A Giovanni Di Meglio
Tifosi che non ci sono più…
Giovanni Di Meglio era un insegnante che ha dedicato la vita alla scuola e all’impegno sociale e politico. Ma era anche un grande tifoso del Napoli. È scomparso nel 2017, lasciando un vuoto davvero incolmabile.
In questi giorni di festa, voglio ricordarlo riproponendovi quello che scrissi all’indomani della sua scomparsa.
Qualche tempo prima eravamo stati insieme allo Stadio S. Paolo
“Dai, Giovanni, c’è Napoli-Lazio, andiamo al S.Paolo”. Oppose un po’ di resistenza il professore, ma poi acconsentì. Era l’aprile 2014.
Lui mancava dallo stadio da oltre 10 anni. Era solito andarci con la moglie, l’amatissima Maria, scomparsa poco tempo prima. Quando salimmo sull’aliscafo in quella bella domenica mattina, notai un po’ di nervosismo. Parlava, raccontava, voleva distrarsi, non pensare.
Il momento più difficile fu all’ingresso dello stadio. Mi sembrò quasi che stesse per piangere: “Dai, affrettiamoci, non troviamo più i posti buoni”. Una volta seduti nei Distinti, tensione ed emozione si sciolsero. Lo stadio ci avvolse.
Fu una battaglia quella partita. Il Napoli cadde, poi si rialzò, poi cadde ancora e ancora riuscì a rialzarsi. Proprio come Giovanni Di Meglio nei suoi ultimi anni di vita. Ne aveva combattute di battaglie.
Tornammo a casa contenti quella domenica sera e lui il giorno dopo mi telefonò emozionato: “Grazie. Non credevo di farcela”. Vedere la partita senza la moglie al suo fianco era stata una sfida importante da superare.
Qualche tempo dopo lo vidi risollevato, aveva una bella luce negli occhi. “Sì, sto meglio”, mi confidò. È durata poco, purtroppo. Giovanni ci ha lasciato stamattina, dopo tante sofferenze.
L’avevo conosciuto negli anni ’70. Lui era un professore di matematica – temuto e amato – al Mattei di Casamicciola, io una studentessa al Liceo. Lui era impegnatissimo tra i Socialisti di allora, io militante nell’estrema sinistra. Tra noi e loro, estremisti e socialisti, si dialogava. Nella sezione del Partito socialista di Ischia Ponte, noi stampavamo al ciclostile i primi numeri del nostro giornalino.
Era con il PCI che proprio non ci si intendeva. Infuocatissime le nostre assemblee, bellissime le nostre battaglie. La parola chiave era: partecipazione. Giovanni apprezzava il mio entusiasmo e si guadagnò per questo anche il broncio di mio padre che sperava nel suo aiuto per strapparmi a quell’ambiente.
Dopo gli anni ’70 l’avevo perso di vista, troppo distanti e diverse le nostre vite. L’ho ritrovato poi qui, al nostro tavolo, tra chiacchiere e caffè.
Mi incitava: “Hai cominciato a scrivere degli anni ’70 a Ischia, perché non continui?”. Mi fa troppo male ricordare …
Caro Giovanni, noi non siamo religiosi. Eppure una cosa voglio chiedertela: se per caso ci siamo sbagliati e dall’altra parte incontri mio padre, prova ancora a dirglielo. Su quegli anni ’70, sui nostri gruppi, sui movimenti, sulla partecipazione, è stato Lui, mio padre, a prendere una cantonata.
Grazie per avermi dato il privilegio di frequentarti e scusami se la mia penna ha tremato. Ci mancherai.
Ho scattato quella foto dai Distinti in occasione di quella partita Napoli Lazio.
30 novembre 2017
Sono Laura Mattera Iacono. Traduco dal tedesco in ambito giuridico e scrivo in italiano per il web. Su questo blog racconto Ischia tra chiacchiere e caffè. Scrivo contenuti per il web per aziende turistiche di Ischia, Procida, Capri e Napoli
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