Ischia e i giovani: Andrea
Andrea ha 22 anni, è iscritto al IV anno della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Pavia. È nato a Ischia e dopo aver acquisito la maturità, ha colto al balzo l’occasione degli studi universitari per allontanarsi dall’isola. È un’esperienza che lo aiuta a crescere, a confrontarsi e a costruire la sua vita. A Ischia avvertiva un po’ di disagio. Ne abbiamo parlato davanti a un caffè
Ho conosciuto Andrea da bambino, ma l’avevo perso di vista. L’ho ritrovato poi sui social. Mi aveva colpito un suo post a proposito di una polemica scolastica scoppiata a inizio estate. Ma non era questo l’aspetto che più mi ha interessato. Andrea nel post affrontava temi scottanti che riguardano Ischia, gli Ischitani e il mondo dei giovani. Per questo l’ho raggiunto telefonicamente e gli ho chiesto un incontro.
Lui ha accettato ben volentieri e così, approfittando del periodo di vacanza sull’isola, ci siamo incontrati in un bar del centro, davanti a un buon caffè.
Mi siedo al tavolo con ancora indosso il costume da bagno. Sono appena rientrata dalla mia puntata mattutina al mare. Fa molto caldo, ma le nostre chiacchiere ci distraggono dal clima rovente.
Andrea, in un post lungo e articolato tu scrivi che Ischia non ama chi vuole autodeterminarsi. Cosa intendi esattamente?
“Ischia è una piccola comunità, i condizionamenti sono forti e i giovanissimi ne risentono nel modo di pensare, di vestire, di parlare. Quando ci sei dentro, segui il flusso, poi crescendo ti rendi conto che qualcosa non va. E allora quando sei fuori da Ischia vivi la tua vita, cominci piano piano a costruirla, a capire i tuoi gusti, senza condizionamenti”.
Sono parole che mi colpiscono a fondo. Mi rivedo studentessa universitaria in un mondo nel quale non appartieni a nessuno. Sei tu con gli altri. Allo smarrimento iniziale segue un senso di libertà che io non ho più provato. Per fortuna arrivano i nostri caffè. Riesco a scuotermi e a riprendere la chiacchierata.
Tu ora studi a Pavia già da qualche anno. Ti sei ambientato bene?
Tranquilla la sua risposta: “Sì, mi trovo bene. All’inizio ero preoccupato perché Pavia è un piccolo centro e temevo di trovarmi in una situazione simile a quella di Ischia. Ma la differenza è che in una città universitaria ti confronti con realtà diverse, con studenti e studentesse che provengono da ogni parte d’Italia e d’Europa”.
Vivi in un collegio?
“No, sono riuscito a trovare una buona sistemazione privata. Certo, il problema del caro-alloggi esiste, essendo Pavia una sede universitaria di prestigio. Io sono stato fortunato, ma la realtà dei collegi non mi piaceva”.
Ne ho sentito parlare. Non hanno una buona fama
“Ai collegi si accede per merito e per crediti. Capisco il sistema dei crediti, non mi convince il principio del merito, perché favorisce l’ansia da prestazione. Ma al di là di questo, nei convitti vige la vecchia legge dell’anziano che mortifica le matricole”.
Una vecchia tradizione militare che aveva preso piede nelle nostre Università, ma che il ’68 aveva spazzato via. Una brutta usanza che ritorna, dunque.
E invece tu non hai avuto problemi di questo genere e ti sei inserito presto. Esistono a Pavia punti di incontro e di aggregazione?
“L’ambiente universitario sicuramente ti aiuta a inserirti. A Pavia tra l’altro esistono associazioni di studenti che fiancheggiano la vita universitaria e altre che propongono semplice volontariato. Ci sono gruppi che organizzano corsi di qualunque genere, solo per il piacere di stare insieme e imparare qualcosa. Questo è quello che manca a Ischia”.
In quella realtà sono gli stessi giovani dunque a creare qualcosa. Tu ritieni che qui si aspetti troppo che le cose piovano dall’alto?
“Ci sono tentativi anche a Ischia. Quando frequentavo il Liceo, nacque l’associazione Unione degli Studenti, ma durò poco, fu molto osteggiata”.
Le associazioni dei giovani in genere non hanno vita facile, soprattutto se propongono qualcosa di nuovo.
“A Ischia credo che gli ostacoli siano ancora maggiori che altrove”.
Si dice di solito che Ischia sia un’isola per vecchi.
E qui Andrea è molto esplicito: “Io credo che non sia né per vecchi né per giovani. Non esistono forme di intrattenimento e di aggregazione neanche per i vecchi. Quello che Ischia propone sono solo formule preconfezionate per i turisti”.
Però si avverte il disagio di giovani e giovanissimi. Avrai sentito parlare delle bande di ragazzini che scorrazzano per le strade di notte. Pare che non si tratti solo di forestieri. D’altra parte i giovani più adulti non conoscono altro divertimento che non sia lo sballo.
“È un problema molto diffuso in Italia, soprattutto in alcune zone. Ho sentito molte persone sostenere che questi ragazzini dovrebbero starsene a casa a giocare a Monopoli. Io credo invece che giovani e giovanissimi debbano avere dei loro spazi per impiegare le loro energie. Se gli spazi per giocare o intrattenersi non ci sono, poi non rimane altro che lo sballo”.
In effetti qui torniamo su un punto caldo. Ai giovanissimi sono stati sottratti tanti spazi adatti per improvvisare ad esempio partite a pallone o a pallavolo. Ogni spazio è diventato parcheggio. Si pensa alle auto e non alle persone. Ma i giovanissimi hanno energie che se non impiegate nella maniera giusta, poi esplodono in modo sbagliato. Ecco quindi che il problema delle bande notturne si ricollega alla mancanza di spazi sani.
Certo, come lo stesso Andrea sottolinea “è chiaro che le famiglie debbano essere più presenti, educare i ragazzi al rispetto e dare limiti di orari”. Il problema però nasce altrove.
Molti giovani lamentano a Ischia la mancanza di discoteche.
Andrea su questo punto conferma la sua idea: “Questo rientra nel discorso generale. Mancano i punti di ritrovo e di divertimento. E questo poi induce persino i giovanissimi a ripiegare sullo sballo”.
Ringrazio Andrea per l’interessante testimonianza che spero possa aprire un dibattito. A questo proposito vorrei rivolgere qualche domanda a voi, lettrici e lettori. È vero che noi adulti abbiamo sottratto tanto a giovani e anziani. Ma non è che i giovani ischitani siano un po’ troppo passivi? La pigrizia nel riunirsi in associazioni o nel prestare opera di volontariato, non è spia di una certa passività? In fondo dai giovani ci si attende anche una spinta al cambiamento. Attendo le vostre opinioni.
Intanto il blog ospiterà a breve un altro giovane. Rimanete in contatto. A presto
Sono Laura Mattera Iacono. Traduco dal tedesco in ambito giuridico e scrivo in italiano per il web. Su questo blog racconto Ischia tra chiacchiere e caffè. Scrivo contenuti per il web per aziende turistiche di Ischia, Procida, Capri e Napoli
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Eh cara Laura, d’istinto ti direi che sì, i giovani stessi dovrebbero essere propositivi, ma se ripenso a me giovane, o almeno giovanissima, ricordo tanta incertezza, paura di sbagliare, timidezza che mi faceva vedere tutto difficile, figurati proporre io qualcosa! Però non mi sono mai “sballata” facevo compagnia a un bambino disabile …. ora non saprei proprio dire se ero io prudente, se erano i miei genitori che stavano con le antenne altissime, o se sono stata solo fortunata …
Difficile saperlo. Forse però possiamo dire che le nostre generazioni erano un pochino più attive? Il mio è solo un dubbio che nasce dal fatto che questa società secondo me schiaccia i giovani