Quando dopo un esame…
Dedico queste mie parole ai giovani che si sentono disperati, che pensano di aver fallito, che temono di non farcela.
A volta basta una parola per sentirsi meglio e ritrovare fiducia.
Per aspera ad astra
pubblicato per la prima volta sul vecchio blog nel giugno 2017
Un mattina, mentre uscivo per un caffè in una pausa di lavoro, mi sento chiamare: “Ciao Laura”. Mi volto, è un signore dal fisico sportivo e gli occhi dolci. Mi sembra di conoscerlo, faccio per dargli la mano quando lui mi dice:
“Volevo ringraziarti per quello che scrivi su tuo padre”. Non ho il tempo di riavermi dalla sorpresa che lui aggiunge: “Per me, per noi di famiglia, è stata una persona molto importante. Sono contento di poter leggere ancora di lui. Quei tuoi articoli mirati, pubblicati in circostanze precise, tengono vivo il suo ricordo”.
Traballo come un pugile, mi prende l’emozione. “Sai – gli rispondo – noi abbiamo avuto un rapporto molto conflittuale. Ma lui era un lettore appassionato della mia Rubrica Al tavolo di Amalia che allora usciva sul Golfo. È per questo che ho aperto il blog”.
Lui mi guarda con dolcezza: “Capitano i conflitti con i padri. Ma è bello quello che fai”.
Torno davanti al mio computer ancora in preda a uno strano tremore. Non posso fare a meno di sprofondare nei ricordi. E proprio ora, nei giorni degli esami di maturità, mi torna in mente un episodio, uno dei tanti che ha costellato la mia vita di studentessa.
Avevo poco più di vent’anni, frequentavo l’Università. A un certo punto mi bloccai: un esame mi sembrava uno scoglio insormontabile. Non era tanto la materia a farmi impazzire, quanto una prof con la quale avevo ingaggiato un duello polemico.
Lei, con quel suo sorriso beffardo, ci prendeva gusto a mettermi in difficoltà. Era un quieto fine settembre. Io, agitatissima, di notte non dormivo, le viscere mi si attorcigliavano.
Mio padre ogni tanto interveniva con quel suo fare da medico che io proprio non digerivo: “Se sei così nervosa, prendi un ansiolitico”. Tienile per te le tue medicine, gli borbottavo. E l’esame andò male.
Tornai a casa distrutta, con quel senso di fallimento, di impotenza, di incapacità che mi stringeva la gola. Lui capì subito: “Non pensarci, vatti a fare due passi, prendi un po’ di vacanza, rilassati, poi andrà meglio”.
Almeno mi risparmiò la somministrazione di medicine. Ma io non riuscivo a rilassarmi, la mente era lì, fissa su quell’ostacolo. Avevo deciso di lasciare l’Università.
Qualche giorno dopo lui partì con mia madre. Ogni anno si concedevano una breve vacanza per passare le acque a Montecatini. Io mi sentii sollevata. Per una decina di giorni non avrei dovuto dargli conto del mio malessere, dei miei silenzi, della mia rabbia.
Una mattina, ecco una sorpresa. Mi arriva una cartolina da Montecatini. Il messaggio era chiaro: “Per aspera ad astra. È sempre un motto valido”. Provai un senso di sollievo, quasi di liberazione, non so perché. Forse semplicemente perché lui aveva usato parole e non arti mediche per mettersi in contatto con me.
Poco tempo dopo tornai davanti alla prof. Ero serena, sorridente. Alla fine l’odiata prof mi tese la mano per farmi i complimenti.
Voglio ringraziare quel signore che mi ha permesso di ricordare. E ringrazio tutti voi – e siete tanti – che a quasi sette anni dalla sua scomparsa, ancora ricordate mio padre. Per me è stato un padre difficile. Ma son cose che succedono.
Fin qui l’articolo di 5 anni fa.
Spero di far arrivare un messaggio ai giovani: non abbattetevi mai!
Sono Laura Mattera Iacono. Traduco dal tedesco in ambito giuridico e scrivo in italiano per il web. Su questo blog racconto Ischia tra chiacchiere e caffè. Scrivo contenuti per il web per aziende turistiche di Ischia, Procida, Capri e Napoli
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