Da Stoccolma a Ischia: Antonio
Anna e Antonio si conoscono dai tempi della scuola. Da anni Antonio vive a Stoccolma e torna sull’isola solo in vacanza. Un caffè a Ischia Ponte è stato l’occasione per conoscere la sua storia, molto ricca e interessante. Con una bella sorpresa finale.
Nella vita di molti di noi capitano momenti in cui bisogna avere il coraggio di cambiare. Sono quei momenti in cui avverti forte il desiderio di tagliare con il mondo che ti circonda e provare altro. È importante in questi casi riuscire a riconoscere questa necessità. Perché se poi quel momento scappa e lasci assopire quel desiderio, per tutta la vita ti rimarrà dentro un forte rimpianto.
Una volta partiti, forse arriverà anche il momento di tornare. E anche questo è un momento da riconoscere e accettare.
La storia che ho raccolto al nostro tavolo è ricca di coraggio e voglia di cambiare.
Avevo incontrato Antonio per la prima volta in giugno, mentre tornavo a casa dopo il caffè a Ischia Ponte. Mi aveva riconosciuto: “Ti seguo sempre volentieri da Stoccolma, ora sono in vacanza dai miei”. L’invito a tavolo era stato automatico.
Così prima della partenza, Antonio mi ha chiamato. “Dai, vediamoci”. Ma certo.
Ieri mattina, nel caldo infuocato del borgo, ci siamo seduti al tavolo per un caffè molto lungo.
Con lui è venuta Anna che conosceva Antonio fin dai tempi della scuola. Mentre Anna studiava ancora, Antonio acquisiva il diploma triennale all’Alberghiero e cominciava subito a lavorare, per dare una mano in casa.
Alla fine degli anni ’80 Antonio lavorava a Ischia Ponte, in un bar molto rinomato del borgo. La clientela era buona, Il lavoro gli piaceva e gli dava soddisfazione. Eppure Ischia cominciava a stargli stretta. Antonio sentiva il bisogno di viaggiare, di conoscere il mondo, di confrontarsi con realtà e culture diverse.
Così decide di partire. Come per molti giovani la meta prescelta è stata Londra. Nella capitale britannica Antonio si dà da fare, lavora e riprende anche a studiare. Un Master per il turismo è proprio quello che fa al caso suo. “Londra è stata una tappa fondamentale per la mia crescita, ma non ero completamente soddisfatto. Non era quello che cercavo”. La città è molto grande e dispersiva, i rapporti umani sono difficili.
È il caso a dargli una mano. Antonio incontra una ragazza svedese, i due si innamorano e lui la segue a Stoccolma. “La mia intenzione non era quella di rimanere, volevo solo conoscere un altro pezzetto di mondo”.
Siamo nel 1991. Dopo un breve periodo di ambientamento, Antonio decide che Stoccolma sarà la sua città, almeno per un po’. Il rapporto con la ragazza finisce presto, ma l’attenzione di Antonio si concentra sulla nuova sistemazione. Non è una metropoli, è una bella cittadina molto ben organizzata. “Il rispetto per l’ambiente è una grande priorità. In primavera e in estate colpiscono il verde delle campagne, il colore dei fiori, i laghi. In inverno è tutto coperto dalla neve ed è suggestivo”.
Ci racconta un episodio che ci lascia a bocca aperta. “Durante alcuni lavori di costruzione di una nuova arteria stradale, viene alla luce un nido di serpenti. Il lavori si fermano per dare modo agli esperti di verificare. Così si scopre che quei serpenti sono molto importanti per l’ecosistema e bisogna salvarli. Con un grande impiego di risorse e di personale, il nido di serpenti è stato letteralmente sollevato da lì e portato in una zona poco distante, con le stesse caratteristiche. È stata scavata la buca idonea e i simpatici animaletti, sono stati sistemati con cura”. Magari con un biglietto di scuse per il disturbo.
Vabbè, che parliamo a fare.
E il lavoro?
“Oggi lavoro in un Casinò come Food & Beverage Manager”
In un Casinò?
“È un Casinò statale. In Svezia lo Stato prova a tenere sotto controllo il gioco. Il Casinò è diviso in due parti. Il bar-ristorante, nel quale lavoro, e le sale per i giochi. Tutto è interconnesso, il bar-ristorante è dedicato ai giocatori. La particolarità è che quando una persona effettua una grossa vincita, il direttore lo convoca e gli propone un impegno scritto affinché rimanga lontano dal Casinò per qualche tempo. Il direttore prova a convincere la persona a non accanirsi al gioco, gli spiega che ora può godersi la vincita senza rischiare di perdere tutto magari con gli interessi. Alcuni accettano, altri no. Ma il tentativo è serio e spesso ottiene il risultato sperato”.
Anna e io ci guardiamo con una certa perplessità. Sappiamo che da noi il gioco, sia pur controllato, prende talvolta direzioni quanto meno discutibili. Chi si ammala di gioco, vuole vincere non per godersi la vincita, ma per continuare a giocare.
“Proprio per questo lo Stato in Svezia interviene”, insiste Antonio. Spero davvero che questi tentativi siano efficaci. In Italia, quando il gioco è stato messo sotto il controllo dello Stato, si sperava di riuscire ad arginare la parte malata del fenomeno. Non mi pare che i risultati raggiunti siano quelli auspicati.
Antonio però ci parla anche del suo lavoro da volontario. “Sono stato diverse volte nelle Filippine al seguito di una missione umanitaria organizzata dallo Stato tramite il Casinò. La miseria che ho visto è stata terribile. Sono esperienze che ti cambiano e ti fanno apprezzare quel poco che hai”.
A questo punto Anna mi fa notare un aspetto interessante. “Antonio ama tanto l’isola, non ne parla male, come succede spesso con le persone che hanno lasciato lo scoglio. Ho l’impressione che talvolta faccia un pensierino al ritorno”.
Antonio timidamente conferma: “Ogni volta che torno in vacanza ho l’impressione che l’isola un pochino sia cambiata in meglio. Mi pare ad esempio che i giovani siano più curiosi di conoscere la storia di Ischia, che abbiano voglia di riscoprirne l’identità. Quando comporterebbe un grande balzo culturale”.
In effetti da questa pagina abbiamo spesso sottolineato quanto sia importante guardare al passato per rivolgersi al futuro. Sarà davvero così? Non so. Certo l’occhio chi vi vive fuori è più sensibile ai piccoli cambiamenti.
Lo incalzo: davvero vuoi tornare?
“Non lo so.”
Sarebbe una scelta complicata, perché l’Italia oggi più che mai è un paese difficile e il cambiamento potrebbe essere traumatico. E Antonio potrebbe ingrossare le fila di quegli Ischitani di ritorno che non si sono mai davvero reintegrati.
È il momento giusto per Antonio? Vedremo. Una frase però ci colpisce: “Quando mi sveglio al mattino e vedo sui social le tue foto con il buon caffè, mi sembra di essere a Ischia”.
Un po’ di malinconia, dunque.
Intanto noi dobbiamo dirgli un grosso Grazie per l’interesse e soprattutto per quel meraviglioso omaggio: la maglia azzurra con la scritta dedicata. È davvero splendida. Non trovate?
Sono Laura Mattera Iacono. Traduco dal tedesco in ambito giuridico e scrivo in italiano per il web. Su questo blog racconto Ischia tra chiacchiere e caffè. Scrivo contenuti per il web per aziende turistiche di Ischia, Procida, Capri e Napoli
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