Al compagno Franchino
Francesco De Luciano, per gli amici Franchino, è stato un protagonista di Ischia negli anni ’70. Non era molto appariscente, ma la sua presenza si avvertiva, eccome. Franchino ci ha lasciato all’improvviso nei giorni scorsi, colpito da un infarto mentre lavorava nel suo ufficio di Assicurazioni. Il mio ricordo.
Quando la 500 rossa era parcheggiata in via Antonio Sogliuzzo, a Ischia Ponte, Franchino era alla sede del Circolo culturale libertario o magari lì vicino, al Bar del mitico Battista.
Quella 500 rossa talvolta apriva i nostri cortei con trombe e megafoni. In quella 500 rossa salivamo noi giovanissimi per andare a Forio, al Torrione o al corteo del I maggio.
Da quella 500 rossa mia madre una volta mi vide scendere, di ritorno da una manifestazione. E Franchino prese una partaccia, mentre io, mortificata e arrabbiata, scappai via verso casa.
In quel gruppo io ero la più giovane, quella che in fondo creava problemi per i genitori così aggressivi. Ma nessuno, meno che mai Franchino, me lo ha mai fatto pesare.
Tra gli adulti di quel gruppo, Franchino era tra i più attivi. Viveva tra la gente, si documentava, leggeva tanto e quando parlava, le sue parole erano sempre ben ponderate. Alle manifestazioni era sempre presente quando il lavoro glielo consentiva. Faceva il cameriere in un bar di Ischia Porto, i turni erano abbastanza pesanti. Ma se le manifestazioni erano importanti, tentava in tutti i modi di regolare i turni di lavoro pur di esserci. Una volta, durante un corteo a Napoli, fu travolto da una carica della polizia, Tornò con la faccia gonfia e una costola incrinata.
Sabato scorso ci siamo ritrovati tutti là, al Cimitero di Barano d’Ischia per l’ultimo saluto. Ci portavamo addosso i segni del tempo, del dolore, dell’incredulità.
Giusy lo ricorda così: “Trascorrevamo le serate a parlare fino a notte fonda. Non so poi come facesse all’alba ad andare a lavorare. Ma era bello parlare, sognare il mondo nel quale ci sarebbe piaciuto vivere”.
Enzo, uno dei fondatori di quel gruppo, non c’era. Forse preso dall’emozione non è riuscito a venire. Ha preferito affidare a Francescone il suo messaggio di saluto:
“Caro Franchino, c’è stato un tempo, non breve, in cui siamo stati giovani tra i giovani e siamo stati capaci di sensibilizzare un ambiente sociale bacchettone, clericale e conservatore, su temi sociali come l’ecologia, lo sfruttamento del lavoro e le politiche giovanili. Le nostre attività riuscirono a far uscire Ischia dall’isolamento, collegandola alle vicende nazionali. Tu eri l’anima meno appariscente, ma fondamentale di quel gruppo”.
Francescone legge tra le lacrime. Sono parole forti e vere che riassumono quegli anni ’70 a Ischia. Forse esiste un modo per ricordare Franchino e tutti quelli che già ci hanno lasciato, come Pietro, Imma, Romeo: ricominciare a sognare.
La foto di copertina proviene dalla collezione privata di Enzo Italiano che ringrazio di cuore per la concessione
Sono Laura Mattera Iacono. Traduco dal tedesco in ambito giuridico e scrivo in italiano per il web. Su questo blog racconto Ischia tra chiacchiere e caffè. Scrivo contenuti per il web per aziende turistiche di Ischia, Procida, Capri e Napoli
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