Ischia: sulle tracce di Federico Variopinto
La casa in via Antonio Sogliuzzo alle porte di Ischia Ponte, in cui sono nata e cresciuta, era arredata con i suoi quadri. Erano tutti o quasi ammantati da un velo di tristezza con tonalità di grigio che colpivano lo sguardo. Un quadro in grande formato che campeggiava in sala da pranzo ritraeva il Castello e il piazzale di Ischia Ponte in una giornata di pioggia, movimentata da una carrozza con cavallo e un passante con ombrello. In un altro è in primo piano il porto di Ischia con una barca in arrivo e un’altra, più grande, in partenza. Un altro ancora sembrava esprimere un momento di attesa: sul tavolo sotto un vaso di fiori, una busta indirizzata a lui: Federico Variopinto.
Di questo artista in casa si parlava spesso. Era stato un personaggio inconsueto nella mia famiglia. Amava viaggiare, andare oltre i confini dell’isola, parlava tante lingue. Per la sua epoca, la prima metà del ‘900, non era un fatto scontato.
Come pittore aveva avuto successo soprattutto all’estero, tra Germania, Inghilterra e Francia. Morì giovane. Un infarto lo colse nel sonno nel 1949, a soli 45 anni. Così Federico Variopinto è stato dimenticato presto, anche perché a Ischia ancora oggi non esiste uno spazio espositivo per i pittori locali.
Nel 1989, su invito dell’indimenticabile pittore Gabriele Mattera, mio padre decise di dedicargli una mostra che si tenne sul Castello. Io mi incaricai di raccogliere materiale e di reperire i quadri che erano nelle case di conoscenti ischitani. In quella occasione ebbi modo di conoscere meglio l’artista, anche se io di arte capisco poco. Solo di recente, però, dopo la morte di entrambi i miei genitori, sono entrata in possesso di tutta una serie di documenti – foto, articoli, testimonianze – che mi hanno affascinato. Così ho provato a ricucire la vita di Federico Variopinto che conoscevo solo attraverso gli aneddoti.
Tra le altre cose ho ritrovato una testimonianza preziosa. È la relazione che mio padre scrisse per una mostra che si tenne alle Antiche Terme Comunali di Ischia Porto nel 1950, un anno dopo la scomparsa dell’artista.
Mio padre riporta soprattutto frasi di critici d’arte o di artisti dell’epoca, tra le righe però si scorge oltre al successo dell’artista, anche la sofferenza dell’uomo. L’inizio della relazione è già molto significativo
Federico Variopinto ebbe i suoi natali in Napoli, Sezione S. Lorenzo il 14 maggio 1905.
Venne a vivere a Ischia, adottato da modesta famiglia di agricoltori, Iacono Antonio ed Esposito Vincenza, nella contrada Casalauro.
Crebbe con la sorella adottiva Matilde, per la quale nutrì sempre e fu ricambiato, un affetto più che filiale, e con il fratello Pietro Paolo, al quale ricorreva fiducioso nei momenti di difficoltà economica.
Frequentò le elementari e successivamente la Scuola Media Professionale di S. Antonio di Onofrio Buonocore, unica scuola post elementare dell’isola, alle quali venivano avviati i ragazzi di famiglie benestanti e quelli maggiormente dotati.
Fin da quegli anni mostrò estrema vivacità, spirito di iniziativa, insofferenza per regole e controlli, desiderio di evasione dal piccolo mondo isolano. Mostrò subito predilezione per il disegno e per l’arte e in modo particolare per la pittura.
La contrada di Casalauro, a pochi passi da Ischia Ponte, era abitata a quei tempi da famiglie di contadini che lavoravano la terra e non navigavano nell’oro. Nonostante gli stenti, all’epoca esisteva una consuetudine consolidata: quando moriva una persona molto giovane, la famiglia adottava un bambino abbandonato. E qui si pone una prima domanda: mi risulta che il bambino era stato adottato con il nome di Giovan Giuseppe Iacono. All’anagrafe però risulta come Federico Variopinto. È un nome inventato? Di certo quando Federico alle Scuole Elementari apprese la notizia della sua adozione, rimase sconvolto.
Della sorella Matilde ricordo molto poco. Il fratello Pietro Paolo è stato il padre adottivo di mio padre e di lui vi ho parlato in Storia del doppio cognome. Pietro Paolo era un uomo severo, austero, che teneva molto al risparmio del denaro. Federico al contrario era un uomo brillante, raffinato, che riusciva a far diventare elegante qualunque cosa indossasse. Mia madre ne parlava affascinata.
Federico non era uno spendaccione, quanto piuttosto un uomo molto generoso. Proprio per questa sua generosità si trovava spesso in difficoltà economiche e ricorreva fiducioso al fratello brontolone. Avendo conosciuto bene Pietro Paolo, quando immagino le loro dispute, non posso che sorridere.
Fin dalla Scuola Media aveva dimostrato propensione per l’arte e la pittura
“ Il “contagio per la pittura” , come scriveva Carlo Siviero nel suo articolo in ricordo di Variopinto, “ gli fu trasmesso da Casciaro”.
Siviero, uno dei più grandi artisti napoletani del primo ‘900, racconta che Casciaro nei suoi frequenti soggiorni a Ischia era riuscito a trasmettere l’amore per la pittura a diversi ragazzi, tra cui Variopinto, i fratelli Colucci, Sarno e altri.
Il giovane Variopinto, preso da quella sua voglia di vivere e di imparare, andava a fargli visita anche a Capri, dove conobbe lo stesso Siviero. Entrò quindi in contatto con il mondo degli artisti.
Cominciò ad esporre i suoi lavori a Capri, Ischia, Napoli.
A poco più di vent’anni una prima svolta. Espone a Roma, Torino e Firenze, poi a Milano e a Biella, dove ottenne grande successo.
A questo punto arriva il salto di qualità. Prosegue mio padre:
Nel 1928, a soli 24 anni, il nostro Federico si sente maturo per affrontare la critica internazionale. Espone con successo alla Gallerie George Petit di Parigi e un anno dopo, a soli 25 anni, alla Claridge Gallery di Londra.
Da quel momento viaggiò ed espose in tutta Europa, prediligendo più di ogni altra città Berlino, ove aveva amici ed appoggi. Durante uno di questi suoi soggiorni all’estero, il 28 aprile 1931 a Karlsbad in Cecoslovacchia, sposò Hilde Pan, da cui si separò il 26 aprile 1933.Egli fu amico di gerarchi importanti del regime, tra cui Dietrich, uno dei vice di Goebbels, interruppe tali amicizie appena intravide la tragica tendenza bellicosa del nazismo.
Durante le persecuzioni ebraiche, si precipitò in Germania per tentare di salvare la sua ex moglie, ebrea; ritornò deluso ed amareggiato: non riuscì a rintracciarla”
Qui riscontriamo diversi punti di riflessione. Federico Variopinto aveva una predilezione per Berlino, come può essere comprensibile negli anni ’20, quando la Germania, per quanto in grandi sofferenze economiche, era un laboratorio di arte e cultura. Il nazismo evidentemente lo colse di sorpresa e lo ingannò.
Sposò una donna dalla quale si separò solo due anni dopo. Non possiamo conoscere i motivi della separazione. È possibile però che il suo animo tormentato da un lato cercasse i legami, dall’altro ne rifuggisse. Eppure, Federico, non appena seppe delle persecuzioni, corse in Germania alla ricerca della moglie ebrea. Non la trovò.
Tra i quadri che ho visionato ce n’è uno che ritrae il volto di una donna. Mia madre diceva che quello era il volto di Hilde. Quello sguardo profondo colpisce il cuore.
Variopinto – scrive ancora mio padre – non interruppe la sua attività artistica neanche durante la guerra quando, anche tra infinite difficoltà, sentiva il bisogno di esprimere attraverso la pittura il suo amore per la vita, le bellezze della natura e il tormento del suo animo
retaggio del vuoto della sua infanzia, non completamente appagato dall’amore delle famiglia che l’aveva allevato, amore che pure fu grandissimo.
I suoi stati d’animo venivano espressi mirabilmente nei suoi quadri nei quali, come osservava un suo critico, si rilevava un “tono nel quale forse prevaleva una certa malinconia di grigi, ma soffuso sempre da una gran fiamma”.
Malinconia, dunque, retaggio del vuoto della sua infanzia. Mio padre mi diceva sempre: “Nessuno ha mai saputo se sia mai entrato davvero in contatto con la mamma”. E non potremo mai sapere neanche se i suoi momenti di difficoltà economica, fossero dovuti a questo suo rincorrere la mamma. Certo aveva investito grandi risorse nella sua ricerca. Magari era riuscito a trovarla e sapendola in difficoltà, le portava i suoi guadagni.
In ogni caso, la lapide sulla sua tomba lo celebra come “il cuore d’oro”. Era generoso, Federico Variopinto. Era ricco di quella generosità di cui forse sono capaci solo quelli che hanno sofferto di abbandono, di quelli che si sentono in colpa verso il mondo.
Quando il 2 gennaio 1949 Ischia si risvegliò con la brutta notizia, furono in tanti a versare lacrime sincere, non solo gli amanti dell’arte. Federico ero riuscito a farsi amare. Da tutti.
Sono Laura Mattera Iacono. Traduco dal tedesco in ambito giuridico e scrivo in italiano per il web. Su questo blog racconto Ischia tra chiacchiere e caffè. Scrivo contenuti per il web per aziende turistiche di Ischia, Procida, Capri e Napoli
Per info ⇒ Contatti












Una famiglia stupenda.
Una storia che rimane nel cuore.
E complimenti anche per il tuo importante contributo per documentare così dettagliatamente e per celebrare un Artista che sicuramente merita.
GRAZIE
Grazie a te Claudia. Certo è una storia difficile. Credo che prossimamente pubblicherò ancora qualcosa.