Giovani al Sud
I giovani che vivono al Sud d’Italia, sono passivi e dediti alla lamentazione? Non hanno voglia di creare, di darsi da fare? Sono soliti aspettare il lavoro seduti sul divano? Sono domande che ci siamo posti a inizio gennaio, nel corso dell’incontro virtuale del nostro gruppo lettura.
Qui di seguito vi ripropongo un pezzo della mia storia lavorativa. Nel 1989 ho fondato qui a Ischia il Centro Traduzioni Le Copain. Era una ditta individuale. Lo scontro con la burocrazia fu terribile e mi tolse tempo e risorse che avrei potuto dedicare ad altro. Ecco cosa mi successe
Una piccola impresa al Sud
Era il 1993. Ma oggi le cose sono cambiate?
… Quando seppi che a Bologna si era costituita la Federazione dei Centri Traduzione e Interpretariato feci i salti di gioia. Vuoi vedere – pensai – che questi qui sapranno mettermi sulla via giusta? La mia battaglia con la burocrazia e la Camera di Commercio durava ormai da tanto ed era diventata un peso. Era il 1993.
Sollevai la cornetta e telefonai. L’addetta mi rispose in modo molto gentile: “Chiami da Ischia? Che bello!” Ma dopo i convenevoli, la risposta fu raggelante. “Sì, conosco il tuo problema. Per le Ditte individuali nel nostro settore, almeno in alcune città, è praticamente impossibile avere un riconoscimento dalla Camera di Commercio. A Milano in genere non fanno storie, in altre città sì. Sai, la legge si presta a molte interpretazioni e i funzionari ritengono che il nostro sia un lavoro solo intellettuale che non può essere equiparato a quello di un’azienda” Come posso risolvere? La riposta fu disarmante: “Costituisci una società, anche io mi sono regolata così. Fatti consigliare da un buon commercialista sul tipo di società più semplice, poi trova una persona di fiducia, magari un familiare … “ Ma io non posso essere costretta a costituire una società se non lo voglio. “ Certo, su questo hai perfettamente ragione…” Però la ragione se la pigliano i fessi, come si dice a Napoli.
La mia battaglia continuava, di ufficio in ufficio. Spesso mi sentivo commenti incredibili. “Ma perché vuoi iscriverti alla Camera di Commercio?” Non svolgo solo il lavoro di professionista, organizzo e coordino il lavoro degli altri, fornisco interpreti e tecnici ai convegni, insomma una serie di servizi. “Ma puoi farlo con una partita IVA”.
No, non è così, non sono soggetta alla Ritenuta d’Acconto e comunque non sarei completamente a posto con la legge. “Ma quando un cittadino vuole mettersi a posto con la legge, incontra sempre un sacco di problemi”. Ecco, sì, appunto.
E in tutto ciò, sotto i colpi di Mani pulite che aveva fatto crollare tutto un sistema imbarazzante, la crisi economica italiana si espandeva a macchia d’olio. Tv e giornali ospitavano i nuovi politici, quelli del cambiamento, quelli che volevano dare una svolta e scuotere il mondo giovanile. “Il posto fisso non esiste più – tuonavano i Signori – oggi i giovani devono tirar fuori energia e creatività. Ognuno deve diventare imprenditore di se stesso”. Io mi sentivo torcere le budella. Imprenditore di se stesso? Crearsi un lavoro? Ma di cosa parlate?
Io ci stavo provando da anni e mi sentivo trattata come una stupida che si era messa in testa di fare le cose. E chissà quanti altri erano nelle mie stesse condizioni. Un giovane che provava a far qualcosa si trovava di fronte a una miriade di difficoltà burocratiche. La Pubblica Amministrazione non era il giusto organo di controllo che facesse opera di verifica e di guida. No. Era un muro invalicabile.
E quelli lì in TV e sui giornali si permettevano di dire che i giovani dovevano diventare imprenditori di se stessi. Intendiamoci: io sono di sinistra, fortemente di sinistra, non sono per la liberalizzazione di tutto, per il “basta un click”. No, io credo che il controllo sia necessario. Ma la Pubblica Amministrazione deve essere al fianco del cittadino, non un nemico da combattere.
E inoltre dimenticavano questi Signori un aspetto importante che io stavo sperimentando giorno dopo giorno sulla mia pelle: non ci si improvvisa imprenditori. Ci vuole una cultura imprenditoriale che si acquisisce piano piano. E il giovane, per cominciare, non ha bisogno di qualche soldino a fondo perduto, ha bisogno soprattutto di capire dove scovare le risorse e come impiegarle.
Fin qui l’articolo che avevo già pubblicato tempo fa sul vecchio blog. Credo che un aspetto sia chiaro. Al Nord Italia la burocrazia funziona meglio. Al Sud inspiegabilmente le cose sono diverse. Perché? Non saprei. Ma certo, di fronte a questi problemi molti giovani sono costretti a mollare, perché hanno necessità di mettere il piatto a tavola e non possono permettersi il lusso di perdere tanto tempo tra un ufficio e un altro. Intendiamoci: le regole sono necessarie. Ma devono essere chiare, precise e applicabili.
Nel 1994, per aggirare i problemi costituii una società che poi è stata sciolta nel 2017. Mi direte: ma da allora sono passati 30 anni. Voi pensate che le cose siano cambiate? Io credo di no!


Sono Laura Mattera Iacono. Traduco dal tedesco e scrivo in italiano per il web. Vuoi saperne di più?








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