Passeggiando per Napoli
Napoli. Già in marzo, dopo la visita alla mostra di Artemisia Gentileschi, avevamo pensato di tornarci.
Così siamo partite venerdì mattina, alla vigilia di quell’appuntamento calcistico che doveva essere decisivo. Ma la nostra meta non è il calcio. Vogliamo conoscere meglio questa città. E su consiglio di una napoletana di adozione, abbiamo percorso un itinerario straordinario: da S. Martino ai Quartieri Spagnoli
L’arrivo a Napoli
Alle 11:30 siamo al Molo Beverello. La folla tra imbarchi e biglietterie ci induce a procurarci subito il biglietto per il ritorno.
Uscite dal porto, la prima sorpresa: Piazza Municipio si presenta meglio ai nostri occhi. All’ombra del Maschio Angioino spuntano angoli di verde, panchine, punti d’incontro. Tutto sembra meno squadrato rispetto a un mese fa. Poco a poco la piazza sta prendendo forma.
Vogliamo raggiungere con i mezzi pubblici la collina di S. Martino, per poi scendere giù per la Pedamentina, lo scalone che, come semplice sentiero, si iniziò a costruire nel XIV secolo. Lo scopo era quello di collegare la Napoli di sopra con la Napoli di sotto per facilitare il trasporto di merci e di materiale per la costruzione di case e monumenti. Sappiamo per sentito dire che lo scalone conduce a Montesanto, ma anche ai Quartieri Spagnoli.
In via Toledo prendiamo la funicolare centrale. Non abbiamo indicazioni certe per raggiungere Castel S. Elmo e la Certosa. Ma a Napoli basta chiedere e si arriva tranquilli alla meta “Chi tene ‘a lengua, arriva ’n Sardegna” recita un vecchio adagio.
Poca gente in funicolare. Una coppia di persone anziane ascolta i nostri discorsi. “Volete andare al Castello? Non è difficile. Dopo 3 rampe di scale, vi troverete sulla strada”.
Approfittiamo della gentilezza per chiedere i dettagli per la discesa. “Lo scalone vi condurrà a Corso Vittorio Emanuele, di qui altre scale panoramiche vi porteranno a Montesanto. Per i Quartieri non sappiamo. Ma è una Napoli che neanche noi conosciamo bene”.
Sì, è una Napoli che gli stessi Napoletani stanno scoprendo poco alla volta, da quando all’inizio degli anni ’90 una Sovrintendente aprì le porte dei Monumenti.
Mi lascio andare all’emozione: “La Napoli che ho conosciuto da studentessa negli anni ’80 era caotica e triste. Ora è luminosa e piena di turisti. Napoli sale e Ischia scende”.
Il signore mi rimprovera:
“Nooooo. Non preoccupatevi. Ischia si riprenderà e tornerà a salire. Io stesso ogni anno non posso fare a meno di venirci, almeno per una settimana”.
Rinfrancate da questa bella espressione di amicizia, usciamo dalla funicolare. Chiediamo ancora indicazioni. Due signore sorridenti si fermano volentieri a darci consigli. Superate le rampe di scale, arriviamo a un viale e una signora alle nostre spalle ci chiede: “Volete andare al Castello? Ci siete quasi”.
San Martino
E così giungiamo alla nostra meta. Castel S. Elmo, antico baluardo, è pieno di turisti, più avanti la Certosa è accessibile solo su prenotazione. Ci ripromettiamo di tornarci per una visita apposita
Ed eccoci al piazzale S. Martino. Napoli è sotto i nostri occhi, con le sue architetture antiche e moderne che si sovrappongono e si contraddicono. Sulla nostra destra il mare, di fronte il Vesuvio.
È dura staccarci da quell’incanto, ma dobbiamo trovare il vicolo e cominciare a scendere. Le scale sono tante, ma a farci compagnia è il verde di antichi vigneti, mentre la città sullo sfondo attira il nostro sguardo.
Tutto è molto curato. Almeno qui, Napoli non è più la carta sporca di Pino Daniele. Dopo circa mezz’ora arriviamo in Corso Vittorio Emanuele, le indicazioni per le scale che conducono a Montesanto sono chiare, non sappiamo però come raggiungere i Quartieri Spagnoli. Chiediamo a una signora: “Per i Quartieri? Ma certo. Un po’ più avanti trovate un albergo, attraversate e trovate le scale”
Ci saluta con un sorriso. Anche questo mi colpisce. I Napoletani che ricordo erano diffidenti. Oggi invece sorridono e sono gentilissimi, sembrano orgogliosi di poter dare informazioni.
Troviamo le scale, non sono poi tante, solo un po’ più alte. Ma in 10 minuti ci troviamo nel folto dedalo di vicoli dei Quartieri Spagnoli. Perché li chiamano così? È Mina a rispondermi: “Perché quando arrivarono gli Spagnoli a Napoli, fu necessario costruire alloggi per l’entourage della corte. La zona qui era proprio adatta, per la vicinanza al mare e al Palazzo Reale”.
Quartieri Spagnoli e Pignasecca
Ci guardiamo intorno. Un giovane dietro di noi precede la nostra domanda: “Cercate il murale di Maradona? Site arrivate”.
Girato l’angolo ci sommerge una marea di azzurro: bandiere, striscioni, targhe. Intorno gente di ogni paese che fotografa. Nella piazzetta, un vero e proprio negozio a cielo aperto. Magliette, scarpini, fasce, palloni sono a buon prezzo. E naturalmente in fondo il ritratto di lui, Maradona.
Teresa e io cerchiamo la bandiera che ci piace tanto, quella azzurra con la N. È introvabile.
Ci fermiamo a fotografare, io rimango più che altro intontita, in preda a una strana emozione. La ressa di turisti non intacca l’autenticità dell’allegria per lo scudetto. Striscioni, foto, immagini e perfino le facce della gente parlano di passione vera.
Mi scuoto guardando auto e furgoni che tra quei vicoli strettissimi riescono a fare manovre impossibili senza toccare niente e nessuno.
Sono circa le 14:00, lo stomaco reclama. I tanti piccoli locali sono pieni. La storica Nennella celebre per la pasta e patate, ha una fila inverosimile. Riusciamo a trovare una trattoria meno affollata, forse perché un pochino più cara.
Teresa intanto mi fa notare che qui ci sono ancora botteghe: salumerie vecchia maniera e i piccoli negozi di saponi e casalinghi sembrano resistere.
Ci sediamo per un ottimo pasto. Io opto per le fettuccine allo scarpariello, loro per una parmigiana e bruschette. Alla fine il conto non sarà salato.
Quando ci alziamo, sentiamo un signore rivolgersi sorridente al titolare: “ Qui deve essere sempre bello, ma ora è speciale”. E dopo aver chiesto informazioni si dirige con il suo piccolo gruppo verso le scale. Vuole arrivare a S. Martino in salita. Vabbè … è un gruppo di giovani.
Per il caffè ci dirigiamo altrove. Fuori dai quartieri, su via Toledo, giriamo a sinistra verso piazza Carità. Tra bandiere e gadget spunta una serie di rotoli di carta igienica con il ciuccio che sberleffa la zebra torinese. E ci troviamo alla Pignasecca, un antico quartiere noto per il mercato. Mina deve fare i suoi acquisti, io mi fermo ad ammirare un banchetto di pesce freschissimo, Teresa si guarda intorno: “Ma quella bandiera non l’abbiamo trovata”. Purtroppo no, la troveremo a Ischia.
Il ritorno e le riflessioni
Sono le 16:30 quando arriviamo al Molo Beverello. La ressa dei turisti che si imbarcano per Ischia, Procida e Capri è enorme. Mai noi abbiamo già il biglietto. La prima cosa che pensiamo salendo sull’aliscafo è: “Dobbiamo tornare presto” .
Ma scatta anche qualche considerazione che vi consegno come spunto di riflessione. Vi ho parlato del mio timore che il turismo possa distruggere l’identità di un luogo. Eppure ci viene in mente che negli anni ’80 il degrado era ovunque, non solo a Napoli. Forse è stato proprio il turismo culturale ad accendere le luci sul patrimonio artistico del nostro Paese. Una volta, turismo voleva dire villeggiatura: si andava per un mese al mare o in montagna, nulla più. Poi la possibilità di spostarsi velocemente e a buon prezzo ha modificato le abitudini. Sarà stata questa la spinta che indotto Napoli a cambiare? Manifestazioni culturali, facile accesso a monumenti e musei, tour guidati hanno comportato anche una crescita culturale per la città? Rioni come i Quartieri Spagnoli una volta erano inaccessibili, a Montesanto e alla Pignasecca si andava solo per il mercato e per la metro. Oggi queste zone sembrano gradevoli punti d’incontro. Il turismo, dunque, ha comportato anche qualcosa di positivo, oltre l’aspetto economico?
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Sono Laura Mattera Iacono. Traduco dal tedesco in ambito giuridico e scrivo in italiano per il web. Su questo blog racconto Ischia tra chiacchiere e caffè. Scrivo contenuti per il web per aziende turistiche di Ischia, Procida, Capri e Napoli
Per info ⇒ Chi sono












Napoli ti sarà grata per questa descrizione così piena di calore. Viva il Napoli! (lo dico io che di calcio non so nulla 🙂
In realtà sono io che ringrazio Napoli. Il rimpianto è quello di non aver vissuto da giovane studentessa questa Napoli.
Un abbraccio, Paola. Ti aspetto
Arieccomi, a leggere di nuovo questo articolo dopo essere stata a Napoli: ho seguito tutto l’itinerario, e anche io sono scesa dalla Pedamentina .. che vista da lassù!
Ciao Paola,
Che bello! Il racconto di una nostra passeggiata ti ha invogliato a seguire l’itinerario….
GRAZIE per questo meraviglioso “giro” a Napoli che hai regalato anche a me!
E il caffè poi lo avete presto in Piazza Carità?
Sì, a piazza Carità. Un piccolo bar con un ottimo caffè.
Vieni ad assaggiarlo?