Reggio Calabria: una prof di tedesco racconta
Ci siamo occupati spesso di Calabria qui sul blog e nel gruppo lettura. Oggi vi voglio proporre un post di Irene del Pozzo, una mia amica calabrese, che da quasi 35 anni insegna lingua tedesca a Reggio o in provincia. Il tedesco rischia di scomparire dalle scuole calabresi e non solo. Eppure è una lingua importante per chi vuole andare in Germania a lavorare, per chi accoglie i turisti tedeschi, per chi ha interessi culturali. Perché questa cancellazione? Il post di Irene ci racconta la realtà difficile della scuola, anche oltre quest’anno terribile.
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L’ultima Mohicana
di Irene Del Pozzo
docente di lingua tedesca
Vorrei parlare di ciò che mi sta a cuore e raccontare un piccolo spaccato di realtà scolastica che molti ignorano. Per prima cosa, considerazioni generali. In seconda battuta, vorrei spiegare come siamo messi con la lingua tedesca. Lo annuncio nelle prime righe, giusto per salutare chi abbandonerà subito il mio contributo perché non appassionato alla tematica.
Lavoro da quasi trentacinque anni nel mondo della scuola. Da addetta ai lavori ormai navigata, assisto con un misto di sensazioni contrastanti allo straparlare di scuola sui media nazionali. Forse l’aggettivo infastidita è quello che definisce meglio il mio umore personale. Le informazioni imprecise, approssimative, non realmente pertinenti bensì sensazionalistiche, troppo spesso fornite da giornalisti non addentrati nei complessi meccanismi del sistema, sinceramente mi irritano.
Ma è ancor più grande il senso di amarezza, se si pensa che ogni santa famiglia italiana ha i suoi figli dentro una classe scolastica di qualsivoglia grado e indirizzo. Non si prescinde dalla scuola. La si ama, la si detesta, la si subisce, ci si convive, dall’asilo fino alle soglie dell’Università.
La pandemia ha portato a domicilio addirittura i docenti, di nome e di fatto. Per lunghi mesi, le casalinghe, ma anche i genitori occasionalmente non al lavoro in orari anti- e postmeridiani, hanno potuto ascoltare e vedere la scuola da un monitor in cucina, nella stanza da letto, nel soggiorno adattato a studio e postazione di lavoro. Talvolta ci si salutava simpaticamente online: “Salve signora come va? … Salve prof scusateci siamo ancora in déshabillè, che situazione difficile e dura, cerchiamo di resistere“.
Perché l’ultima Mohicana?
I dirigenti scolastici seguono logiche strumentali e i docenti di tedesco assistono impotenti alla falcidia delle loro cattedre
Da anni, ormai, i docenti di tedesco assistono impotenti alla falcidia delle loro cattedre su tutto il territorio nazionale, con esempi di provincie particolarmente colpite. E la nostra di Reggio Calabria ne è la triste riprova. La costa jonica reggina, di più.
I dirigenti scolastici italiani seguono logiche strumentali, imposte a partire dalla famigerata Riforma Gelmini, per garantire le iscrizioni e pertanto la sopravvivenza degli istituti, cavalcando per necessità le mode del momento e assecondando ansiosamente le richieste delle famiglie. La lingua spagnola garantisce a occhi chiusi iscrizioni sicure. Lingua cinese e lingua araba sono, abbastanza gettonate. Perfino molte cattedre di francese languono gradualmente, a fronte di un incremento esponenziale e rapidissimo delle cattedre di spagnolo.
In assoluto è il tedesco ad essere diventato una lingua di nicchia in via di estinzione, nonostante la sua enorme e incontestata rilevanza in campo socio-economico-turistico, e non tocco affatto la rilevanza culturale, perché dalla filosofia alla musica, alla letteratura, al mondo della ricerca ecc. è davvero come sparare sulla Croce Rossa (o “ti piace vincere facile”).
Il caso della Calabria e della nostra provincia è però particolarmente grave, e miope, vista la massiccia emigrazione di giovani in cerca di lavoro o che lavorano già in Germania. Emigrare non è bello, ma è un dato di fatto.
La Germania offre possibilità di riscatto e lì i giovani vengono incanalati immediatamente verso i corsi per lo studio della lingua, ritenuta conoscenza indispensabile per un lavoro tedesco.
Nei siti archeologici o delle nostre bellezze architettoniche, i turisti provenienti dalla Germania riescono ad ascoltare guide turistiche in inglese, se sono fortunati. Che sia di gran lunga il gruppo straniero più rilevante a visitare la Calabria non importa a nessuno.
Vistosa è –parimenti- la mancanza di personale alberghiero che sappia gestire un incoming turistico in lingua tedesca, per non parlare della carenza imbarazzante – nelle pagine online della stragrande maggioranza delle strutture alberghiere – di informazioni fornite in tedesco.
Teoricamente, non si sente strombazzare altro di quanto sia marcata la vocazione turistica del nostro territorio-Calabria. Ma se la domanda prioritaria è costituita dal mercato tedesco, non sarebbe intelligente, necessario, oltre che utile economicamente, che i servizi e i beni forniti dal territorio offrissero risposte congrue a questa domanda? E ironicamente corre il pensiero al comico Albanese : cchiù tedesco pi tutti, no, eh? E dove, se non nelle scuole?
Tornando al sistema-scuola italiano, la categoria delle lingue minori è nettamente svantaggiata, oserei dire anticostituzionalmente, rispetto ai docenti di inglese, che varie riforme hanno blindato e protetto, senza patemi di sorta per barcamenarsi ogni anno con una incognita pendente sulla testa.
Inserire il tedesco alle scuole medie è una mission impossibile (una su mille ce la fa, e solo per la ferrea volontà dei dirigenti) pertanto la nostra categoria non è FAVORITA da una richiesta che consegua naturalmente anche alla scuola secondaria superiore. Mi si potrà obiettare che neanche lo spagnolo è così diffuso alle scuole medie, ma lo spagnolo è lingua neolatina, reso popolare a priori da elementi determinanti –nel mondo giovanile – vedi hit e tormentoni estivi, e sogni di movida spagnola (forse pre-covid, ma sempreverdi). Perfino vari artisti pop italiani nei loro testi strizzano l’occhio, furbamente, a un imperante mix italiano-spagnolo che diventa talvolta un po’ ridicolo e piacione.
Le difficoltà della lingua tedesca (famiglia germanica) spaventano, dal lessico alla grammatica, abbastanza dissimile da italiano o inglese. Il nostro dato di partenza non è oggettivamente uguale a ciò che spinge a frotte, invece, verso lo spagnolo, avvertito come facile. Cosa peraltro non vera, vista la difficoltà della grammatica, e se si va oltre la sensazione confortante del lessico che assomiglia all’italiano.
In determinati anni scolastici, infine, si sa che la scarsezza di iscrizioni deve incrociarsi anche con i dati relativi alla scarsità di nascite in annate antecedenti. E in generale, l’Italia è un paese dichiaratamente vecchio: la diminuzione delle nascite è un allarmante trend nazionale, denunciato ultimamente anche dall’attuale ministro dell’istruzione.
L’onesto tentativo, pertanto, non solo di incrementare le ore di tedesco, ma addirittura di consentirne la sopravvivenza, è bloccato, né si ha il buon senso di comprendere che la richiesta del tedesco, da parte delle famiglie, andrebbe PREMIATA per il coraggio e la lungimiranza, piuttosto che PUNITA e DISATTESA per meri calcoli burocratici.
Il dinamismo del mondo del lavoro in Italia langue mentre in altre nazioni d’Europa è studiato in anticipo in tutti i suoi mutamenti, pensato, programmato e guidato. Ce ne siamo accorti?
Abbiamo una vera idea, di tutti i profili professionali tradizionali già desueti, scomparsi, o che scompariranno tra brevissimo? Comprendiamo fino in fondo, che le lingue straniere sono importanti, specie quelle richieste da mercati più floridi e più accorti?
Penso che l’Italia non sia preparata per questo.
Ma grazie al cielo, la Calabria aspetta la prossima movida estiva, e qualche turista spagnolo di passaggio.
Dal post pubblicato sul profilo FB di ⇒ Irene Del Pozzo





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