Bergsøe, Ibsen a Ischia
V. Bergsøe, scrittore e naturalista danese, è noto qui a Ischia soprattutto per La Pietra Cantante e La famiglia fortunata. È rimasto invece un po’ in ombra questo suo bel racconto, Henrik Ibsen a Ischia, edito da Imagaenaria nel 2001 e tradotto dal danese per il mio Centro Traduzioni Le Copain da Anna Grazia Calabrese.
Di tanto in tanto compare su qualche sito uno stralcio del racconto, spesso senza il minimo riferimento bibliografico. A questo punto credo sia opportuno parlarvene.

Cominciamo dall’inizio.
La pubblicazione, insieme ad altre, è il frutto della felice intuizione di due Ischitani di spessore, entrambi precocemente scomparsi. Giorgio Di Costanzo, scrittore e studioso, infastidito da chi sosteneva che gli ospiti illustri avessero frequentato Capri e non Ischia, scovò una serie di scrittori e intellettuali che tra le mete del loro Grand Tour avevano scelto proprio Ischia. Ne ricavò un libro: Voci per Ischia, edito da Imagaenaria nel 2003.
Seguendo questa traccia Enzo Migliaccio, editore-libraio, si mise subito alla ricerca degli scritti di quei viaggiatori approdati a Ischia, in particolare nell’800. E ne scovò tanti. Tra questi un consistente gruppo di Danesi. V. Bergsøe ha tratto dalle sue esperienze ischitane diverse novelle e poi questo racconto che costituisce una sorta di diario di un suo lungo soggiorno a Ischia che condivise con Henrik Ibsen, che proprio sull’isola scrisse il suo capolavoro, Peer Gynt.
Sull’isola d’Ischia, Ibsen sperava di trovare la giusta tranquillità per scrivere. Trascorreva le sue giornate al tavolino, concedendosi l’uscita serale per “andare a Bacco”.
Bergsøe tuttavia di tanto in tanto riusciva a trascinarlo con sé nelle sue passeggiate alla scoperta della natura di Ischia. Le avventure tragicomiche cui i due amici vanno incontro sono tutte da godere. Ibsen si spaventa per un cane di passaggio, per un sentiero troppo impervio, per il timore di non ritrovare la strada di casa.
Eppure Bergsøe riesce molto spesso a incuriosirlo. D’altra parte l’autore neanche questa volta rinuncia alla descrizione minuziosa e coinvolgente della natura di Ischia. Le passeggiate nel verde, tra aranceti e distese di aloe in fiore e rigogliosi fichi d’india, coinvolgono a tal punto il lettore da indurlo a lasciare tutto e a correre alla scoperta di Ischia.
Bergsøe si sofferma anche sui personaggi ischitani. Memorabile la descrizione dei pescatori di corallo al lavoro, del “moderno Ippocrate” che gli prescrive un’improbabile cura termale, facendosi pagare a caro prezzo. Significativa invece la scena del “medico dei contadini” che in cambio di pochi spiccioli, gli pratica una cura termale davvero formidabile. La fonte descritta, dalla quale esce acqua a temperatura molto elevata, deve essere quella de La Rita.
Originale è la versione della leggenda di S.Restituta e della festa di Lacco Ameno. Su questo punto tornerò presto con un articolo apposito.
Rileggendo il racconto, dopo tanti anni, mi hanno colpito in particolare due momenti: l’arrivo e la partenza.
Quando Bergsøe arriva a Ischia con il suo gruppo di amici, si reca subito a Casamicciola dove intende pernottare presso una locanda, gestita da Suore, che gli era stata consigliata da un amico in patria. L’accoglienza sembra essere ottimale. Le Suore si mostrano sorridenti e ben disposte ad accogliere qualsiasi esigenza dei loro ospiti. Bergsøe e i suoi amici ne rimangono entusiasti tanto da pensare di cadere nella tentazione di “convertirsi al cattolicesimo”. Alle promesse però non faranno seguito i fatti. Il cibo è pessimo e il battello da Napoli con le provviste promesse, si rivela una chimera. A questo punto i Danesi non possono far altro che darsela a gambe e cercare un nuovo alloggio. Un Ischitano di oggi non potrà che sorridere. O forse il sorriso rimarrà appena abbozzato sulle labbra.
Quando alla fine dell’estate, il gruppo riparte, ecco la sorpresa. Alle 3 del mattino un vero e proprio corteo si mette in marcia verso il porto. Tutti gli Ischitani che i Danesi avevano conosciuto nel corso del loro soggiorno, li accompagnano al battello e tra baci e abbracci, strappano loro la promessa di un ritorno a breve termine. All’ischitano di oggi, forse, scorrerà una lacrima di commozione.
A questo punto permettetemi un ricordo personale.
Quando il buon Enzo Migliaccio commissionò la traduzione dal danese, ebbi un attimo di panico. Il danese non era tra le lingue di lavoro del Centro Traduzioni Le Copain, ma non mi andava di rinunciare.
Mi ricordai di una collega a L’Orientale di Napoli, con la quale avevo condiviso momenti giovanili molto belli. Tramite una serie di telefonate, riuscii a scovarla. Anna Grazia Calabrese vive tuttora a Milano, dove insegna e lavora come traduttrice.
Ritrovarsi e lavorare insieme fu una vera gioia. Tra l’altro questo fu il primo di una serie di lavori dal danese per Imagaenaria.
Un dettaglio divertente: sulla copertina il nome della traduttrice è segnato erroneamente come Maria Grazia Calabrese. Magari può essere questo un buon motivo per una nuova edizione del racconto? Eh sì, perché il libro non è facilmente reperibile.
Sono Laura Mattera Iacono. Traduco dal tedesco in ambito giuridico e scrivo in italiano per il web. Su questo blog racconto Ischia tra chiacchiere e caffè. Scrivo contenuti per il web per aziende turistiche di Ischia, Procida, Capri e Napoli
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