Ischia e la bomba d’acqua
La sera del 22 ottobre una bomba d’acqua sconvolge Ischia. Non l’isola, si badi. Ad essere colpite sono alcune zone del Comune d’Ischia. Il nubifragio è durato circa 15/20 minuti, creando grande preoccupazione. Le immagini shock hanno fatto il giro del web. Colpisce l’assenza della comunicazione istituzionale
Il giorno dopo molti Ischitani sono stati inondati di messaggi e telefonate. Turisti e amici che vivono lontano affettuosamente chiedevano notizie: “Come stai? Cosa è successo? Ma state bene?”
Le immagini shock avevano fatto sobbalzare anche me, che all’ora del fattaccio, intorno alle 19:00, ero in casa, davanti al computer. Tutto è avvenuto nel giro di poco. Abito a pochissima distanza da una delle zone più colpite, quella della Pozzolana, la ripida discesa che conduce a Ischia Ponte.
Non mi risulta che fossero state emesse comunicazioni di allerta meteo. Tutto è stato improvviso, io stessa, ignara, avevo lasciato i panni stesi.
Quello che è successo è grave. Ci è andata bene perché la bomba d’acqua è durata poco.
“È la natura! – scrivono in tanti sui social – non possiamo farci niente”. Ma siamo sicuri che sia così? Di fronte a un pericolo non credo si possa stare fermi a guardare. Qualcosa si può e si deve fare per arginare la situazione. Perché ormai è chiaro: a questi rovesci temporaleschi o bombe d’acqua dovremo abituarci. Scusate, mi sto ripetendo, l’ho scritto già tante volte, ma voglio scriverlo ancora.
Scorrendo quelle immagini terribili, colpisce un dettaglio.
Dalle abitazioni molta acqua viene sversata sulla strada, aumentando la massa che pericolosamente dalla collina si riversa a valle. Una volta l’acqua piovana veniva trattenuta in pozzi e cisterne. I tempi sono cambiati, pozzi e cisterne hanno lasciato il posto ad altro. Possibile che non si riesca a trovare un modo per incanalare quelle acque in maniera che non creino ulteriore pericolo?
Altra immagine sconcertante
L’acqua ha trascinato via le buste della spazzatura che erano state depositate da diverse persone. Le buste si sono rotte, bottiglie di plastica e altra immondizia sono andate a intasare grate e tombini già sotto pressione. Alcuni sostengono che in quelle condizioni non bisognasse depositare. Ma l’evento è stato improvviso, molti non immaginavano.
Tuttavia c’è da dire che l’indisciplina di noi Ischitani sul tema spazzatura è nota. Non si può intervenire fissando orari di conferimento più precisi? Non nascondiamoci inoltre che per tante persone la differenziata è “un’inutile perdita di tempo” e la monnezza rimane spesso in balia del vento e della pioggia. Non varrebbe la pena fare controlli e comminare qualche multa? Lo so, è impopolare. Ma l’impopolarità nel tempo genera benefici, anche elettorali.
È chiaro che poi l’azione repressiva dovrebbe essere accompagnata da una forte azione di sensibilizzazione. Ma questo è un altro discorso.
Su via G.B. Vico, nel tratto molto colpito della Pozzolana, le cose da dire sono tante. È un tratto di strada ricco di storia, eppure molto trascurato. I basoli andrebbero curati, la spazzatura rimossa per tempo, gli striminziti marciapiedi ampliati e resi fruibili per i pedoni e non per gli scooter in perenne sosta selvaggia. Per le auto in sosta, spesso inopportuna, bisognerebbe trovare altra soluzione, senza per questo ipotizzare qualche altro scempio, sul genere parcheggio sotterraneo. Tutto questo rientrerebbe in quella che si definisce cura del territorio.
È chiaro che il problema è molto più ampio, che bisognerebbe mettere in sicurezza boschi e colline, che il rischio idrogeologico a Ischia, come altrove in Italia, è molto elevato e che pertanto le misure da prendere sarebbero tantissime. Però bisogna pure cominciare a dare un segnale.
A proposito di segnali, c’è un altro aspetto che mi ha lasciato molto perplessa: l’assoluta mancanza di una tempestiva comunicazione istituzionale.
Il Comune d’Ischia, sempre molto attento alla comunicazione, non ha diramato alcun comunicato. Non ha spiegato ai media cosa fosse successo e quali erano le misure prese. Neanche ha comunicato l’entità dei danni. Solo con grande ritardo è comparsa qualche intervista sulle testate locali.
Perché? Eppure sarebbe bastato un semplice comunicato, senza fronzoli, per rassicurare tutti sull’accaduto. A me questa assenza suona tanto più strana perché non mi sembra che i rappresentanti delle istituzioni disdegnino i social. Mi sbaglio?
Sono Laura Mattera Iacono. Traduco dal tedesco in ambito giuridico e scrivo in italiano per il web. Su questo blog racconto Ischia tra chiacchiere e caffè. Scrivo contenuti per il web per aziende turistiche di Ischia, Procida, Capri e Napoli
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