Le case nella pietra a Ischia
Il 19 gennaio si è tenuto nella Sala consiliare di Barano d’Ischia il Convegno Le case nella pietra. Paesaggio e antropizzazione a Ischia.
Dopo i saluti istituzionali del Sindaco Dionigi Gaudioso, dell’assessora Daniela Di Costanzo e di Caterina Mazzella, presidente AIPARC, organizzatrice dell’incontro, sono intervenute Mariangela Catuogno, archeologa e responsabile Commissione archeologia AiParc e Vania Ferrandino, architetta e referente PIDA. Vediamo come è andata
Sapete quanto è bella e ricca Ischia? I forestieri se ne accorgono, noi Ischitani un po’ meno.
Non è un caso forse che a portare sulla scena internazionale le case nella pietra di Ischia sia stato un Tedesco che aveva scelto l’isola come sua dimora. Paul Buchner, (1886-1978) era zoologo e biologo, docente universitario.
Nel 1939 descrisse una sua passeggiata alla Falanga, il bosco alle falde dell’Epomeo, in un articolo per la rivista tedesca Natur und Volk, dal titolo Felsenhäuser auf Ischia.
Non dispongo dell’originale in lingua tedesca. L’articolo è oggi disponibile nella traduzione italiana di Nicola Luogo per la Rassegna d’Ischia, n 2 aprile/maggio 2013.
Le parole di Buchner denotano un immenso amore per Ischia. L’autore riesce a far rivivere al lettore l’incanto della natura, dei suoi profumi, dei suoi colori.
Buchner si sofferma soprattutto su un aspetto: quelle strane costruzioni che si notano proprio al centro del bosco. Sono case scavate in quei blocchi di tufo che evidentemente a seguito di eventi tellurici o franosi sono scivolati giù dall’Epomeo. E sono la testimonianza di insediamenti rurali.
Quasi ogni casa à dotata di cisterna, di palmenti, di strumenti per il lavoro nella terra.
Alcune sono più grandi e meglio attrezzate e sembrano adatte a una vita stazionaria, altre sono invece più piccole e assomigliano a ricoveri temporanei. In qualche caso sull’ingresso è anche scolpita la data. In genere si tratta di costruzioni risalenti alla metà del ‘600, anche se alcuni documenti attestano la loro presenza già dalla fine del ‘500.
Ma cosa sono esattamente le case nella pietra? Da chi e perché venero costruite proprio lì?
A fornirci lumi tecnici sono state l’archeologa Mariangela Catuogno e l’architetta Vania Ferrandino, nell’ambito dell’interessante convegno organizzato dall’ AiPARC, l’associazione culturale magistralmente preseduta da Caterina Mazzella.
Un filo conduttore unisce gli interventi: la case nella pietra sono il prodotto di un dialogo tra natura ed essere umano. I contadini dell’epoca utilizzavano tutti gli elementi che la natura metteva loro a disposizione, senza deturparla. Costruivano case all’interno di massi e le ampliavano utilizzando elementi naturali. Tutto era concepito in funzione del lavoro.
Ma perché proprio alla Falanga? È possibile che nel ‘600, quando l’isola era funestata dagli assalti dei pirati, buona parte delle popolazione tendesse a salire verso le colline per sentirsi più al sicuro. E in effetti la Falanga forniva terreno adatto anche per la viticoltura, pertanto ci si poteva vivere e lavorare.
È anche possibile che queste case fornissero da ricovero temporaneo per esempio per i nevaioli, quelle persone che riempivano le fosse di neve, per poi ricavarne il ghiaccio, prezioso per la conservazione degli alimenti. Proprio nelle vicinanze delle case nella pietra, sono ancora oggi visibili fosse enormi che costituivano la dimora sicura per la neve.
Le case nella pietra tuttavia sono collocate in diverse località dell’isola. Un esempio è al Ciglio, tra Serrara e S. Angelo, proprio nei pressi della Chiesa di S. Ciro, lì dove era situata una preziosa fonte d’acqua.
Altre costruzioni del genere sono a Forio, precisamente a Montecorvo, a Lacco Ameno, sul Majo a Casamicciola.
Diversi esperti, come Giuseppe Cervera, Dora Niola Buchner, Roberto Pane, Luigi Ziviello, Nicoletta D’Arbitrio, hanno dedicato numerosi studi al fenomeno, rilevando anche le diversità architettoniche tra le strutture che evidentemente dovevano essere adeguate alle esigenze.
Alla fine del convegno una domanda sorge spontanea: quando e perché abbiamo perso il filo del discorso con la natura? Se i nostri antenati vivevano e lavoravano nel pieno rispetto della natura, non si può dire che noi abbiamo raccolto questa eredità.
È significativo l’interesse che negli ultimi anni hanno evidenziato diverse Amministrazioni comunali dell’isola verso il recupero dei sentieri nel verde e di questi piccoli tesori. Tutelare la bellezza e la nostra memoria storica dovrebbe essere un dovere preciso per costruire meglio il futuro.
Vi confesso tuttavia che alcune parole mi allarmano. Non vorrei che si pensasse di aprire le colline al turismo di massa.
Il patrimonio boschivo – o almeno quel che ne rimane – con tutta la sua storia e la sua cultura potrà certo completare un’offerta turistica, ma un aspetto deve essere chiaro: la natura è per gli appassionati e per persone rispettose.
E non dobbiamo trascurare un altro dato di fatto.
La conoscenza dei nostri tesori può generare anche un miglioramento della qualità della vita per noi Ischitani. Le passeggiate nel verde nel rispetto della natura sono un vero viaggio di scoperta.
A proposito, a quelli che sostengono che Ischia è un’isola per vecchi, vorrei rivolgere una domanda: siete mai stati ai Frassitielli e alla Falanga, o alla Madonnina di Stavia, o ancora conoscete la Pietra Sparaina…. ?
Provate a fare quei percorsi, poi mi direte
Sono Laura Mattera Iacono. Traduco dal tedesco in ambito giuridico e scrivo in italiano per il web. Su questo blog racconto Ischia tra chiacchiere e caffè. Scrivo contenuti per il web per aziende turistiche di Ischia, Procida, Capri e Napoli
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Io sto valutando una vacanza a Ischia, isola che non conosco proprio, e non immaginavo così ricca. Queste case mi ricordano i sassi di Matera
In effetti il paragone con i sassi di Matera è calzante.
Vieni a Ischia, ti aspettiamo tutti