Lo chiamavano Pagliuchella: il dottore di Casalauro
Da 11 anni a questa parte per me settembre è un mese particolare. Ogni volta che si avvicina la data della scomparsa di mio padre, il 23 settembre, vado in fibrillazione e sento il bisogno di raccontare. Mi conforta il pensiero che parlare di personaggi come mio padre, significa raccontare Ischia di una volta.
Non può e non deve esserci nostalgia per un passato che è stato caratterizzato da tanta sofferenza. Ma ricordare come eravamo, può farci ritrovare le nostre origini, la nostra identità e quindi permetterci di individuare meglio la nostra meta, il mondo verso cui vogliamo andare. Confrontarci con il passato può essere importante per mirare a un futuro migliore.
Qui vi ripropongo un articolo pubblicato sul vecchio blog esattamente due anni fa. Mio padre era soprannominato Pagliuchella. I soprannomi a Ischia un tempo erano quasi necessari, come vi spiego nella storia. Ma che cosa significa Pagliuchella? E perché lo chiamavano così?
Dal vecchio blog 20 settembre 2019
Le foto una volta si raccoglievano in appositi scatoloni. Ci si buttavano dentro tutti i ricordi di famiglia e oggi, chi ha la fortuna di ritrovare quelle scatole in qualche angolo sperduto di un armadio, s’imbatterà non solo nei ricordi familiari e personali, quanto piuttosto in veri e propri pezzi di storia di Ischia.
Rovistando tra cianfrusaglie in vecchi armadi ho ritrovato documenti e foto che si riferiscono a mio padre giovane e che talvolta risalgono a ben prima della mia nascita. Vi assicuro che avere tutto questo davanti agli occhi, mi procura sensazioni indescrivibili. Per la verità quello che vi riporto in queste pagine, è soprattutto il risultato dei racconti di mio padre, di quei momenti che trascorrevamo insieme, quando lui, ormai vecchio e malato, era costretto su una poltrona, dopo una vita di corsa. È il risultato di quei momenti in cui ho ritrovato mio padre.
Alcuni lettori della Storia del doppio cognome mi hanno posto in privato una domanda precisa: come mai tuo padre durante la guerra studiava? Non era militare?
Glielo chiesi anche io. E fu lui a spiegarmi che durante la guerra gli studenti di medicina erano esentati dal servizio militare. Quelli che si arruolavano volontariamente entravano nell’esercito con il grado di Ufficiale medico e non andavano al fronte. Il progetto era preciso: gli studenti di medicina dovevano laurearsi nel più breve tempo possibile. C’era bisogno urgente di medici allora. E così mio padre visse, in tutti gli anni di guerra a Napoli, i bombardamenti, la paura, la violenza, anche senza vestire l’uniforme.
Una volta mi disse: “I Napoletani fecero la faccia bianca”. Anche dopo l’armistizio dell’8 settembre, a Napoli si soffrì tanto. Le violenze dell’esercito tedesco in ritirata furono inaudite e gratuite, tanto da indurre la gente a ribellarsi e a dar vita alle “Quattro Giornate”.
Ma dopo la guerra, con il titolo di Dottore in tasca, mio padre, aveva un problema. Come far sapere alla gente che era diventato medico? Doveva farsi venire un’idea, escogitare un sistema che oggi chiameremmo Marketing e che allora si definiva più semplicemente “un modo per farsi conoscere” . E sentite un po’ cosa gli venne in mente.
Cominciò a camminare per strada con la borsa da medico in mano, sicuro di non sfuggire alla curiosità della gente. Un giorno, nella zona di Campagnano, gli capitò un episodio che si rivelò decisivo, non tanto per la sua carriera di medico, quanto per un particolare che nella sua vita ebbe una certa rilevanza.
Alcune signore, affacciate alle finestre di casa, gli chiesero: “Ma voi siete dottore? E chi siete? Addo’ state? a chi appartenete?”
Pronta la sua risposta: “Sì, sono dottore, mi chiamo Agostino Mattera.”. Mattera è un cognome troppo comune a Ischia, per questo si fa uso dei soprannomi. “Mattera, chi?” insisteva la signora. “Quello a Casalauro”, fu la risposta di mio padre.
Casalauro è un borgo antico alle porte di Ischia Ponte. Il toponimo deriva da Casa Lavoro Un tempo era ricco di terra coltivata, ma c’era anche chi si dedicava al lavoro artigianale. Una delle signore capì: “Ah, sit’ chille e ‘ Pagliuchella”. Nella famiglia di origine di mio padre c’era una persona che lavorava la paglia.
Di qui un soprannome che l’ha accompagnato per la vita. Ad essere sincera Lui non è mai stato contento di quel soprannome. Non sono mai riuscita a capire il perché.
Nella foto: mio padre, a destra, il dottor Baldino, al centro, il dottor Cappello, a sinistra
Sono Laura Mattera Iacono. Traduco dal tedesco in ambito giuridico e scrivo in italiano per il web. Su questo blog racconto Ischia tra chiacchiere e caffè. Scrivo contenuti per il web per aziende turistiche di Ischia, Procida, Capri e Napoli
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