Una scala per il paradiso
A Ischia il verde è una grande risorsa da tutelare e valorizzare Le escursioni in collina potrebbero attrarre in ogni stagione turisti/viaggiatori e scuotere dal torpore noi Ischitani, che troppo spesso ci impegniamo a dire che Ischia è solo mare e terme. Permettono di immergersi nella natura dell’isola, tanto ricca e varia, di ammirare scenari fantastici e anche di scoprire la storia e la cultura dello scoglio.
Attenzione però: le escursioni non sono adatte a tutti. Bisogna essere abituati a camminare, affrontando anche sentieri impervi. Inoltre è necessario adottare comportamenti idonei, indossando ad esempio scarpe e tenute adatte. Inoltre, è opportuno non avventurarsi da soli, soprattutto se non si conoscono i luoghi.
E soprattutto bisogna essere amanti della natura. Se pensate di andare in collina, solo per “fare qualcosa di diverso”, lasciate perdere. Ischia vi offre altro.
Per le mie escursioni, io mi sono sempre avvalsa di un esperto casalingo. Purtroppo oggi gli acciacchi dell’età non mi permettono – almeno per ora – sforzi importanti. Chissà, magari ci riproverò.
Qui di seguito vi racconto una passeggiata dell’agosto del 2016 che avevo già presentato sul vecchio blog. Siamo ai piedi del Monte Epomeo nei boschi dei Frassitielli e della Falanga, in uno scenario bellissimo.
Spero di riuscire a trasmettervi un po’ della mia emozione.
I Frassitielli e la Falanga
Ai piedi dell’Epomeo, il monte più alto di Ischia
Salterò il caffè in questo venerdì mattina di pieno agosto. Teresa non me ne vorrà se la lascio sola per un giorno. Lei sa quanto mi manchino le passeggiate nel verde di Ischia.
Vado alla Falanga, il bosco ai piedi dell’Epomeo. Ci sono stata diverse volte, l’ultima oltre un anno fa. Ora mi piacerebbe arrivare fino all’ antica chiesa di S. Maria del Monte a Forio: “La strada è tanta e tu non sei più abituata – mi avverte l’esperto – Però dai, proviamo.” Un insolito vento fresco rende limpida la mattina tenendo lontano il timore del caldo. Ma quando cominciamo la salita, mi accorgo davvero di aver perso l’abitudine alla montagna: “Mio Dio, non ce la faccio, la gambe non mi reggono“. Gli allenamenti caserecci o al chiuso delle palestre servono a poco. I sentieri della natura sono imprevedibili, irregolari, non programmabili.

“Pianta bene il piede a terra, devi sentire il contatto con il suolo“, è l’invito costante del mio esperto. Il panorama intorno deve essere meraviglioso, ma io non ho tempo per fermarmi a guardare, devo rimanere concentrata. Le gocce di sudore irrompono sugli occhiali appannando la vista e rendendo ancor più difficile il passo. Non so come, resisto alla tentazione di mollare tutto.
Eppure, quando poco dopo arriviamo al Bosco dei Frassitielli, la prima tappa del nostro percorso, sento l’aria entrarmi nei polmoni e respiro libera al fresco di quegli alberi altissimi. Mi fermo un attimo a fotografare il famoso portale storico che deve essere stato ripulito e sistemato di recente. “Dai, andiamo, la strada è tanta“, mi richiama l’esperto.
Ed eccoci al secondo scalone, quello che ci porta alla Falanga. “Ce la farò?” mi chiedo in silenzio, temendo il rimbrotto dell’esperto. L’inizio è terribile, arranco. Ma ecco che succede qualcosa: le gambe all’improvviso si fanno leggere, la fatica si sbriciola. Guardo verso l’alto e mi sento quasi sollevata da terra come se quei gradoni potessero condurmi in paradiso.
Al Bosco della Falanga ci accoglie una casa nella pietra, uno di quegli antichi rifugi disseminati nel bosco. Ma dobbiamo proseguire, non c’è tempo
per le foto “Dai, andiamo“. Sì certo, andiamo, però lì c’è una “fossa per la neve“, è bella grande, la devo fotografare. Queste fosse sono un monumento all’antica saggezza . In tempi passati i contadini vi depositavano la neve per poi venderla o barattarla sotto forma di ghiaccio. Alzo lo sguardo: l’Epomeo sopra di noi sembra una montagna imponente, ben più alta dei suoi 700 m.
E proseguiamo, dobbiamo andare oltre. Ancora uno scalone, stavolta più agevole. Intorno a noi grosse pietre che assumono quasi lineamenti umani, sembrano facce scolpite.
E poi la parete di “pietra perciata“. Una meraviglia. Quando finalmente ci fermiamo a mangiare qualcosa, posso sbizzarrirmi a fotografare. La mia macchinetta non riuscirà a restituire quello che i miei occhi ammirano.
“Allora, cosa vogliamo fare? – mi richiama l’esperto – di qui alla Chiesa di S. Maria del Monte occorre una buona mezz’ora. E tieni conto che poi dobbiamo fare tutta la strada all’inverso. Che vuoi fare? ” Ci penso un attimo. “No, non ce la faccio“. Devo riconoscere che non potrei farcela. Mi riprometto di tornare presto.
E allora ricominciamo il cammino a ritroso, ma quando arrivo in cima a quei gradoni, ora sì , posso fermarmi ad ammirare il panorama. Laggiù Forio con le sue troppe case bianche. Lo sguardo spazia da Punta Imperatore alla Chiesa del Soccorso al porticciolo fino alla Baia di S. Francesco. E in mezzo c’è il mare appena increspato dall’inatteso vento estivo. Quel mare sembra pronto ad abbracciarti, a coccolarti, a proteggerti. “Ehi, il sole picchia“, le parole dell’esperto mi distolgono da quella visione da sogno. Arrivo a casa contenta e distrutta. Vado a prepararmi un caffè.
Come arrivare
ATTENZIONE: non è opportuno avventurarsi da soli. È sempre bene avvalersi della guida di una persona esperta dei luoghi, come la guida AEGAE Marianna Polverino di Ischia Hiking
In autobus:
CD (Circolare destra) via Barano fino a Serrara
CS (circolare sinistra) via Forio fino a Serrara
Al centro di Serrara chiedere della strada per il Cimitero. Di qui seguire le indicazioni per il Ristorante il Bracconiere. Poi procedere lungo il sentiero.
In auto: è possibile parcheggiare nei pressi del ristorante Il Bracconiere


Sono Laura Mattera Iacono. Traduco dal tedesco e scrivo in italiano per il web
Al tavolo di Amalia 







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