Mio padre e quei gol di Cavani
Il prof. Vittorino Andreoli, noto psichiatra e scrittore, tenne a Ischia nel novembre 2014 una conferenza sul rapporto tra genitori e figli. Le sue parole mi fecero riflettere molto. I dissidi con mio padre erano stati notevoli durante la mia giovinezza. Solo verso la fine della sua vita sono riuscita davvero a ritrovarlo. E quella mia strana passione per il calcio ebbe un ruolo fondamentale.
Qui di seguito vi propongo il post che pubblicai pochi giorni dopo la conferenza. In cuor mio spero che questa breve storia possa dare un pochino di speranza soprattutto ai figli che, pur volendo comunicare con i padri, proprio non riescono. A volte basta davvero poco. In ricordo di mio padre, Agostino Mattera Iacono, a 10 anni dalla scomparsa.
Quelle emozioni soffocate
Mi sarei aspettata un dibattito sulla conferenza che il prof Vittorino Andreoli ha tenuto a Ischia sabato 22 novembre [2014 ] sul rapporto tra genitori e figli. Ho atteso invano. E allora mi permetto di fare qualche considerazione.
Alla conferenza sono arrivata in ritardo, come mi capita di sovente da un po’ di tempo a questa parte. La sala era strapiena, sembrava impossibile entrare. Un posticino l’ho trovato in un angolo, accanto alla porta d’ingresso, lottando strenuamente con chi entrava e chi usciva. E pur nel trambusto, la voce del professore mi giungeva chiara: le parole contenevano forza. Già la prima frase mi ha scosso: “Spesso tra genitori e figli ci si chiede ‘perché sei qui? È successo qualcosa?’ Ma perché deve esserci per forza un motivo? Noi pensiamo sempre che ci sia qualcosa da chiarire, qualcosa di cui discutere. E dimentichiamo che ci può essere semplicemente la voglia e il piacere di stare insieme … “. Non posso ricordare le parole testuali, ma il concetto era questo. E tanto è bastato a riannodare il filo dei ricordi.
A mio padre, che ormai era alla fine della sua vita, regalai un decoder e un abbonamento a una pay-tv. Gli faceva piacere vedere il Napoli, anche se non l’avrebbe mai confessato. E la domenica pomeriggio andavo da lui. “Come mai sei qui?”, mi chiedeva. “Sono venuta a vedere la partita“. E gli inventavo una frottola: “A casa mia l’antenna fa i capricci!”. Era il Napoli di Mazzarri e Cavani, era il Napoli che non si arrendeva mai, neanche quando era disperatamente in svantaggio e sembrava che non ci fosse proprio niente da fare. Lui applaudiva felice. Quei gol di Cavani all’ultimo respiro riuscivano a tirargli fuori quelle emozioni, quelle gioie che per tutta la vita aveva dovuto e voluto soffocare.
Eravamo rilassati e contenti . Quel nostro stare insieme non era scandito da quelle frasi “Ma non pensi che … ” “Ma non sarebbe meglio se … “. Non c’era tempo per quelle parole che sono capaci di ferire o per quei silenzi carichi di rimproveri. I nostri dissidi erano lontani. C’erano solo i gol di Cavani.
Dopo la sua scomparsa, nel settembre del 2010, pretesi che quel decoder rimanesse lì. Nessuno doveva toccarlo . Mia figlia mi redarguì: “Gli oggetti si rompono, invecchiano, viene il momento in cui non funzionano più. Ma quello che ti rimarrà, sarà il ricordo di quei gol di Cavani“. Ed è un ricordo prezioso quello che mi è rimasto dentro, dopo anni di incomprensioni, di parole vuote. Sarà forse per questo che da quando Cavani è andato via, il Napoli non mi sembra più lo stesso.
Un grazie al prof. Andreoli per averci ricordato quanto possa essere semplice stare insieme.


Sono Laura Mattera Iacono. Traduco dal tedesco e scrivo in italiano per il web. Vuoi conoscere meglio la mia attività? Basta un click








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