Sulla Biblioteca Antoniana
In questi caldissimi giorni di agosto una polemica ha scosso il mondo culturale di Ischia.
In questi caldissimi giorni di agosto una polemica ha scosso il mondo culturale di Ischia
La Biblioteca Antoniana è stata intitolata a Pietro Greco, un esimio studioso e grande divulgatore scientifico prematuramente scomparso qualche anno fa. La relativa cerimonia si è tenuta il 5 agosto.
L’iniziativa ha suscitato non pochi mugugni. Al centro delle discussioni non è certo Pietro Greco, figura di indiscutibile valore nel panorama culturale non solo ischitano, ma il fatto che a detta di molti sarebbe stato perpetrato un torto a monsignor Onofrio Buonocore.
In effetti era stato proprio il monsignore a fondare la Biblioteca nel 1940 al prezzo di grandi sacrifici personali.
I promotori dell’iniziativa sostengono tuttavia che Pietro Greco meritasse un simile riconoscimento. È stato autore di studi e pubblicazioni che gli hanno reso una chiara fama e inoltre ha organizzato diversi cicli di prestigiose conferenze che si sono tenute proprio in quella biblioteca.
In tanti si sono chiesti come mai la biblioteca in tutti questi anni non sia stata intitolata al suo fondatore. La risposta è semplice: la biblioteca si è sempre definita antoniana per sottolineare la sua collocazione all’interno del Convento di S. Antonio. A Onofrio Buonocore è invece dedicata la scuola primaria di Cartaromana che sorge a poche centinaia di metri dalla biblioteca. L’intitolazione dell’istituto scolastico fin dagli anni ’60 non è casuale. Il monsignore è stato – tra l’altro – il promotore della scuola pubblica di Ischia.
D’altra parte, apporre una targa con il nome di Pietro Greco all’ingresso della biblioteca non significa “sfrattare” il monsignore, come molti hanno sostenuto. La biblioteca rimarrà comunque la casa di Onofrio Buonocore. All’interno tutto – dalle pubblicazioni ai quadri – testimonia la sua presenza. E le sue contraddizioni.
Non intendo entrare più di tanto nel merito della diatriba.
Mi permetto solo di proporre qualche interrogativo. Non sarebbe stato meglio, prima di arrivare a una conclusione, promuovere un dibattito che coinvolgesse le associazioni culturali e i tanti privati che usufruiscono della biblioteca?
Sarebbe stata un’ottima occasione anche per far conoscere al grande pubblico l’opera sia di Onofrio Buonocore che di Pietro Greco. Un dibattito sviluppato in maniera sana avrebbe costituito un’utile possibilità di confronto.
Confronto, ecco un parola che sta miseramente perdendo di significato. Capita sempre più spesso che su qualunque argomento ci si scontri sui social con toni velenosi. Ed è una trappola nella quale cadono sempre più di sovente giovani e – ahimè – anziani.
E in effetti anche in questo caso le reazioni sono state davvero antipatiche. È stato contrapposto un religioso a un laico, un religioso a un comunista …
Io credo che sia successo tutto questo perché in molti hanno ritenuto che la decisione sia stata presa nella stanza dei bottoni.
Aprirsi a un confronto è davvero così difficile? Pare di sì. Oggi nelle strade, nelle piazze, in tv, sui social, vince chi urla di più, chi mostra arroganza. E le conseguenze sono devastanti.
Alle associazioni culturali e più in generale a noi anziani non spetta il compito di dare il buon esempio? Se noi anziani e persone di cultura ci comportiamo in maniera così velenosa, come possiamo poi condannare i giovani?
Ricominciamo a dialogare. Ricominciamo da noi.
In copertina: la Biblioteca Antoniana. Foto d’archivio











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