Donne di Ischia: Maria alla Mandra
Due anni fa ci lasciava Maria, una delle prime bagnine della Mandra, a Ischia Ponte. Il Bagno Maria, piccolo stabilimento balneare proprio nei pressi della Chiesa di S. Antonio, è una sua creatura.
La sua storia mi aveva incuriosito e così l’anno scorso, in occasione del primo anniversario della scomparsa, chiesi alla pronipote Elvira e al figlio Gaetano di raccontarmela.
Ve la ripropongo oggi. Perché sono storie che colpiscono al cuore.
La faccia scolpita dal sole le conferiva talvolta un aspetto duro. Non sorrideva mai, eppure chi l’ha conosciuta dice che aveva un cuore d’oro. Certo aveva una forza straordinaria. È stata tra le prime bagnine alla Mandra o spiaggia dei Pescatori, come si chiamava una volta quell’angolo di mare tra Punta Molino e il Castello Aragonese a Ischia Ponte.
Maria è scomparsa esattamente un anno fa all’età di 93 anni, dopo una vita difficile e intensa.
A raccontarmi di lei è il figlio Gaetano, pescatore, 70 anni, ma soprattutto la pronipote Elvira, 15 anni, studentessa al Liceo linguistico.
Sono le parole di Elvira ad accompagnarci in questo viaggio alla scoperta della vita di un tempo. Elvira è molto legata alla bisnonna. È appassionata alla storia di famiglia: “Noi siamo qui per il nostro passato – mi dice, lasciandomi sconcertata – non vorrei che la forza dei nostri vecchi fosse dimenticata”.
Ah … questi giovani. Quanti luoghi comuni buttiamo loro addosso.
Maria e la barca del 1956
La storia comincia da una barca
E comincia il racconto che raccolgo seduta al Bar del Bagno Maria. Di fronte a me Elvira e Gaetano. Ascoltandoli, mi tornano in mente personaggi e situazioni che hanno fatto parte della mia infanzia e della mia adolescenza. Di tanto in tanto avverto i brividi lungo la schiena.
Maria Lauro è nata nel 1928, in anni difficili. Perde il padre da ragazzina e anche un fratello muore giovane, a soli 24 anni. “Con le cure di oggi si sarebbe salvato”, racconta Gaetano.
Le prime esperienze dolorose già segnano il viso di Maria che tuttavia si abitua a farsi forza, a guardare avanti.
Alla fine degli anni ’40 sposa Antonio Pilato, un pescatore. E pur tra tanti sacrifici, la vita sembra prendere una svolta positiva. Nel 1950 nasce Gaetano, l’unico figlio. Maria, come tutte le donne che aspettano i mariti pescatori, si abitua a scrutare il mare, a guardare lontano. E come spesso succede in questi casi, l’occhio intuisce quello che sta per accadere.
Antonio va a pesca di merluzzi su grossi pescherecci insieme ad altri compagni. Con il tempo decide di ampliare la sua attività e nel 1956 acquista una barca per la pesca dei totani, con la quale affronta il mare di notte.
Maria, con l’occhio abile, osserva quella barca che di giorno riposa e si accorge che può servire anche ad altro. Il turismo è già ben sviluppato sull’isola anche se non ha ancora assunto le dimensioni attuali. Quei villeggianti sono curiosi di scoprire l’isola, di viverla.
Così Maria pensa di noleggiare quella barca di giorno. L’idea funziona, tanto che mano a mano, Antonio e Maria decidono di comprare altre barche.
Sono tutte barche a remi, la prima barca a motore arriverà nel 1960 e fu acquistata dai coniugi Malcovati.
Nell’estate del 1962 un evento importante scuote l’isola che viene posta sotto i riflettori del mondo: a Ischia Ponte si gira il film Cleopatra. Le riprese durano molto tempo, tutta l’area è bloccata. Il noleggio delle barche rischia di andare in crisi, perché il Castello e la Baia di Cartaromana sono le mete preferite dei turisti.
Maria non si perde d’animo “Jate a’ chell’ata parte”, suggerisce ai suoi clienti. Il lato opposto, verso il porto, è comunque ricco di angoli incantevoli, adatti per un bel bagno. E i turisti l’ascoltano.
Maria e gli ombrelloni
Idee nuove
Intanto la zona della Mandra è sempre più movimentata. Turisti e residenti cominciano a scendere in spiaggia armati di ombrelloni. Il fenomeno non sfugge all’occhio di Maria : “Lasciateli a me – propone – la mattina ve li faccio trovare già pronti”. In cambio di qualche spicciolo, sarà lei a custodirli nella cabina che il marito Antonio utilizza per il ricovero degli attrezzi da pesca. L’dea è brillante, funziona bene. Così piano piano Maria comincia ad acquistare gli ombrelloni per affittarli.
A questo punto è necessaria la precisazione di Gaetano:
“Fino alla fine degli anni ’60 non esistevano le concessioni, bisognava solo pagare un dazio”. Bastava un nullaosta comunale, le concessioni demaniali sono arrivate solo agli inizi degli anni ’70, con il perfezionamento della normativa. Quindi Maria, pagando il dazio dovuto, riesce ad avviare un piccolo commercio.
Il tempo passava, il turismo cresceva, Maria sperava di ampliare la sua attività. “Aveva deciso di comprare una barca per fare i giri dell’isola – mi spiega Gaetano – avrei dovuto occuparmene io”. Ma una nuova tragedia sconvolge la sua vita. Il marito Antonio si ammala di tumore e muore a soli 42 anni. È il 1967.
Il Bagno Maria
Lo stabilimento balneare
Maria, pur trafitta dal dolore, sa che deve reagire. Rinuncia al nuovo acquisto, ma non al noleggio delle barche e al fitto degli ombrelloni in spiaggia. Deve resistere, darsi da fare, guardare lontano.
Intanto si affaccia una nuova figura in questa storia, Eugenio, uno zio di Maria, che avrà un peso determinante nello sviluppo della zona.
Eugenio era un pescatore che aveva aiutato Maria e Antonio nell’acquisto delle barche. Maria non andava molto d’accordo con lui, anche perché Eugenio, forse proprio per la buona riuscita dei piccoli affari di Maria, aveva invitato una giovane donna in difficoltà a venire alla Mandra e a darsi da fare: Antonietta . La ricordo bene: ‘Ndunetta’ e scarparell’
La sua situazione non era semplice. Il marito soffriva di una disabilità fisica che non gli permetteva di lavorare bene. Si arrangiava facendo il tassista, ma portare il piatto a tavola era difficile.
Lei tuttavia era una donna energica e capace, dotata di spirito imprenditoriale. E fu proprio lei ad aprire il primo stabilimento balneare alla Mandra: il Bagno Antonietta.
Poco dopo nacque il Bagno Maria, poi fu la volta di Eugenio che successivamente aprì anche l’albergo Eugenio, un caposaldo nella storia della Mandra.
Siamo ai primi anni ’70, per lavorare sulla spiaggia non bastava più il nullaosta comunale. Era necessaria la concessione della Capitaneria di Porto.
Questo comportò una piccola rivoluzione anche per noi bambini e giovani dell’epoca. Le direttive divennero più rigide, le spiagge libere sempre più esigue, si aprirono altri stabilimenti.
Maria non sembrava curarsi troppo della concorrenza. Lei era sempre lì con le sue barche e i suoi ombrelloni. C’era però un aspetto che la preoccupava. Con le mareggiate invernali l’arenile in quel tratto si riduceva sempre più, con le conseguenze che tutti possiamo immaginare: la possibilità di fitto di ombrelloni era sempre minore.
Nel 1990, Gaetano che era sempre stato al suo fianco, fu costretto ad andare a lavorare altrove, in un cooperativa di barcaioli e pescatori.
Maria non era sola, ad aiutarla accorrevano altre persone della famiglia ormai numerosa. Eppure lei era sempre lì, fin quando ha potuto, anche con il bastone. Io me ne ricordo.
A Elvira che mi ha accompagnato in questo viaggio di scoperta, rivolgo una domanda precisa: “Quando è venuta per l’ultima volta sulla spiaggia?”
Elvira sembra quasi commuoversi: “Già da diverso tempo non veniva più. Ma si affacciava sempre alla finestra” e indica un appartamento al secondo piano, lì di fronte al Bagno Maria. “L’ultima volta che si è affacciata, è stato proprio un anno prima di morire. Ha salutato la sua spiaggia, il suo mare, poco dopo si è messa a letto e non è più riuscita a rialzarsi fino alla fine”.
Maria ci ha lasciato un anno fa. Ha voluto salutare la sua spiaggia nella piena luce dell’estate.
Non so se sono riuscita a trasmettervi le mie emozioni, ma a me la storia di Maria ha commosso: è la testimonianza di una forza di altri tempi. Voglio ringraziare le famiglie Lauro, Pilato e Cuomo per la disponibilità e in particolare Elvira che, dall’alto dei suoi 15 anni, mi permesso di entrare in contatto con la vita di un tempo.
Le foto della collezione privata Lauro Pilato sono state pubblicate per gentile concessione dei proprietari.
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Pubblicato il 03.07.2022
Sono Laura Mattera Iacono. Traduco dal tedesco in ambito giuridico e scrivo in italiano per il web. Su questo blog racconto Ischia tra chiacchiere e caffè. Scrivo contenuti per il web per aziende turistiche di Ischia, Procida, Capri e Napoli
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Chapeau.
E GRAZIE: è davvero bellissimo leggere storie di grandi Donne.
Grazie a te, Claudia per l’interesse sempre costante.
Mi piace ricordare le grandi donne del passato
Che storia emozionante, che Donne e che tempi !
Tutti i tuoi racconti sono stupendi sia nel contenuto che nella scrittura, veramente ti leggo con piacere .Grazie 🤩
Grazie davvero a te, Anna.
Io ho solo il piccolo merito di ascoltare. Tutto il resto viene dai protagonisti, non da me