Radici: il viaggio nel Mediterraneo
Procida, Palazzo D’Avalos. La mostra, Radici. Il viaggio nel Mediterraneo, racconta attraverso immagini intense il viaggio che Procidani e Ischitani intrapresero a partire dalla metà dell’800 verso l’Africa settentrionale e in particolare l’Algeria. Sono immagini che destano una profonda emozione.
La mostra si inserisce nell’ambito delle manifestazioni per il turismo delle radici
Per comprendere meglio l’argomento, soffermati un attimo a leggere ⇒ Incontrarsi a Procida
La mostra a Palazzo D’Avalos
Da Procida all’Algeria
È una bella mattina di settembre. Quando ci imbarchiamo da Ischia per Procida, il sole è alto, ma il caldo è sopportabile. Siamo dirette al borgo di Terra Murata, in particolare a Palazzo D’Avalos, l’ex carcere che oggi costituisce un importante centro espositivo e culturale.
Proprio in questo palazzo antico è esposta la mostra Radici, che racconta il viaggio intrapreso da pescatori procidani e ischitani verso i mari dell’Africa. La storia è complessa e appassionante. Ci parla di uomini e donne che con coraggio hanno attraversato il mare spesso a bordo delle loro stesse imbarcazioni alla ricerca di un futuro migliore. Erano soprattutto i pescatori di corallo ad affrontare quest’avventura
Puoi saperne di più leggendo ⇒ Procida e il turismo delle radici
E anche ⇒ Ischitani pescatori di corallo
Entriamo a Palazzo D’Avalos e ci soffermiamo al piano terra, toccando con mano quello che era il carcere di Procida.
Chi ha letto il libro di Giacomo Retaggio, l’isola nell’isola, varcando questa soglia, avverte tutta l’intensa ricchezza del luogo. Le mura, le sbarre, le finestre a picco sul mare, gli antichi strumenti da lavoro ancora esposti, raccontano storie di sofferenza e di lavoro. Giacomo Retaggio, scomparso di recente, è stato per oltre trent’anni il Dottore del carcere. Le sue testimonianze sono davvero preziose.
Al piano superiore troviamo facilmente la mostra organizzata dal Comune di Procida, su impulso dell’Associazione La Grande Famille de Procida et Ischia.
Guardando le foto, sembra di sfogliare un vecchio album di famiglia: una prima comunione, un matrimonio, gruppi di persone in abiti tipici degli anni ’40.
È evidente che in Algeria, allora colonia francese, Procidani e Ischitani avessero costituito una loro comunità nella quale tenevano vive le loro tradizioni.
Mi colpiscono in particolare le immagini della processione di S. Michele.
La storia, descritta nelle didascalie, è molto interessante. Nel 1878 i Procidani costituirono a Mers-El-Kebir la confraternita di San Michele, in onore dell’Arcangelo protettore della loro isola natale. Nel 1880 commissionarono una statua di S. Michele all’artista napoletano Michele Pane. E così ogni anno a fine settembre, nel giorno dedicato all’Arcangelo, organizzavano la festa e la processione. Quando fu proclamata l’indipendenza dell’Algeria, i Procidani, ormai divenuti cittadini francesi, dovettero lasciare le città algerine per stabilirsi in Francia. Poco dopo anche la statua fu trasferita in terra francese.
Usciamo da Palazzo D’Avalos ancora piene di emozione, ma non possiamo lasciare Terra Murata senza aver visitato la vicina Abbazia di S. Michele.
Qui apprendiamo che il 29 settembre, giornata tradizionalmente dedicata all’Arcangelo, si svolge solo una breve processione all’interno del borgo di Terra Murata. La festa più importante si tiene invece l’8 maggio, con una processione che percorre molte strade dell’isola. Secondo la tradizione, infatti, l’8 maggio del 1535 l’Arcangelo apparve per difendere l’isola da un assalto di pirati.
Nel corso di quella processione, si sentono anche canti in francese. Sono i canti di quei Procidani che vivevano in Algeria. A intonarli oggi sono i loro discendenti che vivono in Francia. Tornano a Procida per vivere le emozioni della tradizionale festa religiosa e anche per avvertire i profumi delle loro origini.
Siamo arrivate a Terra Murata in autobus, dopo la visita al borgo scendiamo a piedi piano piano per le tipiche stradine procidane. A metà della discesa, ci immettiamo su uno scalone che ci conduce alla Marina di Corricella, l’antico borgo marinaro dove oggi è possibile gustare i migliori piatti della cucina procidana.
Prima di imbarcarci per Ischia, una sosta al borgo per un gelato , un caffè o una lingua è d’obbligo.
Torniamo a Ischia contente dopo una splendida giornata.
Sono Laura Mattera Iacono. Traduco dal tedesco in ambito giuridico e scrivo in italiano per il web. Su questo blog racconto Ischia tra chiacchiere e caffè. Scrivo contenuti per il web per aziende turistiche di Ischia, Procida, Capri e Napoli
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