Borghi di Ischia: Casapane. La visita
Casapane a Fontana, nella parte alta di Ischia, è un borgo storico. Lo visitai anni fa, con un’amica, Rosanna, che mi fece da guida. Zia Pupetta, un personaggio del borgo, mi aprì le porte di casa. L’emozione fu tanta. Era l’ottobre 2019. Avrei voluto tornare a farle visita. Sono tornata diverse volte a Casapane, ma non ho avuto il coraggio di bussare alla sua porta. Peccato!
Zia Pupetta ci ha lasciato ieri. Un abbraccio alla famiglia e a tutta la comunità di Casapane.
Qui di seguito il racconto di quella visita.
Gente di Casapane
4 ottobre 2019
Qualche giorno fa sono tornata a Fontana, uno dei luoghi più alti di Ischia, proprio alle falde dell’Epomeo. Avevo appuntamento nella piazza principale con la mia amica Rosanna che si era offerta di farmi da guida per una passeggiata al borgo di Casapane di cui vi avevo già parlato. È un sabato pomeriggio: il sole comincia a calare, le colline si specchiano nel mare. E già in piazza non resisto alla tentazione di qualche scatto.
A questo punto devo preannunciarvi una cosa. Il borgo è talmente bello, le foto scattate sono talmente tante che ho ritenuto opportuno dedicare di seguito un post solo alle foto con qualche didascalia.
Non appena cominciamo a scendere per via Nicola Iacono, Rosanna inizia a raccontare: “Queste una volta erano stalle per muli e ciucci che servivano per trasportare merci ma anche per accompagnare i turisti all’Epomeo. Ora sono spazi riadattati a depositi o cantine”.
In effetti oggi si è preferiscono i furgoni e le strade sono state adeguate.
Mentre Rosanna comincia ad illustrarmi il borgo, incontriamo una signora che ci saluta cordialmente. Si chiama Angelina, è una conoscente di Rosanna. Vedendomi con la macchina fotografica, dice con un tono carico di meraviglia: “Sapete, dopo Ferragosto è venuta qua una persona, ha scattato foto bellissime degli archi e di tutto il borgo. Ha scritto anche che non si aspettava di trovare un posto così bello qua”. E conclude: “Viviamo in un posto bello e neanche ce ne accorgiamo”. Rosanna scoppia in una risata: “È stata la signora a scrivere. È per questo che siamo tornate, io conosco bene il posto e posso raccontarle qualcosa in più”. La signora Angelina mi guarda piena di gratitudine: “Voglio dirvi grazie!”.
Proseguiamo lungo la discesa abbastanza ripida, passiamo davanti all’arco di cui vi ho parlato: “Qui ho frequentato la prima e la seconda elementare”, mi dice Rosanna.
La caratteristica del luogo sono gli archi in tufo che in qualche caso sono stati limati per far passare le auto. Già … le auto devono passare dovunque.
“In effetti il borgo anticamente si apriva proprio con un arco che poi è stato eliminato”, mi racconta Rosanna.
Ma c’è ancora un altro particolare di cui mi parla Rosanna. “In questa zona una volta si coltivava il Kapok, un albero che produce frutti circondati da fibra fuligginosa che si utilizzava per i cuscini”. Confesso che non avevo mai sentito parlare di quest’albero a Ischia.
Proseguiamo e arriviamo nella piazzola. “Una di queste palazzine un tempo ospitava le scuole elementari dalla III alla V classe, ai miei tempi però la scuola si frequentava già nella sede parrocchiale al centro di Fontana”, mi spiega ancora la mia guida.
Da qui la discesa si fa ancora più ripida, ma la strada è asfaltata. “Ora ci sono ville, un tempo erano orti terrazzati. La discesa conduceva ad una cava che poi degrada fino ai Maronti”. Un percorso che comunque non è mai stato percorribile, neanche in passato.
La casa di Pupetta
Fermiamoci in piazzetta dunque. Rosanna mi fa entrare nella casa della zia, la signora Carmela, per tutti Pupetta. “Trasite! – mi dice accogliendomi – accomodatevi, vi preparo un caffè”. Cambiano i tempi, ma il senso dell’ospitalità da queste parti resiste.
La signora Pupetta mi mostra la casa, una di quelle costruzioni antiche in cui si passa da una stanza all’altra senza corridoio. Mobili e suppellettili hanno tante storie da raccontare: una Madonnina antica, un lampadario in paglia artigianale, un altro ancor più originale con foglie di fico. Tavolo e comò danno il senso dell’ospitalità. Pupetta si affanna a cercare foto antiche in un cassetto. Non le trova. “Non vi preoccupate, cercate con calma, tornerò”, la rassicuro.
Rosanna mi invita salire su per una scala. La vista dal terrazzo è imperdibile. C’è tutta la bellezza delle nostre colline che si specchiano nel mare con il sole al tramonto.
Ci sono case tutt’intorno che non sembrano abitate. Molti sono andati via, anche all’estero, Tentano di vendere, ma forse il prezzo è troppo alto.
Intanto arriva il papà di Rosanna, mi mostra il suo orto, curatissimo. E mi annuncia: “La Juve perde”. Una gioia che dura poco, purtroppo.
“La verità – mi dice amaramente Rosanna a conclusione della nostra passeggiata – è che negli ultimi dieci anni la gente è andata via da Fontana”. E’ difficile capire il motivo. Forse le ragioni sono tante. “Negli anni ’80 e ’90, d’estate c’era movimento. Venivano tanti turisti tedeschi che animavano la zona. La gente che aveva i muli lavorava molto per le escursioni all’Epomeo. Ora non è più così”.
Magari possiamo anche dire che l’agricoltura, che si sperava potesse riprendersi e affiancare il turismo, non è decollata. E poi i trasporti pubblici sono una frana. Se devi arrivare al porto con l’autobus sono dolori.
Insomma sembra proprio che la bellezza di questi luoghi sia destinata a rimanere nascosta.
Ho un’ultima curiosità da chiedere a Rosanna. L’altra volta avevo visto camminare per questa strada una signora che, pur essendo anziana, aveva un portamento di un’eleganza straordinaria. “Deve essere Giovanna – mi risponde lei – È una signora molto anziana e fa parte di quella generazione di donne abituate a portare le ceste sulla testa. Sai come si faceva vero? Si metteva un tortano di stoffa in testa e sopra si poggiava la cesta. Molte donne riuscivano a portare la cesta senza aiutarsi con le mani. Questo le ha abituate a un portamento elegante”. Altro che modelle, mi viene da pensare.
Rosanna è così gentile da procurarmi alcune foto d’epoca che ci raccontano proprio com’erano Ischia, Fontana, il borgo di Casapane un po’ di tempo fa.
Intendiamoci: la nostalgia è una tentazione nella quale non dobbiamo cadere. Quelli erano tempi di povertà. Però una cosa possiamo sottolinearla. Tra il come siamo e il come eravamo ci poteva essere una via di sviluppo diversa. Alcune cose potevano essere salvate e valorizzate anche e soprattutto nell’ottica del progresso.
L’agricoltura, ad esempio poteva essere modernizzata e valorizzata, senza cementificare scriteriatamente le vie d’accesso ai terreni agricoli. Possiamo dire che i soldi ci hanno fatto impazzire? Possiamo dire che in tutta l’isola d’Ischia è mancata una visione d’insieme che facilitasse uno sviluppo più sostenibile e più aderente alla nostra tradizione?
Intanto a breve vi proporrò un altro post con tante altre foto Casapane, un borgo che merita tutta la nostra attenzione. E naturalmente un caloroso GRAZIE a Rosanna a zia Pupetta e a tutta la gente del luogo per la calorosa accoglienza
Fin qui l’articolo del 2019.
Come arrivare a Casapane/ Serrara Fontana in autobus
Da Ischia: Linea 197 ex Circolare destra
Da Forio: Linea 198 ex Circolare Sinistra
Fermata: Piazza di Fontana.
Via Nicola Iacono, che dà accesso al borgo, è la strada che conduce verso il mare ed è situata sul lato del piccolo parcheggio panoramico.
Per gli orari bus → EAVBUS
Sono Laura Mattera Iacono. Traduco dal tedesco in ambito giuridico e scrivo in italiano per il web. Su questo blog racconto Ischia tra chiacchiere e caffè. Scrivo contenuti per il web per aziende turistiche di Ischia, Procida, Capri e Napoli
Per info ⇒ Contatti












Non avevo mai sentito nominare il Kapok prima d’ora.
Complimenti di cuore alla signora Pupetta per la sua casa e un abbraccio!
Neanche io, sai? Ma non sono esperta di piante.
Riferirò alla signora Pipetta, non appena possibile
Io invece mi ricordo il kapok, me lo nominava mia mamma come sostituto del cotone, durante la guerra. Intanto prendo nota del percorso 😉
Prendi nota, dai. Ma poi vieni!