Ischia e i giovani: Roberto
Dopo Andrea, un altro giovane al nostro tavolo.
Roberto, 30 anni, si è laureato a Napoli in ingegneria gestionale. Dopo il dottorato di ricerca a Copenhagen sulla digitalizzazione dei servizi energetici, ha ottenuto ora un contratto di 4 anni all’Università della capitale danese. Quando torna a Ischia, in particolare a Fontana, il suo borgo natio, sente di respirare l’aria di casa.
Avevo già incontrato Roberto due anni fa in questa stessa piazza di Fontana. In quella occasione avevamo parlato di Ischia e delle sue tradizioni da recuperare. Ora è un altro il tema che più ci interessa: il rapporto dei giovani con l’isola.
Ci sediamo al solito bar, di fianco alla Chiesa di S. Antonio appena riaperta al pubblico dopo i lavori di restauro. L’arietta fresca di fine agosto, tipica della zona, accompagna piacevolmente le nostre chiacchiere. In piazza poca gente.
La prima domanda è scontata. Roberto, a Ischia i giovani si annoiano, vogliono andar via. Tu che vivi altrove, che ne pensi?
“A Ischia ho vissuto una bella infanzia, all’aria aperta, giocando a pallone in spazi liberi. In adolescenza ha avvertito inquietudine, l’isola mi stava stretta. Ma nel periodo universitario sono entrato in contatto con il mondo delle associazioni ischitane, come il CAI e la Proloco Serrara. Così ho avuto modo di conoscere meglio il territorio, di apprezzarlo e di capire quante possibilità l’isola ti offra. Ecco, io credo che molti ischitani, soprattutto giovani, non conoscano Ischia. Ed è per questo che non l’apprezzano”.
Il mondo delle associazioni dunque fornisce tante opportunità, eppure sembra che i giovani ischitani non siano molto propensi a entrarvi.
“Ho avuto anche io la stessa impressione. Alla Proloco Serrara ad esempio si spera sempre nell’adesione di qualche giovane per un ricambio generazionale, ma anche per una spinta di idee nuove. Purtroppo però le adesioni sono scarse”.
Può essere che si tema che questo mondo sia politicizzato e si ha timore di esporsi?
“Non credo che possa essere questa la ragione. Poi non so, io vivo fuori, pertanto ho una visione parziale del problema. Ma non vedo una politicizzazione nelle associazioni”.
Difficile dunque capire il motivo. Roberto però aggiunge anche una considerazione che fa riflettere.
“La mia sensazione è che a Ischia i modelli per i giovani siano sbagliati. Sembra che l’unica cosa che conta, siano i soldi in tasca. In questo modo i ragazzi si fossilizzano sul primo lavoro che trovano e non coltivano i sogni”.
Il mondo delle associazioni potrebbe invece aprire la mente.
Eppure quando torni a Ischia, ti senti a casa.
“A Ischia avverto profumi e sapori che altrove non trovo. In una giornata no, mi basta fare una passeggiata all’Epomeo, per riconciliarmi con il mondo”.
Però tu vivi in Danimarca che, come tutti i paesi scandinavi, è all’avanguardia nella tutela dell’ambiente. Per esempio di parla molto dei quartieri di Copenaghen a misura umana.
Roberto sorride:
“Rientrano nel progetto 5 minute city. Sono quartieri nei quali hai tutte le cose essenziali nel raggio di 5 minuti a piedi. Non hai bisogno di spostarti in auto per le piccole commissioni. La posta, la banca, la scuola, la salumeria sono a portata di mano. Ci sono aree verdi che fungono da punti di aggregazione e gli edifici sono tutti attrezzati secondo i più moderni criteri per il risparmio energetico. Ma sai, le città scandinave sono nuove, è abbastanza agevole renderle sostenibili secondo i criteri energetici. Qui abbiamo palazzi antichi ed è difficile ristrutturarli secondo i criteri del risparmio energetico”.
Un momento, però. Qualcosa non torna. Proprio in questa piazza di Fontana fino a qualche anno fa esistevano botteghe, come le salumerie e le tabaccherie. Oggi sono scomparse e francamente ogni volta che ci torno, sento che il paese sta morendo.
A questo punto, Roberto si alza dalla sedia:
“Vieni, ti mostro una cosa”.
Mi conduce su un lato della piazza e indica verso il basso. Il panorama su un parcheggio che soffoca una piccola area giochi per bambini non è proprio piacevole.
“Qui – mi dice Roberto – una volta c’era un campetto di calcio, un campo di bocce, una fontana. Era un punto di aggregazione per i giovanissimi che venivano a giocare a pallone e per gli anziani per le loro partite di bocce. Qui ho trascorso i miei pomeriggi durante l’infanzia. La salumeria viveva anche perché molti ragazzi andavano a farsi il panino o a comprare una bibita“.
E prosegue:
“La piazza era piena di gente. Poi sono cominciati i lavori per il polifunzionale. Sono durati 10 anni. Il polifunzionale non è ancora a regime, la zona non è più frequentata come un tempo e le botteghe inevitabilmente hanno chiuso”.
E a ragazzi e anziani è stato sottratto un punto di aggregazione importante, un luogo per giocare e divertirsi in piena libertà.
Tra l’altro i parcheggi – ce ne sono diversi in questa zona – non hanno certo risolto il problema traffico. Io stessa venendo e tornando in auto, mi sono imbattuta nel traffico determinato da auto enormi che nelle strade strette si incagliano con autobus o camion provenienti dalla direzione opposta. Tra l’altro è noto che a Ischia gli autobus funzionino discretamente solo nelle zone costiere.
In ogni caso a Ischia, giovani e meno giovani non amano prendere l’autobus.
“È anche una questione di organizzazione del servizio”, commenta Roberto. “Quanto devo aspettare alla fermata? Non esiste un app che mi faccia sapere dov’è l’autobus in quel momento? E un display sulla fermata che mi indichi l’orario? Non sono cose così difficili da realizzare”.
Considerazioni giustissime. Certo, non basterebbe questo a convincerci a usare l’autobus, ma sarebbe un primo passo.
Roberto purtroppo deve lasciarmi. Ha una riunione di una delle sue associazioni e dopo qualche giorno riparte. Ci salutiamo promettendoci di rimanere in contatto.
Mentre riprendo l’auto per far ritorno a casa, un pensiero mi frulla per la testa. A questo proposito voglio proporre una domanda a voi, lettrici e lettori di una certa età. Ve li ricordare i quartieri di Ischia di qualche tempo fa? Tutti disponevano dell’essenziale. C’era perfino la scuola elementare. E ora?
Ora succede che le città più all’avanguardia imitano i nostri modelli di una volta. E noi? Costruiamo megaparcheggi, senza porci il problema che dovremmo imparare a fare a meno dell’auto. E i giovani? Non hanno più spazi liberi. Pazienza. Si arrangino. Anzi, no. Ci pensiamo noi a scarrozzarli a scuola, poi al basket, al calcio, al corso curricolare o extracurricolare. Sempre in auto, naturalmente.
Intendiamoci, alcune associazioni sparse sul territorio organizzano corsi meravigliosi. Ma forse i giovani e soprattutto i giovanissimi avrebbero bisogno soprattutto di spazi liberi per organizzare da soli il gioco e l’intrattenimento, proprio come facevamo noi. Non credete anche voi?
Per approfondire
Città sostenibili ⇒ A Copenhagen il quartiere in 5 minuti
Sono Laura Mattera Iacono. Traduco dal tedesco in ambito giuridico e scrivo in italiano per il web. Su questo blog racconto Ischia tra chiacchiere e caffè. Scrivo contenuti per il web per aziende turistiche di Ischia, Procida, Capri e Napoli
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Sì, lo credo anch’io! E posso fare lo stesso esempio del quartiere di Genova (una città, non un’isola) dove sono cresciuta. Per noi c’erano spazi sicuri davanti o vicino a casa, ci si conosceva, la possibilità di giocare e stare insieme, senza spendere una lira, erano a portata di mano. Anche la spesa era facilitata da negozi zonali raggiungibili a piedi in pochi minuti. Oggi, anche tutto questo non c’è più.
Molto interessante, Laura, questo faccia a faccia con due giovani che hanno lasciato l’isola, ma uno è rimasto in Italia e uno è andato all’estero
Sarà arrivato il momento di fermarsi un attimo? Come tu ben sai, perché ti occupi di spreco, viviamo nella società del “troppo” per alcuni e troppo poco o niente per altri.