Ischia Ponte: il rito della vestizione
“Non c’è giorno più intenso e malinconico di quello che segue la festa patronale. Il borgo riprende il ritmo lento dell’isola, entra improvvisamente in un preludio d’autunno e si veste di una calda nostalgia. Tutto torna al proprio posto … “
Da: La Castellana d’Ischia, a cura di Francesco Esposito e Giorgio Migliaccio,
Conclude così Francesco Esposito il suo bel racconto sulla vestizione della Madonna in occasione della festa patronale. E in effetti, quando tutto finisce, sembra che a Ischia Ponte cominci l’attesa per il prossimo anno.
La festa di S. Giovan Giuseppe della Croce, patrono dell’isola, coinvolge tutto il borgo di Ischia Ponte e vede protagoniste ben due Chiese: la Collegiata dello Spirito Santo e la Chiesetta di S. Maria di Costantinopoli.
La Madonna esce dalla sua Chiesa, raggiunge S. Giovan Giuseppe nello Spirito Santo dove rimarrà dal venerdì al lunedì. Insieme le due statue saranno portate in processione per terra e poi per mare. Prima però la Madonna dovrà essere vestita, cioè ornata con gli ex voto e il mantello. E proprio su quel momento magico e misterioso della vestizione che ci intrattiene Francesco Esposito.
Francesco oggi ha poco più di trent’anni, si interessa di cultura e tradizioni popolari e collabora con Peppe Barra. Forse ha maturato questa sua passione proprio negli anni dell’infanzia, quando ascoltava i racconti dei vecchi, appassionandosi alle loro storie.
Come lui stesso sottolinea, la sua generazione – quella nata tra gli anni ’80 e ‘90 – è stata forse l’ultima ad ascoltare i racconti dei vecchi.
Francesco si descrive come un bambino ingenuo e curioso. Trascorre molto del suo tempo libero a rovistare nel cascione dei ricordi di famiglia. Scova vecchie fotografie, fogli ingialliti. Ogni volta che qualcosa attira la sua attenzione, corre dalla nonna o dalla bisnonna a chiedere di cosa si tratti. E da quelle persone anziane trova risposte e apprende anche filastrocche, canti in latino, antichi detti.
Un giorno Francesco trova una foto della Madonna vestita con il mantello e adornata di tanti monili. “Mamma mia, quanto oro”, esclama stupito. La risposta che riceve gli rimarrà nel cuore: “Non è oro! So’ ‘e llacrime d’a gente! Lacrime di sofferenza e lacrime di felicità”.
Le anziane di casa spiegano al bambino il significato di quei doni che la Madonna riceve. Francesco vuole saperne di più e così la nonna gli racconta come e quando avviene la vestizione, quell’arte che si tramanda di generazione in generazione e che impone criteri precisi : “Primm’ a ‘veste e ‘o manto, poi si passa a cucire l’oro, pezzo per pezzo, piano piano, con fede e devozione…”
La curiosità di Francesco è sempre più forte.
Un pomeriggio d’estate incontra al borgo Lilina, una signora che si occupa con passione dei gatti randagi. Sa che Lilina è anche una volontaria della Congrega, come viene chiamata la Chiesetta della Madonna. Quel pomeriggio Francesco vivrà un’esperienza particolare: entra nella Chiesa avvolta nel silenzio, respira l’odore inebriante dell’incenso, avverte sensazioni mai prima provate. Lilina che si appresta a fare le pulizie, gli racconta del vicino appuntamento della vestizione. Gli parla a lungo di come la statua della Madonna sarà portata giù dall’altare, vestita d’oro e poi portata in processione.
Francesco chiede di partecipare, i vecchi acconsentono. E così il giovedì della festa alle 6:00 del mattino si presenta in Chiesa, assiste al rito e nota come la statua della Madonna sia considerata dai fedeli una persona viva, da accarezzare, da trattare con cura e riverenza.
Per le 9:30 tutto è pronto. La Chiesa può essere aperta.
A questo punto Francesco fa una promessa. Quella catena umana non si sarebbe mai spezzata. Oggi insieme ad altri giovani ha raccolto il testimone ed è tra i protagonisti di questo rito che si trasforma in una vera e propria arte.
Quello che vi ho delineato è solo un breve riassunto di quanto Francesco racconta con tanta passione, permettendo al lettore di vivere quanto avviene in Chiesa e in tutto il borgo. Cita persone che non ci sono più e che hanno lasciato una traccia indelebile. Ci parla di come veniva vissuta un tempo la festa a Ischia Ponte. Bellissimo l’esempio di Ndunetta ‘a sacrestana che
“la domenica sera della festa, prima di chiudere i battenti della Chiesa Collegiata dello Spirito Santo, guardando le due immagini al buio diceva: “m’araccumanno, diciteve chello che v’avite dicere, perché po’ ve vedite nata vota l’anno che vene”.
È un racconto che per la sua autenticità ha commosso me che sono laica. Da bambina frequentavo la Chiesa, poi ne sono scappata. Ma questa è un’altra storia.
Quello che mi rimane è una grande curiosità: in altre zone di Ischia esistono tradizioni simili? Forse a Lacco Ameno con S. Restituta. Indagherò
La Castellana di Ischia a cura di Francesco Esposito e Giorgio Migliaccio è disponibile presso la Chiesa Collegiata dello Spirito Santo a Ischia Ponte
Sono Laura Mattera Iacono. Traduco dal tedesco in ambito giuridico e scrivo in italiano per il web. Su questo blog racconto Ischia tra chiacchiere e caffè. Scrivo contenuti per il web per aziende turistiche di Ischia, Procida, Capri e Napoli
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