Gruppo lettura: donne
Tanti libri sul nostro tavolo, da Alba De Cespedes a Dacia Maraini a Elena Ferrante a Natalia Ginzburg. Donne che raccontano donne. E noi nel parlarne, scivoliamo nella nostra quotidianità
Questa volta ci siamo incontrate di mattina, per andare incontro alle esigenze di chi ha figli in età scolare e dispone di qualche momento di tranquillità tra la spesa e la cucina. Sul nostro tavolo libri e tazzine di caffè. Abbiamo tutte una gran voglia di confrontarci e scontrarci.
Strano davvero. In un’epoca in cui ci si chiude, noi scegliamo di tornare in un locale per parlare, senza passerelle, senza microfoni, solo con lo spirito antico di chi desidera la relazione umana.
E così è partita anche una riflessione. Ma perché questi incontri, che una volta erano normali, oggi sono un’eccezione? Saranno stati i social? O forse la pandemia…
Ma no, la pandemia ha solo peggiorato una situazione già esistente e i social rappresentano una comoda scorciatoia verso un mondo di relazioni talvolta illusorie.
È Mina ad aprire le danze
Tutto è cominciato negli anni ’80. L’utilizzo dei videoregistratori ci ha fatto scoprire la comodità di rimanere in casa per guardare un film sul divano
La comodità… dunque
E Mina incalza:
“Negli anni ’80 sentivamo di aver perso la nostra battaglia, così siamo tornati a casa e ci siamo chiusi. E quando accendevi la tv, vedevi donne, fino allora impegnatissime nelle battaglie in strada, preparare torte”.
Non che preparare torte sia una brutta cosa, anzi. La cucina può avere la stessa capacità di aggregazione di una chitarra in riva al mare, come per noi una volta.
“Lo spirito era cambiato. La torta non rappresentava il piacere di stare insieme, ma la voglia di rimanere in casa”.
Al chiuso, in solitudine, tra le quattro mura.
E così è cominciata la chiusura e il timore di relazionarci di persona. Poco a poco, al confronto diretto abbiamo preferito lo scontro da tastiera.
Sui motivi che hanno creato questa situazione, Mina e io abbiamo idee diverse. Prima o poi approfondiremo anche questo aspetto.
I libri che sono sul tavolo si inseriscono perfettamente nel tema solitudine.
Spicca ancora Alba De Cespedes che, arrivata all’improvviso, ha carpito la nostra attenzione, tanto che molte amiche hanno chiesto di leggere ancora altri lavori, come Rimorso e Nessuno torna indietro.
Sono storie di donne che si battono da sole per conquistare la loro vita, uscendone talvolta con le ossa rotte.
Angela, in un commento all’articolo precedente, aveva proposto Chiara d’Assisi, di Dacia Maraini, un libro che mi ha molto incuriosito. La scelta della vita mistica merita massimo rispetto, se libera e consapevole.
A Chiara era stata predestinata una vita diversa, un matrimonio che lei aveva rifiutato. Voleva mettersi al servizio dei poveri, andare per strada ad elemosinare, ma in quanto donna non le era consentito. Così scelse di vivere in un convento nella più totale povertà mortificando il proprio corpo, e mettendo così in crisi il sistema ecclesiastico.
Sfoglio con attenzione il libro, vi trovo spunti interessanti e mi riprometto di leggerlo quanto prima. Mi sorge un dubbio: la mortificazione del proprio corpo non è autopunitiva? Ne parleremo.
Spunta nel nostro discorso È stato così di Natalia Ginzburg, la storia di una donna che per solitudine e mancanza di autostima sposa un uomo. La relazione matrimoniale è mortificante, tanto che spesso qualcuno le chiede: “Perché l’hai sposato?”, una domanda che non ha risposta. Il finale, già mirabilmente preannunziato all’inizio, è tragico.
Le relazioni familiari sono un punto cruciale nei libri di Alba De Cespedes e di Elena Ferrante.
Sul tavolo La figlia oscura, un racconto di Elena Ferrante forse meno noto. È la storia di una donna che a un certo punto della sua vita fugge dalla maternità, tentando di vivere una vita piena.
Il senso di colpa però se lo porterà dentro.
Su questo tema la conversazione si scalda. Come viviamo oggi la maternità? Sembra quasi un obbligo. Può essere bellissima se è una scelta consapevole perché la consapevolezza permette di superare i momenti critici, le difficoltà, le ansie e anche l’innegabile fatica. Ma quante di noi provano un senso di colpa perché sentono di non essere pronte? Come reagisce una giovane sposa quando si sente dire: “Allora? Ancora niente?” Schemi, duri a morire, che diventano gabbie.
Per fortuna c’è chi tra di noi esprime la propria felicità senza figli. Vivvaddio!
Ma c’è un ultimo tema molto intrigante che riguarda le relazioni familiari. Quando la figlia più piccola si batte per emanciparsi, per conquistare la sua vita, come reagiscono fratelli e sorelle maggiori? Sono sempre complici? Pare proprio di no. A volte si alleano con i genitori, lasciando sola la sorella piccola che non sempre riuscirà a spuntarla.
Ma perché succede questo? Per rabbia o invidia? Per incomprensione? È un tema che dovremo approfondire.
Io spero di essere riuscita a riassumere i temi affrontati in una mattinata molto intesa. Su questi argomenti torneremo certo in seguito.
Intanto, mi fate sapere cosa ne pensate?
Sono Laura Mattera Iacono. Traduco dal tedesco in ambito giuridico e scrivo in italiano per il web. Su questo blog racconto Ischia tra chiacchiere e caffè. Scrivo contenuti per il web per aziende turistiche di Ischia, Procida, Capri e Napoli
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Ciao Laura. Intanto mi scuso se non sempre commento i tuoi interventi, ma a volte non mi sono proposti, o semplicemente io sto lontana dai social qualche ora di troppo. Mi sarebbe piaciuto essere con voi a commentare le lettura che anch’io ho fatto in passato, a parte il libro su Chiara di Dacia Maraini, che non conosco. La “questione femminile”, pur avendo fatto passi da gigante rispetto alla generazione anche solo di mia madre, è ancora lontana dall’essere appianata. La libertà vera, nelle scelte, in tutte le scelte, ha bisogno ancora di molto lavoro per essere conquistata. Quindi, non ci si deve fermare. Alba de Cespedes mi piace molto, ha un tono sempre delicato nel porre e presentare le situazioni, anche le più difficili, pur essendo molto “avanti” per il suo tempo. Amo meno la Ferrante, avevo colto nel libro questa situazione insolita della donna finalmente in vacanza da sola dopo aver lasciato le figlie al marito, mi ha stancato un po’ quell’interminabile relazione con la bambola della bambina, la sua quasi invidia verso una famiglia semplice, forse persino un po’ rozza, ma tradizionale. Questo è il ricordo che mi ha lasciato, perchè è una lettura di alcuni anni fa. Vi seguirò nei vostri prossimi commenti, cosa state leggendo ora? Nel mio gruppo di lettura discuteremo, la settimana prossima, “La storia di Christine” di Catherine von Amim, libro che non avevo mai nemmeno sentito nominare e che invece mi sta piacendo moltissimo. Chissà se voi lo conoscete. A presto!
Paola, grazie per i tuoi interventi, sempre puntuali e precisi.
Sulla questione femminile c’è tantissimo da fare, ma la sensazione è che stiamo tornando indietro.
Su La figlia oscura della Ferrante, io credo che la bambolina sia solo il simbolo e che il rapporto della protagonista con la bambina non sia altro che un modo per espiare il senso di colpa. Magari potremo confrontarci meglio nei prossimi giorni.
Per il prossimo appuntamento ci soffermeremo ancora su Alba De Cesoedes e approfondiremo certi discorsi.
Grazie per la diritta sul libro .
A presto
Giusto, ora non ricordavo più la figura della bambina. Mi ritrovo a essere un po’ troppo tranchant quando qualcosa mi disturba, e il senso di colpa per aver lasciato le figlie da sole, che mi pare fosse la chiave di lettura del libro, mi aveva innervosito. Non ho un buon rapporto con la Ferrante 😉
Ti capisco, Paola. Certi argomenti possono innervosire. E mi accorgo che non tutti amano Elena Ferrante. Ma è proprio questo il bello del confronto
Un gruppo fantastico e vorrei sottolineare: assolutamente importante.
Io non ho nessun contributo importante da aggiungere ma vi leggo con assoluto interesse.
Grazie, Claudia.
Io credo che già essere gruppo oggi sia fantastico.
Comunque io leggo molto i tuoi consigli di lettura. Sono sempre interessanti e piacevoli