Ischia Ponte: passeggiando nella storia
È un articolo di due anni fa che voglio riproporvi perché molto attuale.
Due anni fa nell’ambito di un evento, Enzo Italiano organizzò una passeggiata per Ischia Ponte, per rivelarne i segreti o per raccontare storie e personaggi.
Ecco, per valorizzare Ischia Ponte, bisogna innanzitutto conoscerla. E quanti di noi la conoscono?
Alla fine dell’articolo, troverete le considerazioni che feci allorasu come recuperare le botteghe abbandonate. Aggiungo oggi che in alcuni di quegli spazi si potrebbe perfino avviare un ⇒ coworking, un modo di concepire il lavoro che altrove ha tanto successo ed è anche redditizio.
Attendo le vostre opinioni. Qui di seguito l’articolo ⇓
Una passeggiata con Enzo Italiano ci ha permesso di scoprire Ischia Ponte, i suoi segreti, le sue voci, i suoi personaggi. Il quadro che ne abbiamo ricevuto è quello che nessuna guida turistica e forse nessun libro di storia potrà mai delineare. Ischia Ponte è un luogo nel quale ogni pietra ha una storia umana da raccontare
Ricordate la Legenda di Marevascio? È lo studio della toponomastica popolare che Enzo Italiano, personaggio noto di Ischia Ponte, realizzò qualche tempo fa.
Nei giorni scorsi Enzo Italiano ha portato a passeggio un gruppo di amici proprio alla scoperta di quei luoghi di cui tratta nel suo studio. È una passeggiata talmente bella e appassionante che – ve lo confesso – mi riesce difficile raccontarla. È un viaggio nel nostro passato recente, in quella Ischia Ponte degli anni ’50/60 che aveva come unica risorsa la relazione umana. Il senso di comunità, nel bene e nel male, era la cornice della vita quotidiana. Tutti si conoscevano, tutti sapevano ogni dettaglio della vita dell’altro. Non sempre i risvolti erano i piacevoli.
A dire il vero, era quella una Ischia Ponte trascurata e non molto amata. Le case in alcune zone erano fatiscenti e disponevano di servizi igienici esterni, le strade erano poco curate, la passeggiata non sempre piacevole. Tuttavia i cambiamenti che si sono verificati, per quanto necessari, hanno cancellato anche segni e testimonianze che invece andavano tutelati.
L’appuntamento è all’ingresso del borgo, proprio all’incrocio con Casalauro.
Alle nostre spalle, il cantiere-scempio della Siena, quella megagalattica struttura di cemento che dopo 10 anni di lavori ora giace lì, spettrale, per il tardivo stop imposto dalle autorità.
Enzo Italiano comincia da qui a raccontare: “Un tempo si definivano Siene i piccoli terreni di pertinenza dei palazzi signorili”. Infatti quello che oggi è cemento, un tempo era uno splendido orto-vigneto di pertinenza di Palazzo Scalfati. Non ci lasciamo prendere dalla rabbia e proseguiamo.
Enzo ha tanto da raccontare. Per ragioni di spazio e di tempo non potrò riportarvi tutto. Mi limiterò solo a quei punti che mi hanno particolarmente colpito.
Passiamo davanti all’imponente Palazzo della Corteglia, proprio di fronte vediamo un anfratto Int’ u’ fuosso, che conduceva verso una terra coltivata proprio nei pressi del mare. “Qui abitavano le sorelle Pirozzi – ci racconta Enzo – quelle che hanno creato uno dei più antichi ristoranti di Ischia Ponte e che che ancora oggi porta il loro nome“.
Botteghe e personaggi
Protagonisti della vita nel borgo
Nei pressi della Farmacia, Enzo si ferma. Siamo miez’Ischia. Qui per noi tutti, giovani di un tempo, eravamo da Franzuà, dal nome del titolare di un antico negozio che vendeva di tutto. Franzuà doveva essere stato in Francia, evidentemente. Ma qui una volta c’era anche la bottega del Raustaro, un fruttivendolo che intratteneva buoni rapporti con alcuni pescatori che gli portavano delle ottime aragoste da vendere. Di qui il soprannome.
I soprannomi avevano una loro ragione, ma poi definivano l’intera famiglia per generazioni. Erano insomma una sorta di documento di identità popolare.
Scendiamo verso vico Marina. Proprio sul mare, di fronte al prestigioso Scuopolo, conosciuto anche come Palazzo Malcovati, troviamo una bottega abbandonata. “Qui c’era Michele u’ gassusaro – ci spiega Enzo – era un napoletano , antifascista, e forse proprio per sfuggire alle persecuzioni decise di stabilirsi a Ischia. E qui si inventò un’attività che è stata in vita fino agli anni ’60. Organizzò una piccola fabbrica artigianale di gassose. Di qui il soprannome”.
Proseguiamo lungo la strada principale, costeggiamo le Chiese, punto d’incontro principale di un tempo. La Chiesa dello Spirito Santo anticamente costituiva il confine tra il borgo e terra zappata. Proseguiamo verso il mare, fino a quello che oggi chiamiamo piazzale delle Alghe. Un tempo il piazzale non esisteva, le barche dei pescatori erano ricoverate in un ampia rientranza, delimitata da case, definita int’ u’ muolo, “nel molo”.
Poco distante un’antica bottega che un personaggio di Ischia Ponte, a tutti noto come Topolino, ha trasformato in un ritrovo per gli amici, quelli veri.
Passiamo all’interno aret ‘e chiazze, dietro le piazze, alle spalle della strada principale. Saliamo su per vico Montagna che ci conduce a via Soronzano, una delle strade che unisce il mare e la collina. Ma proprio a vico Montagna, Enzo si ferma davanti a un portone. Una volta quel portone era sempre aperto e conduceva in aperta campagna. Durante la guerra, quando si sentivano gli apparecchi la gente scappava e correva a cercare rifugio tra le terre coltivate.
Torniamo sulla strada principale.
Per la concomitanza di un evento di tre giorni che ha allietato Ischia Ponte, diversi palazzi storici ospitano all’ingresso piccole mostre d’arte di artisti locali.
È il caso di palazzo Lanfreschi, di Palazzo Lauro e di Palazzo Buonocore, definito anche Palazzo del Re. Su quest’ultimo palazzo Enzo si sofferma a lungo. È un ampio complesso con due ingressi, uno principale, sul lato strada, l’altro sul lato mare, sullo stradone. Un tempo sul lato mare il palazzo presentava una peschiera, una piccola vasca nella quale si lasciavano in vita i pesci appena pescati per poi venderli freschissimi. La peschiera è poi scomparsa in tempi recenti, sacrificata all’ampliamento del lungomare aragonese.
L’ingresso principale di Palazzo Buonocore è sul lato opposto di fronte all’INPS. La scala è imponente e ben tenuta. All’esterno, due ampie finestre sul piano strada: lì una volta c’erano le scuole elementari maschili.
Ischia Ponte oggi
È possibile recuperare il senso di comunità?
Fin qui qualche brandello della nostra passeggiata.
L’epoca delle botteghe che a Ischia Ponte erano un punto di riferimento per i residenti, è finita da un pezzo. Oggi sono soprattutto bar, tavolini e sedie a dominare la scena. Qualche negozio antico resiste, ma molte di quelle botteghe sono abbandonate. Non si potrebbe recuperare quegli spazi rendendoli punti d’incontro? Si potrebbero ad esempio impiantare una piccola biblioteca di quartiere, uno spazio lettura con book crossing, oppure punti espositivi per gli artisti locali.
Un’idea più concreta e forse più fattibile, riguarda i palazzi storici che sono un vero e proprio patrimonio di Ischia Ponte. Non li si potrebbe aprire al pubblico in situazioni speciali? Ad esempio si potrebbe organizzare un evento Portoni aperti sul modello di Procida. Bisognerebbe creare un itinerario preciso, reperire notizie documentate e dare la possibilità alle persone di visitare l’interno dei palazzi, stabilendo criteri precisi per non disturbare gli abitanti.
Quest’ultima idea, già diffusa sui social, ha riscosso un notevole successo. Bisognerà perfezionarla per renderla concreta e naturalmente confidare nella disponibilità dei proprietari. Tu che ne pensi? Fammi sapere nei commenti.
Altre foto e notizie sulla passeggiata sulla pagina FB e su Instagram
Articolo aggiornato il 20 dicembre 2025
Sono Laura Mattera Iacono. Traduco dal tedesco in ambito giuridico e scrivo in italiano per il web. Su questo blog racconto Ischia tra chiacchiere e caffè. Scrivo contenuti per il web per aziende turistiche di Ischia, Procida, Capri e Napoli
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Mi piacciono le passeggiate nei percorsi dove c’è la storia del posto, non la Storia ma, appunto, la storia fatta da chi ha vissuto, respirato e restituito come sapeva e poteva al posto, all’isola.
Confermo che ovunque, purtroppo, troppe attività sono soppiantate da bar o ristoranti o quelle vie di mezzo per mangiare qualcosa, in genere con nomi esotici, ma modesta qualità. Siamo sempre a dieta, ma sembra che dobbiamo mangiare a ogni angolo e a ogni ora (è così ovunque dove sono stata recentemente)
L’idea di aprire i palazzi storici è geniale! A Genova lo fanno, due volte l’anno, con prenotazione e una guida che accompagna, spiega e scandisce i tempi. Perchè non anche a Ischia?
Mi chiedo anche io perché pensiamo di dover mangiare a ogni angolo di strada. Pensa che a Ischia nei prossimi giorni gli “chef stellati” si esibiranno per strada. Per strada! Con tutto lo spreco e la sporcizia che ne consegue.
I palazzi aperti? Anche a Procida lo fanno una volta all’anno. Questo permetterebbe non solo ai turisti, ma agli stessi Ischitani di conoscere il territorio.
Per non parlare poi delle botteghe abbandonate che potrebbero essere riconvertite in spazi di aggregazione
Sicuramente aprire i palazzi storici è un po’ come aprire scrigni contenenti tesori preziosi.
Per chi come me non conosce ancora nulla, già la tua passeggiata è un dono grande!
Buoni propositi per il 2024: visitare Ischia. Ti aspetto, Claudia. Un abbraccio!