Storia del doppio cognome
S. Agostino era una giornata speciale a casa mia. Venivano in tanti a far gli auguri al Dottore con gli omaggi più svariati: polli, conigli, vino fatto in casa. Ti accorgevi subito che quei doni venivano dal cuore, che in quegli omaggi non c’era niente di formale e che anzi era tutto molto sentito. E quelle parole di accompagnamento non le dimenticherò mai: “Mi raccomando, salutatemi il Dottore con tanti e tanti auguri. Che possa campare cent’anni“.
Lui era il Dottore della gente comune.
Oggi a circa 11 anni dalla scomparsa, vi ripropongo un articolo che ho pubblicato due anni fa sul vecchio blog. È un mio piccolo omaggio e anche un contributo per quelli che lo ricordano e per quelli che lo hanno dimenticato.
Dal vecchio blog 28 agosto 2019
Si chiamava Agostino. Agostino Mattera. Aveva un solo cognome, come quasi tutti del resto. Era l’ultimo figlio maschio di una famiglia numerosa. Dopo di lui solo una ragazza, Anna.
Erano gli anni ’20 del secolo scorso, anni duri, quelli che seguirono la prima guerra mondiale e sfociarono nella grande crisi economica. A Ischia c’era il Podestà.
Sull’isola la gente era povera, ma riusciva a mangiare coltivando la terra e allevando animali. Il padre di Agostino, Antonio, era agricoltore, lavorava a giornata presso un proprietario terriero. Con la bella stagione Antonio era solito portare con sé i due figli più piccoli, Agostino e Anna. “Venite a pazzià là”. E così all’ora di pranzo i proprietari dicevano: “Che fanno sti duje criature. Venite a mangià quaccosa pure vuje”. In quei tempi difficili c’era ancora umanità .
La vita di Antonio con la sua famiglia, pur tra tanti stenti, andava avanti.
A un certo punto la tragedia: la moglie Carmela si ammala di polmonite. Muore che non ha ancora quarant’anni.
Per Antonio e i suoi tanti figli fu un dramma. Tanti anni dopo Agostino, ormai vecchio e sofferente, mi confidò tra le lacrime: “Sono diventato medico perché ho visto mia madre morire così giovane”.
Per lui, che all’epoca aveva circa sette anni, la morte della mamma fu un dramma e non solo per la grande perdita affettiva. Quello che successe dopo, sconvolse la sua vita.
Al capezzale della mamma morta si presentò una zia, donna Luisella, persona dolce e mansueta. “Che fai qua? – gli disse – jamme, viene cu’ me”. Agostino la seguì senza immaginare che quello non sarebbe stato un allontanamento momentaneo. Quella di donna Luisella e del marito don Paolo Iacono era destinata a diventare la sua nuova famiglia. Agostino se ne rese conto solo qualche tempo dopo.
Paradossalmente la sua poteva essere considerata una condizione fortunata. Don Paolo e donna Luisella non avevano figli, erano in una condizione piuttosto agiata per quei tempi. Ma se da un lato Agostino poteva godere di un piatto caldo, dall’altra soffriva tanto. Sentiva la mancanza del calore della sua famiglia, di suo padre, dei suoi fratelli e delle sue sorelle. E infatti spesso scappava. Ma non c’era niente da fare. Il suo destino era quello di rimanere nella nuova famiglia.
Se donna Luisella, sua zia, era una persona mite e affettuosa, don Paolo, a differenza del padre Antonio, era persona dura, severa, persino dispotica. Era un commerciante di vini ed era contento di poter contare su due braccia maschili che potessero aiutarlo nel lavoro. E Agostino, fin da ragazzo cominciò a studiare, a patto però che aiutasse don Paolo nel lavoro. E il lavoro con il vino, il trasporto di botti, il controllo delle consegne dei fornitori, era molto duro. Agostino studiava nei ritagli di tempo. Eppure a scuola andava bene, era sempre tra i migliori. Non si ribellò mai al dispotismo di Don Paolo. La sua ribellione erano i libri, la possibilità di riscatto che sentiva di poter avere con la scuola.
A questo punto capita qualcosa di incredibile. Nella scuola che Agostino frequentava, fa il suo ingresso una giovane supplente, Anna Baldino, che poi diventerà la Preside per eccellenza, una delle donne più importanti della storia recente di Ischia.
Alla fine della scuola di avviamento, come credo si chiamasse allora, Agostino era destinato a smettere gli studi per aiutare don Paolo nel lavoro. Ma Anna Baldino parlò con don Paolo: “Questo giovane deve studiare, deve proseguire fino alla Laurea” gli disse. E riuscì a convincerlo. Devo dire che avendo conosciuto don Paolo, mi sono davvero stupita che si sia lasciato convincere. I patti evidentemente dovevano essere chiari: “Agostino, tu innanzitutto lavori, poi quando hai tempo, studi”.
E Agostino non venne meno al patto. Di giorno lavorava sodo, trovava il tempo di seguire le lezioni private che Anna Baldino riusciva a fargli seguire anche grazie al Vescovo. Credo che le lezioni fossero gratuite. Non esistevano scuole a Ischia a quei tempi: bisognava andare a Napoli per superare l’esame da privatista. Agostino studiava soprattutto di notte. Non abbandonava i libri neanche d’estate, si esercitava con il latino e greco, per allenare la mente e non rischiare di rimanere indietro d’inverno. E così conseguì la maturità classica.
Siamo ormai agli inizi degli anni ‘40, in tempo di guerra. Agostino si iscrive all’Università, facoltà di Medicina e Chirurgia. Deve trasferirsi a Napoli. Don Paolo gli trova una sistemazione a buon prezzo. Ma anche in questo caso i patti erano chiari. “Studia pure se ce la fai, ma devi continuare a collaborare con l’azienda di famiglia”. E Agostino a Napoli frequenta i corsi, studia, e poi prende contatto con i clienti di Don Paolo, si occupa anche di fare pubblicità. E si laurea nel 1946.
Gli anni universitari furono quelli della guerra. Agostino studiava e lavorava sotto i bombardamenti. Non andava mai nei rifugi quando suonava l’allarme. Preferiva rimanere in casa a pregare. Sapeva per esperienza che dai rifugi si rischiava di non uscire. Le macerie dei palazzi caduti spesso ostruivano le uscite. Lui rimaneva in casa, a luci spente. E riuscì a laurearsi.
Fu grande l’orgoglio per Don Paolo che ora però pensava di regolarizzare Agostino come suo figlio adottivo. Ma come fare? Sostituire il cognome a questo punto sarebbe stato difficile, i documenti erano tutti registrati come Mattera. E allora?
Ecco che si arrivò alla conclusione di aggiungere il cognome “Iacono” a quello originario di “Mattera”. Probabilmente Don Paolo pensava di meritare un riconoscimento per il sostegno che riteneva di aver dato ad Agostino nei suoi studi. Era però un sostegno che ad Agostino era costato tante lacrime e tanto sudore.
Nel giorno di S. Agostino, voglio dedicare questa storia a tutti i giovani, soprattutto a quelli che sono in difficoltà, si sentono disperati e temono di non farcela. Come diceva sempre lui, Agostino, mio padre: “Se ce l’ho fatta io, può farcela chiunque”. Forza ragazzi!
Sono Laura Mattera Iacono. Traduco dal tedesco in ambito giuridico e scrivo in italiano per il web. Su questo blog racconto Ischia tra chiacchiere e caffè. Scrivo contenuti per il web per aziende turistiche di Ischia, Procida, Capri e Napoli
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Una storia davvero bellissima.
Un esempio importante.
Da ricordare e da onorare.
Chapeau
Sono commossa. Grazie Claudia