Campagnano: Valerio e l’intreccio tra terra e mare
Valerio Mazzella è nato a Campagnano, la collina verde di Ischia, ed è un biologo marino.
Davanti a un buon caffè mi racconta del suo hobby: realizzare ceste e spaselle intrecciando ramoscelli di legno. Nella sua vita si porta dentro l’intreccio tra terra e mare, tipico di Campagnano, un borgo in cui convivono tradizioni antiche e una modernità che talvolta appare incerta.
Ho conosciuto Valerio più di un anno fa in occasione di un’edizione del presepe vivente, la rappresentazione natalizia la gente di Campagnano accoglie il visitatore mostrando le sue antiche tradizioni. Mi aveva colpito questo giovane che sotto gli occhi del suo maestro, Salvatore Scotto di Minico, intrecciava ceste e spaselle adoperando con straordinaria abilità i ramoscelli di legno appositamente preparati.
“Per lui è un divertimento, fa un altro lavoro”, aveva detto il maestro. Eppure la passione di Valerio era evidente.

Così qualche giorno fa Teresa e io abbiamo incontrato Valerio in un bar di Ischia Ponte. Davanti a un buon caffè e a un cestino che ci ha portato in dono, gli abbiamo chiesto di dirci qualcosa in più sulla sua passione, ma anche sul suo lavoro.
Il racconto si rivela per molti aspetti sorprendente
Valerio dimostra meno dei suoi 39 anni, è agile e scattante. È un biologo marino e lavora come ricercatore alla Stazione zoologica Anton Dohrn di Ischia Porto. Al mare ha dedicato studi e pullicazioni
“Ma come? – gli chiedo – Sei nato in collina, tra i profumi delle terre coltivate, il gusto del buon vino, il sapore del coniglio alla cacciatore e ti sei appassionato al mare?” Lui ride di gusto. Anche Teresa che è originaria di quei luoghi, sorride: “Ma Campagnano non è così distante dal mare. Anzi”, mi rispondono in coro.
E Valerio aggiunge: “È proprio ammirando il mare da Campagnano che mi sono appassionato al grande fratello blu. Da ragazzo guardando dall’alto verso Punta della Pisciazza o la baia di San Pancrazio, ammiravo sul fondo di quel mare cristallino le macchie di posidonia che allora erano enormi. Ora invece si sono ristrette”. Già la posidonia, quell’elemento fantastico che protegge gli abitanti del mare e che la follia umana sta distruggendo.
“D’altra parte raggiungere il mare da Campagnano una volta non era così difficile” sottolinea Valerio, mentre Teresa approva. “Seguendo i sentieri di Punta del lume e Punta parata, si arrivava al mare in poco tempo”. Sono sentieri che molti di noi neanche conoscono. Per raggiungerli bisogna infilarsi in una stradina dopo la piazza e camminare per un bel po’.
“Ora però quei sentieri non sono così facilmente percorribili Un volta quelle terre erano coltivate a vigneto, ora sono quasi del tutto abbandonate e attraversarle è davvero difficile.” Per la verità qualcosa resiste, tanto è vero che una nota casa vinicola di Ischia produce un vino pregiato, denominato proprio “vigna del lume”.
Ecco dunque che la vita di Valerio, come quella di molta gente di Campagnano, si intreccia tra terra e mare. “Io ho avuto la fortuna di vivere in pieno Campagnano, nel momento del suo massimo splendore fino all’inizio del declino”.
E qui il racconto assume contorni amari. “Fino agli anni ’90 la terra era coltivata e vissuta. E le tradizioni resistevano. Se entravi in una casa, trovavi le donne che intrecciavano ramoscelli di legno per confezionare ceste e spaselle. Sono oggetti molto utili in campagna”.
Ma tu come ti sei appassionato a questo tipo di attività?
“In effetti guardando le persone intrecciare mi era venuta curiosità. Quei ramoscelli di legno avevano il profumo della terra coltivata. C’è da dire anche un’altra cosa: mia mamma è sarda. Così andando in Sardegna di tanto in tanto, ho scoperto che lì in alcune zone tradizioni come queste si conservano. E questo ha aumentato la mia voglia di far conoscere questo tipo di attività. Ho cominciato da solo. Tra l’altro quando studiavo all’Università, d’estate facevo il cameriere nei ristoranti di Campagnano. Avevo poco tempo per divertirmi. E mi sono accorto che il lavoro dell’intreccio mi rilassava”.
Un lavoro di pazienza e di abilità che evidentemente distoglie la mente da altro.
“Poi sono entrato in contatto con Salvatore Scotto Di Minico e oggi collaboro con lui”. Dopo una pausa riprende: “Io credo che certe tradizioni vadano conservate, perché altrimenti i ragazzi neanche sapranno che cos’era Campagnano una volta”.
Ma ci sono oggi persone che vogliono imparare?
“Certo. Oggi però a differenza di un tempo, si bada molto alla bellezza dell’oggetto, più che all’utilità. Comunque oggetti del genere oggi possono aiutare a contrastare la diffusione di quella plastica che ci sta affogando”. Già, la plastica. Fa male al mare e fa male a noi.
“Bisogna anche dire una cosa. Confezionare una cesta richiede molto tempo. Ho calcolato circa 10 ore per cercare e trattare il materiale – in genere legno di olmo – e due ore circa per il confezionamento”. È proprio l’arte della pazienza.

Un altro aspetto è davvero interessante. “Il lavoro dell’intreccio non è tipico solo della campagna, Una volta gli oggetti per la pesca come le nasse, si confezionavano con canne e giunchi. Oggi si adopera altro materiale, ma c’è un signore che tramanda questa attività. Confeziona oggetti per gli amatori”.
È Salvatore ‘o Tarantino. Qualche volta l’ho incontrato alla spiaggia dei pescatori alla Mandra.
Valerio aggiunge: “Da ragazzo andavo spesso da lui, abita proprio nei pressi della spiaggia. Mi incantavo a guardarlo lavorare. E da lui ho appreso tante cose sul mare”. Ma guarda un po’.
Intanto però Campagnano vive un momento di trasformazione non proprio positiva, molta gente è andata via. Come mai?
La risposta di Valerio è amara: “Molte persone del luogo hanno abbandonato le terre e così è venuto meno il motivo principale per abitare lì”.
L’agricoltura una volta permetteva solo di sopravvivere, le stesse persone anziane che pure erano tanto legate alla terra, consigliavano ai giovani di studiare, di andare all’Università, di trovare un lavoro diverso, perché “la terra ti atterra “ e ti rende poco.
Oggi forse c’è un ritorno all’agricoltura? Le tecniche agricole sono cambiate, il lavoro della terra non è più così massacrante come una volta, la richiesta di cibo genuino aumenta, a Ischia si stanno timidamente sviluppando azienda agricole. Magari anche Campagnano può rifiorire? Valerio è perplesso.
Mare e terra vivono un momento difficile. E si intrecciano ancora.
Intanto Teresa e io ringraziamo Valerio per la bella chiacchierata. Tra l’altro a me è venuta voglia di fare una bella passeggiata a Campagnano. Non appena passa questo caldo maledetto.
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