Ischia e le sue terme/3
Con questa terza parte dell’articolo di mio padre si chiude il capitolo introduttivo legato all’arrivo di Rizzoli a Ischia e ai conseguenti cambiamenti che si verificarono sull’isola.
Sicuramente l’ospedale fu una grandissima novità. A questo proposito permettetemi una annotazione personale. Rizzoli viene definito come persona di grande generosità. Regalare un ospedale a una comunità non è roba da poco.
Tuttavia io credo che Rizzoli, da grande imprenditore, si fosse reso conto di una verità che oggi sfugge a molti: non è possibile fare turismo in una località, in particolare in un’isola, che non sia ben attrezzata da un punto di vista sanitario.
Anche su questo aspetto sarebbe interessante lanciare un dibattito
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Rizzoli e l’ospedale
di Agostino Mattera Iacono
da Ischia e le sue Terme
Il Golfo 25 aprile 2010
Rizzoli si dichiarava debitore verso la fortuna che l’aveva assistito nella sua iniziativa. La mancanza di un ospedale a Ischia gli sembrò una buona occasione per pagare questo debito. Costruire l’ospedale non fu per lui la cosa più difficile. Aveva capitali disponibili. Le maestranze che avevano costruito il complesso termale erano in attesa di nuovi ordini. Le difficoltà cominciarono dopo.
Lo Stato si fece avanti per reclamare le sue tasse. Rizzoli su questo fu irremovibile:
Vi ho costruito l’ospedale, ve lo arredo, ma non sono disposto a pagare un soldo di tasse
Fu Andreotti a suggerire di far risultare la Chiesa proprietaria del suolo e titolare della ditta incaricata della costruzione, esentasse, come da Concordato.
Terminata la costruzione, sorse poi il problema: a chi affidarne la conduzione? Rizzoli e i suoi erano contrari a concederla agli Ospedali Riuniti di Napoli. I Sindaci rifiutarono l’offerta. I vari Enti religiosi avrebbero accettato solo con reali garanzie finanziarie dei Rizzoli. Alla fine, con l’intervento del Senatore Monaldi, l’ospedale fu dichiarato reparto degli Ospedali Riuniti di Napoli dislocato a Lacco Ameno.
Rizzoli si offrì di pagare un contributo annuale equivalente all’onere di 50 posti letto-vuoto per pieno.
Rizzoli e Nitrodi – Olmitello
Le cure idropiniche
Ogni volta che il Commendatore arrivava a Ischia nei fine settimana, il suo pensiero dominante era rivolto alle sue Terme, alle sue acque minerali e alle altre possibili modalità di cura in sostituzione o a sostegno dei tradizionali bagni e fanghi. Così cominciò a pensare alla possibilità dello sfruttamento idropinico di alcune fonti. Un primo tentativo in tal senso con la Fonte Greca, situata al pian terreno del suo complesso termale, non diede risultati sempre favorevoli.
Rizzoli allora rivolse la sua attenzione alle sorgenti di Nitrodi e Olmitello, già empiricamente sfruttate con vantaggio per le malattie della pelle. L’intenzione del Commendatore era quella di sfruttare tali acque sia per bibita che per uso esterno. Sicuro del buon esito della trattativa e dei responsi sanitari favorevoli, il Commendatore comprò 30 mila metri quadrati di terreno ai Maronti, dove sarebbe sorto un grandioso centro di cura idropinica e di imbottigliamento. Devo ricordare che da tempo immemorabile l’acqua di Nitrodi costituiva una delle pochissime risorse idriche per bibita del nostro paese, senza che alcuno ne avesse riportato danno.
Tuttavia tutta la pratica venne respinta per eccesso di carica batterica. Gli Enti proprietari delle sorgenti rifiutarono ogni sua proposta di disinquinamento a sue spese e rischio.La sua delusione fu enorme e l’accompagnò fino agli ultimi giorni della sua vita.
Rizzoli e Il Corriere della Sera
Il pasticcio degli eredi
Nel penultimo anno di sua presenza a Lacco Ameno, ormai più come turista, Rizzoli era solito passeggiare tutti i giorni nei corridoi dell’albergo e delle Terme con due giornali in mano: uno ad apertura tradizionale (come il Corriere) e uno ad apertura più piccola, in formato tabloid. A chiunque incontrasse, domandava:
Se lei dovesse comprare un giornale, comprerebbe questo? – e apriva il Corriere sul viso dell’interlocutore – O questo? – e faceva la stessa manovra con l’altro. Si mostrava felice per la preferenza dichiarata per la seconda ipotesi.
Diceva:
Mi vogliono vendere il Corriere in grave crisi finanziaria, ma io ho la mia casa editrice, ho i miei corrispondenti in tutte le principali città del mondo per le mie riviste; ho la mia cartiera a Bologna e una ricca catena di distribuzione. Se mi vogliono concedere un giornale quotidiano, con un semplice atto burocratico possono concedere al mio settimanale Oggi la licenza di gestire un Oggi lunedì, Oggi martedì, e così fino al sabato. Posso assicurare che farò un quotidiano (di cui già aveva ingaggiato il Direttore), degno e forse anche migliore del vecchio Corriere, mi impegno ad assumere dal Corriere in liquidazione le maestranze di cui potrei aver bisogno per l’ampliamento che la nuova attività comporterebbe, ma non uno in più .
Appena dopo la sua morte, gli eredi comprarono il Corriere, ma dopo poche settimane furono costretti a dichiarare fallimento e qualche componente della famiglia – ingiustamente – varcò la soglia del carcere.
(continua)
Sono Laura Mattera Iacono. Traduco dal tedesco in ambito giuridico e scrivo in italiano per il web. Su questo blog racconto Ischia tra chiacchiere e caffè. Scrivo contenuti per il web per aziende turistiche di Ischia, Procida, Capri e Napoli
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Bellissima la storia dell’ospedale e di chi se n’è preso cura. Oggi la vedo una pratica impossibile. Molto giusto anche aver capito che solo un’isola bene attrezzata poteva attrarre il turismo, e un turismo di qualità
Buffa la storia dell’acqua, piena di batteri, ma fa benissimo 😉
Sì Paola, la storia dell’ospedale è bella e controversa.
Secondo molti Rizzoli è stato generoso, io credo sia stato semplicemente un imprenditore.
Grazie per i tuoi commenti, sempre molto puntuali
Certamente come avrai ben intuito Rizzoli aveva ben chiaro che una destinazione non sicura non poteva essere competitiva allora ma soprattutto oggi ed all’ indomani di una pandemia. E comunque bisogna anche dire che da un riscontro personale di ormai 17 anni su Ischia, i turisti sono mediante ben soddisfatti del servizio loro reso dai medici che li assistono nei centri termali ed in Ospedale. Forse dato le ridotte capacità del Pronto soccorso rispetto alle aumentate richieste di intervento, sarebbe utile valutare l apertura di una struttura sanitaria parallela da destinare ai soli turisti e magari individuare la sede proprio tra gli immobili del noto Palazzo reale sito in Ischia Porto. Certo si può obiettare sui costi di gestione , risorse umane,a oggi con i tempi moderni tutto è possibile ( nuovi strumenti della finanza , tele medicina, strumenti sanitari integrativi di welfare etc) , però pensiamo a quale vantaggio competitivo in più da aggiungere ad altri avrebbe la nostra destinazione ! In economia dei servizi si dice che il passato non conta, oggi è necessario sapere leggere ed analizzare il presente per capire quale sarà il futuro ce li dicono i giovani con le tantissime nuove start up di successo che creano.
Grazie per il prezioso contributo, Camillo.
Devo dire tuttavia che stavolta non sono proprio d’accordo.
Una struttura ospedaliera parallela per i turisti, sarebbe insostenibile per noi isolani. Non tanto da un punto di vista economico, perché le risorse si troverebbero, quanto da un punto di vista logico e umano.
Una struttura ad hoc per “i forestieri” causerebbe in noi isolano un senso forte di frustrazione e contribuirebbe a divulgare la convinzione che il turista sia una sorta di invasore, da spremere e mandare via quanto prima.
Credo invece che il turismo che tutti noi auspichiamo vada in direzione opposta e preveda che l’ospite si integri perfettamente nel tessuto sociale del luogo che visita.
Sarebbe logico a questo punto migliorare le strutture pubbliche per tutti, in modo da creare un modello di sanità pubblica che serva anche da bigliettino da visita.
La strada è lunga, ma si può fare.
Per il resto, credo che conoscere il passato non serva per leggere i dati, quanto piuttosto per migliorare il presente. E sul passato dobbiamo chiederci con forza: dove abbiamo sbagliato?
Ti confermo l’invito per un caffè. La diversità di opinioni è una ricchezza.
A presto