Gente di Casamicciola: Don Umberto
Fino a un anno fa, tempo permettendo, Don Umberto usciva tutte le mattine. Lo incontravo lungo via Nuova Cartaromana quando uscivo per la spesa o per comprare il giornale dal vicino tabaccaio. Camminava piano piano, di tanto in tanto si sedeva lungo il muretto del marciapiede per godersi d’inverno una sfrenzola di sole o d’estate un poco di fresco sotto l’ombra dei pochi alberi rimasti. L’ultima tappa era di fronte casa sua: si metteva seduto sul muretto che costeggia la pizzeria e aspettava l’ora di pranzo. Qualche volta lo aiutavo ad attraversare in quell’incrocio terribile. Il passo incerto gli ha poi suggerito di munirsi di bastone.
Quando un anno fa è arrivato il mostro, mi capitava di scorgerlo mentre dalla sua finestra guardava la strada che doveva mancargli tanto. Lo salutavo urlandogli: “Jamme, che sta’ passann’”. Lui rispondeva al saluto con uno sguardo pieno di speranza.
Non appena il peggio sembrava passato, Don Umberto ha ricominciato a passeggiare, contento di poter ancora godersi quel poco di gioia che la vita gli concede. In questi giorni lo incontro spesso, le restrizioni non sono più così severe. La passeggiata sotto casa è consentita.
Una mattina lo incontro sul marciapiede mentre tagliava qualche foglia che spuntava da un terreno vicino. “Sono le fave, questo si deve togliere”, mi spiega affettuosamente. È tempo di cimare le fave, come dicono i nostri contadini. Bisogna spuntare la pianta perché non cresca troppo in altezza e conservi le energie per insaporire il frutto. Incuriosita gli chiedo: “Ma voi siete di mare o di terra?”. Mi risponde ridendo: “Io ho fatto il tassista per più di cinquant’anni. La mia famiglia era contadina. Io sono di Casamicciola, abitavo vicino al Cimitero”.
Che strano. È un mio vicino di casa, ma non sapevo che fosse di Casamicciola. Da quel giorno ho cominciato a chiacchierare con lui e vi assicuro che quei suoi racconti mi hanno permesso di scoprire cose di Ischia, e soprattutto di Casamicciola, che davvero non conoscevo.
Casamicciola nel dopoguerra
Don Umberto racconta: “Casamicciola negli anni ’50 era piena di turisti nella bella stagione. Al Pio Monte della Misericordia venivano tante persone, anche colonie di ragazzi. La Marina era sempre piena di gente e da ogni parte dell’isola venivano contadini e pescatori a vendere i loro prodotti”. Ma questo succedeva prima dell’arrivo di Rizzoli? “Sì – risponde lui sicuro – prima di Rizzoli Casamicciola era l’unico luogo turistico dell’isola. Pensate: tra la Marina e Piazza Bagni c’erano ben 4 macellerie”. Caspita! In un’epoca in cui la carne era un genere di lusso, non è roba da poco.
Don Umberto è ben contento di raccontare. “Io ho cominciato a lavorare a 13 anni. Facevo il fattorino sulle linee Di Maio, una linea privata di autobus che collegava la Marina con la Sentinella. Faceva 3 fermate principali: piazza Marina, piazza Bagni e Sentinella. Il biglietto costava 35, 45 e 55 lire. Era una linea che serviva soprattutto ai turisti che dovevano raggiungere Casamicciola Alta, come Piazza Bagni e La Rita dove c’erano gli stabilimenti termali più importanti”.
Dunque negli anni ’50 a Casamicciola c’era una linea di collegamento interna. Interessante, non credete?
Mi viene in mente che anche a Ischia era così. C’era la linea Carcaterra. E Don Umberto sorride: “Eh… Carcaterra è venuto dopo, molto dopo”. In effetti i miei ricordi sono degli anni tra ‘60 e ’70.
Le parole di Don Umberto mi sorprendono. Avevo sempre pensato che il turismo di quegli anni fosse riservato a una piccola élite di persone. Evidentemente avevo una cognizione sbagliata. Altre persone di Casamicciola mi hanno confermato che all’epoca esisteva un buon movimento turistico legato soprattutto alle acque termali. E Casamicciola aveva stabilimenti grandi come l’Hotel Manzi, ma anche piccole realtà come le Terme Lucibello, ad esempio, e tante altre.
E Don Umberto continua: “Sapete come ho cominciato a lavorare per Di Maio?” e scoppia a ridere. “Mio fratello lavorava sull’autobus già da tempo. Una mattina nella fretta aveva dimenticato la merenda” Un bel pezzo di pane e pomodoro, immagino. “Mia madre glielo preparò e mi disse di andare a portarglielo. Io andai alla Marina e salii sull’autobus in sosta, per aspettarlo. Un signore mi vide e mi chiese ‘ Che ci fai qua?’ Aspetto mio fratello per dargli a’ mmarenna. ‘Senti un po’, quanto fa 35 x 3?’ Io subito risposi: 105. E lui: “45×2?” E io pronto: 90. E il signore mi disse: ‘domani vieni a lavorare qua’”.
Capite? Era il proprietario delle linee Di Maio. Aveva fatto un breve esame di matematica al ragazzo che per accertarsi che sapesse far di conto e incassare l’importo giusto dei biglietti. Così lo assunse. E Don Umberto mi confessa: “Quella è stata la svolta della mia vita. Lavorando su quegli autobus ho potuto conoscere tanta gente”…
Si è fatta ora di andare a mangiare. Accompagno Don Umberto dall’altra parte della strada e ci diamo appuntamento alla prossima. Voi ci sarete? Spero di sì. Il racconto è ricco di soprese


Sono Laura Mattera Iacono. Traduco dal tedesco e scrivo in italiano per il web








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