Campania Libri Festival
Le belle giornate di ottobre sono un invito a muoversi e a incontrarsi. Forse è stato anche per il bel sole d’autunno che ho accettato volentieri un invito inconsueto.
l primo ottobre si inaugurava al palazzo Reale di Napoli la rassegna Campania Libri Festival. Qualche giorno prima mi era arrivato l’invito dell’editore. “Vieni per il firmacopie?”. Ma certo, ho risposto subito. Ma che cos’è il fimacopie?
Un autore o un’ autrice, persona in genere sconosciuta ai più, si siede allo stand dell’editore e attende che qualcuno si fermi per acquistare il suo libro e abbia poi voglia di farselo dedicare.
Sarà che sono nuova dell’ambiente, ma la richiesta di dedica mi aveva colto di sorpresa persino alla presentazione del libro, tanto che davvero non sapevo cosa scrivere.
Il primo ottobre, dunque, insieme con Anna e Teresa mi sono imbarcata per Napoli e dopo il caffè di rito, sono arrivata a Palazzo Reale. E qui, la prima sorpresa.
In uno dei corridoi del maestoso Palazzo Reale, tra gli stand di tante case editrici che esponevano i loro libri, ho incontrato una coppia di amici che non vedevo da tempo.

Rita e Bruno sono stati miei colleghi di Università. Ci siamo laureati grosso modo nello stesso periodo. Loro in inglese, io in tedesco. E proprio insieme a loro il Centro Traduzioni Le Copain mosse i suoi primi passi a Napoli. Come ho raccontato altrove, quella esperienza non andò avanti, Rita e Bruno intrapresero la carriera di insegnanti, che è stata bella e ricca di soddisfazioni. Le nostre strade si separarono. Alla fine però ci siamo ritrovati, anche grazie alle alchimie dei social.
E le sorprese continuano
Prima che vada a prendere il mio posto allo stand, ecco che arriva un gruppo di giovani. Si presentano, sono studenti del V anno di una scuola superiore di Napoli. Ci fanno una domanda: “Qual è il libro che vi ha colpito di più nella vostra vita”?
Il primo a rispondere è Bruno: “Il pendolo di Focoult!” Libro abbastanza tosto. “Bisogna avere la forza di superare le prime pagine… “, spiega ancora Bruno. Capita spesso che le prime pagine di un libro risultino ostiche e che solo in seguito la lettura ti prenda.
La mia risposta invece è più articolata: per me ogni libro è stato un viaggio di conoscenza e mi ha lasciato qualcosa. Posso solo fare qualche esempio. Da bambina mi ha colpito innanzitutto Heidi, un libro che mi ha permesso di entrare in contatto con il mondo delle montagne. Ho affrontato poi l’avventura con I tre Moschettieri e Vent’anni dopo. E poi un mondo diverso con La figlia del capitano di Puskin. E come dimenticare La confessione di Tolstoj, un libro che mi ha fatto molto riflettere. Ma forse il libro che mi ha insegnato ad ascoltare è La Storia di Elsa Morante.
I giovani prendono appunti, mostrano di conoscere tutti i titoli di cui parlo, sobbalzano al libro di Tolstoj, sembrano davvero interessati al discorso e soprattutto alla lettura.
Alla fine sono io a proporre una domanda: ma voi leggete i libri di carta o in formato digitale?
Mi risponde una ragazza: “Il digitale è comodo perché, quando ti muovi, ti permette di avere sempre a disposizione un gran numero di libri. Ma la carta è un’altra cosa”.
Sono davvero confortata da questo incontro. Mi è sembrato di capire che ci sono giovani che al di là dei progetti scolastici, sono sinceramente interessati alla lettura. Forse c’è ancora speranza.
Intanto mi avvicino allo stand e prendo posto. Vedo passare tanta gente, qualcuno si ferma.
Presto è ora di andar via. Le belle giornate passano in fretta. Come la giovinezza.
Ma ci attende il pranzo, in una Napoli piena di sole e di gente.








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