pensione, ha lavorato per anni nella segreteria di una scuola. Fin da ragazzo aveva desiderio di creare.
“Ho cominciato dalla pietra, ma è troppo dura. Così mi sono dedicato al legno”.
Da quando è in pensione può dedicarsi di più alle sue creazioni.
“Il primo lavoro in legno l’ho realizzato 40 anni fa. Rappresenta l’isola di Procida. Non potevo immaginare poi che la nostra dirimpettaia diventasse capitale della cultura”.
È una figura sinuosa e delicata, quella che rappresenta Procida.
Molte delle opere però sono di grandi dimensioni.
All’ingresso un volto molto grande, poi il viso di una donna con un corpo che si allunga verso l’infinito.
“La donna per me è il simbolo della vita che nasce e si proietta nel futuro”
Sul fondo ancora un’immagine femminile che sembra trarre con forza qualcosa. La donna deve avere davvero un ruolo fondamentale nel lavoro e nella vita di Raffaele.
Poi un’opera un po’ curiosa: rappresenta due piedi, uno maschile e l’altro femminile:
“È un modo per dire: comunichiamo. Anche con i piedi, ma comunichiamo”
Ogni lavoro, anzi ogni tronco, ha una sua storia, come ci conferma Raffaele mostrandoci un’opera di grande formato e dalla forma complessa.
“Questo ha una storia particolare. Quando ero ragazzo c’era un albero di arance a Nitrodi. Ci andavo spesso, qualche volta raccoglievo qualche arancia. Poi quell’albero è seccato, così ne ho preso un pezzo e l’ho lavorato”.
E così quell’albero rivive qui, in questa figura che ancora profuma dell’infanzia e della giovinezza di Raffaele.
A questo punto è inevitabile la domanda: ma quanto costano queste opere? Avevo dato per scontato che fossero in vendita. Ma lui comincia a ridere
“Io ho partecipato a diverse mostre a Ischia e anche a Procida. Quando le persone mi hanno chiesto di acquistare qualcuno dei miei lavori, io sono rimasto senza parole. Non ho mai pensato di formulare un prezzo, non saprei neanche da dove cominciare. Ma devo anche confessare una cosa: in fondo mi dispiace separarmi dai miei lavori. Solo una volta ho dovuto cedere alle insistenze di una signora tedesca. Mi rendo conto di sbagliare. Proverò ad informarmi sui prezzi più idonei”.
È incredibile. Raffaele potrebbe guadagnarci tanto, ma non sono i soldi il suo obiettivo.
La sua soddisfazione è condividere con altri la gioia di creare. Parla con entusiasmo di quando gli fanno visita le scolaresche
“Qui non ci sono divieti. I ragazzi possono toccare tutto e così si sentono maggiormente coinvolti “.
E conclude:
“Io recupero pezzi di legno e tolgo il superchio , quello che non serve, e do loro una nuova vita”
Ma perché il Ceppo matto?
“All’iniizio mi avevano dato il nome di Ceppo di-vino, ma forse è meglio così”.
Sì, Ceppo Matto, lo preferisco anche io, per quel tocco di genialità che certo Raffaele possiede.
Sul sito ⇒ Il Ceppo Matto potrete trovare tutte info utili e i contatti per una visita.
Vi è venuta voglia di andarci? Non perdete tempo, allora
Vi assicuro che vale la pena.
Sono Laura Mattera Iacono. Traduco dal tedesco in ambito giuridico e scrivo in italiano per il web. Su questo blog racconto Ischia tra chiacchiere e caffè. Scrivo contenuti per il web per aziende turistiche di Ischia, Procida, Capri e Napoli
Per info ⇒ Contatti












Che meraviglie! Come Michelangelo, lui vede nel legno quello che nasconde. E poi è persona di una semplicità molto rara, quindi ancora più simpatico
Bellissimo commento, Paola
Grazie