Ischia: le radio libere e gli anni ’70
Quanti giovani oggi ascoltano la radio? E cosa ha significato per i giovani la radio negli anni ’70? Parliamo di radio libere. Un incontro sul tema si è tenuto domenica 28 maggio alla Torre del Molino a Ischia Ponte nell’ambito del Festival Storiae archeologia e narrazioni.
Beppi Banfi, Ciro Cenatiempo, Guidone (alias Guido Florido), Rino Romano e Luciano Venia si sono ritrovati per una sera su un palco a raccontare la bella avventura delle radio libere o private a Ischia. A moderare l’energia dei personaggi, la giovane Alessandra Vuoso, la brava regista di un Festival che ogni anno è sempre più accattivante.
Quando alla metà degli anni ’70 esplose in Italia il fenomeno delle radio libere, Ischia per una volta tenne il passo. Alla fine di quel decennio in tutta l’isola erano ben 13 le radio locali.
La prima fu Radio Ischia, poi fu la volta di Radio Ischia International e a seguire le altre.
Sull’isola, come in tutto il Paese, si scoprì la FM, la modulazione di frequenza.
Erano gli anni della ribellione, dei cambiamenti, dei nuovi generi musicali. La Rai pur avvertendo qualche spinta al rinnovamento, sembrava imbalsamata. Ma erano anche gli anni della partecipazione. Così con le nuove radio, l’ascoltatore divenne protagonista.
Assieme ad ampie scalette musicali, esistevano programmi ad hoc affinché gli ascoltatori potessero entrare in trasmissione, esprimere un’opinione, inviare un saluto, fare una dedica.
Gli speaker erano tutti volontari, nessuno si sognava di farsi pagare. Eppure in quegli studi, che talvolta erano sottoscala o semplici appartamenti riadattati, qualche giovane ha trovato la sua strada professionale.
Radio Ischia
La mia preferita
A Radio Ischia si cominciava all’alba con il cafone che il mitico Guidone conduceva in dialetto, in assoluta spontaneità, tanto che qualche ascoltatore pensava che stesse recitando. Si proseguiva con Maria e il suo Scendiletto, un programma che è valso alla conduttrice un soprannome indelebile. Non ho mai saputo quale fosse il suo cognome.
E poi Beppi con l’indimenticabile Diamoci del tu nel cuore della notte, un programma che ha fatto storia. Ma non posso neanche dimenticare il GRI notizie, con l’informazione locale che alla radio era una novità assoluta.
In un’epoca di scarsa tecnologia e risorse ridotte, esisteva tanta voglia di fare e gli inevitabili inconvenienti tecnici, come ci hanno raccontato i protagonisti della serata, si trasformavano spesso in situazioni comiche.
Le partite dell’Ischia alla radio
La voce di Geppino Cuomo
Vi confesso che dell’epoca io ricordo in particolare le radiocronache in diretta delle partite dell’Ischia. Erano molto seguiti allora i cosiddetti campionati minori, forse anche perché la TV non pretendeva di incollarci alla schermo 24 ore al giorno come oggi.
Prima dell’irruzione delle radio, quando l’Ischia giocava in trasferta bisognava attendere la fine della partita per conoscere il risultato. Sistemi di comunicazione immediata non esistevano, né si poteva contare sulla RAi. A volte nelle piazze si rincorreva qualche voce che alla fine veniva spesso smentita. Allo scadere dei 90’ dunque, si telefonava a un noto Bar di Ischia Porto nella speranza che la notizia fosse arrivata.
Con le radio libere tutto cambiò.
La domenica erano Franco Postiglione, Ciriaco Rossetti e Geppino Cuomo a raccontarci le gesta dei nostri eroi in gialloblu
Fare una radiocronaca di una partita di calcio deve essere molto difficile, soprattutto se non sei del mestiere. Sei solo davanti al microfono, ma sai che attraverso i tuoi occhi in tanti assisteranno alla partita. Devi parlare fitto, senza pause, far capire se il pallone è nella trequarti avversaria o nella tua, se il tiro fa la barba al palo o finisce alle stelle, se quel campanile è un rinvio alla viva il parroco o può lanciare un contropiede.
Mi sento di dire oggi che le cronache di Geppino e dei suoi amici fossero di ottima fattura, soprattutto se raffrontate a quelle dalle radio che seguivano il Napoli, che troppo spesso peccavano di parzialità e di imprecisione.
Avevo voglia di capirne di più, così mi sono avvicinata a Geppino Cuomo, che per tutta la sera era rimasto in disparte ad ascoltare gli amici.
Ma come avete fatto?, gli chiedo
Geppino con la sua umiltà mi spiega:
Siamo stati autodidatti. Io comprai un corso di Nando Martellini pagandolo una bella cifra, Ciriaco Rossetti si fece tradurre libri dall’inglese e dal francese per capire come spiegare la tattica alla radio.
Insomma un grande impegno.
Ed era anche una questione di linguaggio.
Martellini insegnava ad esempio a non dire mai che il tale giocatore aveva giocato male, piuttosto che il suo rendimento era stato al di sotto delle aspettative.
Insomma, è la pacatezza di un tempo che ben si abbina alle attitudini di Geppino. Oggi siamo abituati alle urla, a volte persino sguaiate.
Quella stagione, ricca di entusiasmo, è durata troppo poco.
Il vuoto legislativo, grazie al quale le radio anche minuscole, si erano moltiplicate, è stato riempito da leggi che hanno aperto le porte ai grandi network a discapito delle piccole realtà. Ma questo d’altra parte succede in ogni settore.
Forse non è solo questa la ragione della fine del fenomeno-radio. E magari non sono stati neanche i social, con le loro fake news e le migliaia di follower farlocchi, a sostituire la voce autentica della radio.
Semplicemente sono cambiati i tempi. Entusiasmo e voglia di partecipazione hanno lasciato il posto ad altro.
Sono Laura Mattera Iacono. Traduco dal tedesco in ambito giuridico e scrivo in italiano per il web. Su questo blog racconto Ischia tra chiacchiere e caffè. Scrivo contenuti per il web per aziende turistiche di Ischia, Procida, Capri e Napoli
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Cara Laura, che bell’articolo, mi hai fato ritornare indietro di cinquant’anni! Purtroppo non conoscevo le radio libere di Ischia, ma penso sia normale, anch’io ascoltavo quelle della mia città, con riferimenti e notizie locali, e importanti per mantenere, tra noi coetanei, le stesse informazioni, le stesse sensazioni. Oggi c’è dell’altro, ma non mi interessa, non mi coinvolge, non lo capisco, sono una donna del secolo scorso 😉
Cara Paola, siamo le ragazze del secolo scorso. Niente di strano.
In privato un’amica mi diceva: è stata soprattutto la musica il motore di quelle radio, la musica nuova che si imponeva in quegli anni e che mai avremmo potuto ascoltare alla RAI. Io non so, forse ciascuno in quel fenomeno ci ha visto il suo.
Grazie, come sempre per il commento e l’attenzione