Il vento
Era il 14 febbraio 2010 quando per la rubrica Al tavolo di Amalia del quotidiano il Golfo, uscì quest’articolo.
Era il periodo in cui a Ischia si parlava di frane, di case, di abbattimenti, di abusivismo. Quasi come ora …
La discussione al nostro tavolo fu molto appassionata. E il vento – come credo sia evidente – non è in questo caso un elemento meteo. Buona lettura
È’ difficile raccontare dei nostri incontri in questo terribile inverno ischitano. La tristezza si avverte nell’aria e neanche una bella passeggiata tra le stradine del centro vale a mitigarla. Anche perché talvolta ti soffia in faccia un vento maledetto, che sembra voler ricacciare indietro ogni passo avanti.
Inutile nasconderlo. Il senso di amarezza e di sconcerto che si avverte ovunque, ha coinvolto anche il nostro tavolo. L’allegra brigata di persone che si riunisce di mattina presto per una buona dose di chiacchiere e caffè, ha perso un po’ di spensieratezza.
Nessuno però – e meno male – ha ancora perso la voglia di incontrarsi. I discorsi che si fanno al bar, non solo al nostro tavolo, sono molto seri, i toni talvolta sin troppo accesi. Spesso si alza la voce. I contenuti li conosciamo bene.
“L’abusivismo è stato una necessità” – dice qualcuno – “la colpa è tutta degli amministratori “, fa eco qualcun altro. E c’è anche chi rincara la dose: “Ma perché non si può costruire? In fondo a Ischia c’è tanta terra abbandonata. Che fastidio danno le case?”
Insomma i discorsi sono quelli consueti di questi periodi.
Eppure giorni fa, un signore ha provato a proporre argomenti un pochino diversi. “Ma siamo proprio sicuri che a Ischia l’abusivismo sia sempre e solo frutto di necessità?”
È facile immaginare quante occhiatacce si sia guadagnato a queste sue parole. Lui però prosegue imperterrito. “Non credete che l’abusivismo sia anche un fatto culturale?”. Molti si guardano sbigottiti. Qualcuno azzarda la domanda: “Che vuoi dire?” Il signore non si lascia pregare e continua con quella sua aria pacata: “A Ischia abbiamo costruito troppo. I garage che dovevano ricoverare le nostre macchine, le cantine e persino le parracine sono diventate vani da dare in fitto ai turisti. Questa me la chiamate necessità?”.
A queste parole, molti si stringono nelle spalle, altri sembrano persino voler andar via. Ma c’è anche chi accetta la sfida: “Voi giovani non ve ne rendete conto. Perché quegli appartamenti da dare in fitto ai turisti hanno dato a tutti noi ischitani una ricchezza che prima ci sognavamo. E noi anziani abbiamo fatto tanti sacrifici proprio per dare a voi giovani la casa e anche il benessere”.
Il signore non perde la sua aria serafica e risponde con calma: “Certo, ma così facendo, abbiamo costruito dovunque. E non solo abbiamo deturpato buona parte della bellezza dei luoghi, a discapito nostro e dei turisti. Abbiamo anche creato pericoli terribili. Ci sono mancate le regole, è vero, ma non abbiamo avuto neanche buon senso. L’idea che mattone dopo mattone potessimo creare danni al territorio, non ci ha mai sfiorato”.
In tanti si ribellano: “Ma che vai farneticando? Quali pericoli? Le frane ci sono sempre state e non c’entrano niente con le case!”
Pronta la risposta del giovane: “Costruire in abuso, magari in fretta e senza considerazione per i luoghi, spesso significa creare danni a se stessi, oltre che agli altri. La frana di Monte Vezzi è emblematica da questo punto di vista!”
Il coro di proteste è pressoché unanime: “Dovevano essere gli amministratori ad impedire tutto questo. Loro invece negli ultimi trent’anni hanno lasciato fare”.
A questo punto il giovane diventa quasi insolente. “Certo, ma noi siamo stati complici. Perché trent’anni fa non abbiamo protestato, chiedendo regole precise e una politica equa per la casa?”
E conclude: “Quanto a coscienza civile, noi ischitani dobbiamo fare tanti passi avanti”.
A queste ultime parole del giovane, deglutisco a fatica. Mi alzo, saluto e scappo via. Ho bisogno di prendere aria. Fuori però il vento, sembra spingermi indietro.
Non sono stata allegra oggi, vero? Beh, per una volta perdonatemi.
Sono Laura Mattera Iacono. Traduco dal tedesco in ambito giuridico e scrivo in italiano per il web. Su questo blog racconto Ischia tra chiacchiere e caffè. Scrivo contenuti per il web per aziende turistiche di Ischia, Procida, Capri e Napoli
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