Parliamo di Calabria: Il Signorino
Il libro di Federico Montesanti, Il Signorino, Calabria Letteraria editrice, 2010 ha suscitato la curiosità del nostro gruppo lettura. In effetti gli spunti per la nostra conversazione sono molteplici.
Il romanzo è ambientato nella Calabria del Marchesato, quel territorio che dalla Marina di Crotone si addentra poi nell’Altopiano della Sila. Protagonista è una famiglia di latifondisti, i Barca, di cui Giulio – il signorino – è l’ultimo grande esponente. L’autore ci racconta, attraverso le vicissitudini della famiglia, le condizioni di vita di quella fetta d’Italia percorrendo quasi un secolo di storia, dall’Unità al secondo dopoguerra. Il romanzo si chiude con un evento cruciale della nostra storia recente, quella riforma agraria del 1950, che costituì un’ulteriore beffa per in contadini del Sud.
Un particolare non è trascurabile. Poco dopo l’uscita, Il libro è stato presentato a Ischia, nella Biblioteca Antoniana. E non è un caso. L’autore, un medico che vive e opera a Verona, è profondamente legato alla nostra isola per ragioni familiari. In effetti nel libro ricopre uno spazio importante la vicenda, in forma romanzata, della nota famiglia Hettner, che a causa delle persecuzioni razziali, fu costretta a riparare proprio in Calabria, dove fu accolta.
Il libro è disponibile presso la Biblioteca Antoniana di Ischia. Per l’acquisto è necessario invece contattare l’autore o le librerie online.
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La riforma agraria
“… Si dice che le terre assegnate ad ogni singola famiglia di contadini non debbano superare i cinque ettari di estensione, E cosa volete che ci faccia un povero cristiano con questa miseria. Avrà sì e no il minimo indispensabile per riuscire a sfamarsi ma non risolverà i suoi problemi. Povero era e povero resta, faticando il doppio di oggi. Il governo parla di costruire le case coloniche, di portarvi la luce e l’acqua sperando di poter rivitalizzare le campagne che dall’inizio della guerra erano state abbandonate. Ma caro mastro Alfredo, questa è una pia illusione. Come pensate che i contadini pagheranno la luce? Con quali risorse dovrebbero riuscire a coltivare questi terreni?”
E’ una delle battute finali del bel libro di Federico Montesanti, Le parole di Don Giulio ( pp. 134-135) descrivono perfettamente quello che sta per accadere in Calabria e in tutto il Meridione nel 1950 con la tanto agognata Riforma agraria. Le terre, tanto attese dai contadini fin dall’Unità d’Italia, venivano assegnate con criteri che si rivelarono negativi. Le proprietà, che i contadini beneficiari dovevano riscattare a rate, erano piccole, male assistite e costituite su terreni di qualità non eccelsa. Questo spiega perché la Riforma non frenò l’emigrazione verso il Nord o verso l’estero, come invece si auspicava. I contadini furono costretti ad abbandonare le campagne, con tutte le conseguenze del caso. Negli anni ’60 l’ondata di emigrazione riprese con rinnovato vigore. L’agricoltura che poteva essere una risorsa per il nostro Sud, non riuscì a svilupparsi.
Ecco dunque la risposta alla domanda che si eravamo poste all’ultimo incontro del gruppo lettura: perché dopo la rivolta di Reggio Calabria del 1970 si decise di puntare sull’industria e non sull’agricoltura? Perché si costruì il V Polo siderurgico che poi non è mai andato in funzione? Date le circostanze che si erano create, l’agricoltura non tirava. Ma neanche l’industria al Sud è mai decollata.
Il discorso è ampio e complesso. E tuttavia forse possiamo provare a trarre una conclusione. Oggi più che mai l’agricoltura, anche qui a Ischia, potrebbe essere una risorsa importante, una fonte di sviluppo alternativo e sostenibile, purché si basi su concetti moderni. I lettori ricorderanno che tempo fa abbiamo avviato un dibattito sul ritorno alla terra qui a Ischia, un tema che riprenderemo presto.
Intanto il gruppo lettura spera di poter incontrarsi quanto prima possibile, con tutte le cautele che il momento impone.


Sono Laura Mattera Iacono. Traduco dal tedesco e scrivo in italiano per il web. Vuoi saperne di più? Ti basta un click








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