Incontrarsi a Procida
A Procida si torna a parlare di turismo delle radici. Il 10 maggio a Palazzo D’Avalos si è tenuto un interessante incontro che ha visto protagonista la Grande Famille de Procida et Ischia, l’associazione francese che da anni raccoglie i discendenti dei migranti che nell’800 e nel ‘900 lasciarono Procida e Ischia alla ricerca di un futuro migliore. Il racconto della giornata
Palazzo D’Avalos
A picco sul mare
Non ero mai stata a Palazzo D’Avalos. L’avevo ammirato dal mare, in traghetto, passando davanti a Procida. Nelle mie escursioni nell’isola di Graziella più di una volta sono stata a Terra Murata, ma il maestoso Palazzo, situato al centro dell’antico borgo, era chiuso ai visitatori.
Sabato 10 maggio ho avuto modo di entrarci. Era lì che si svolgeva l’incontro sul turismo delle radici organizzato dal Comune di Procida, con l’attiva partecipazione della Grande Famille de Procida et Ischia.
Non appena all’ingresso, ho avvertito i brividi lungo la schiena. I corridoi, le stanze, gli oggetti raccontano una storia lunga e sofferta. Il Palazzo, costruito nel ‘500 ad opera dei D’Avalos, poi in possesso dei Borbone, era diventato in epoche recenti il carcere.
Oggetti da lavoro, scarpe, macchine da cucire testimoniano la vita dei detenuti. A rapire la mia attenzione sono le finestre a picco sul mare. Doveva essere terribile per chi era rinchiuso a scontare una pena lunghissima, guardare il mare, sentirne il profumo. Il mare è il simbolo della libertà, della partenza, della voglia di avventura.
Alla scoperta delle radici
Da Procida all’Algeria alla Francia e ritorno
Mi scuoto dalle emozioni. Entro nella sala dove sta per cominciare l’incontro. Anche qui il mare sarà protagonista. Dopo i saluti dei rappresentanti delle istituzioni, è Pascal Scotto di Vettimo a prendere la parola.
Avevo già ascoltato lo scorso anno le sue parole. Questa volta il suo intervento è più breve e forse più intenso.
Ci racconta di come è cominciata la sua avventura, un viaggio che dalla Francia, la terra in cui è nato, lo condurrà a Procida e poi indietro nel tempo alla scoperta dei suoi antenati.
Tutto ha inizio da una cartolina trovata in un cassetto di casa. La data è del 1961, l’immagine è quella di una città algerina. Che cos’è? Che vuol dire? Pascal comincia a scavare nei cassetti, trova foto, immagini. In famiglia si parla poco del passato, forse perché non si vuole trasmettere il dolore e la sofferenza. Ma Pascal vuole vederci chiaro. Il suo cognome Scotto di Vettimo lo conduce a Procida, dove arriva con la mamma. Parla poco l’italiano, ma quando si presenta all’Ufficio Anagrafe chiedendo l’atto di nascita del nonno, si trova di fronte a una prima sorpresa. Anche l’addetta dell’Ufficio si chiama Scotto di Vettimo. Scoprono di essere parenti e cedono alla commozione.
Pascal con pazienza e tenacia riesce a ricostruire la storia di famiglia. Un suo antenato, un pescatore di Procida, a metà dell’800, come altri, emigra in Algeria, con la speranza di trovare condizioni di vita e di lavoro migliori. Era stato l’amore per il mare a condurlo sulle coste africane.
In Algeria si insedia, si sposa, avrà figli. L’Algeria, colonia francese, è la nuova terra per tanti come lui. Ma quando l’Algeria conquisterà l’indipendenza, i migranti, che intanto erano diventati cittadini francesi, dovranno lasciare il paese e andare in Francia, un paese per loro del tutto sconosciuto.
Pascal non si accontenta di aver scoperto la sua storia. Capisce che tanti, come lui, hanno voglia di ritrovare le proprie radici, di sapere chi erano gli avi, perché come lui stesso sottolinea “senza i nostri avi, non saremmo qui”. Così, forte della sua esperienza negli archivi anagrafici e storici, fonda un’associazione la Grande Famille de Procida et Ischia. Ai soci mette a disposizione notizie, strumenti di ricerca, archivi online e soprattutto la sua grande esperienza. L’Associazione riscuote consensi in Italia, in Francia e in altri paesi, il numero dei soci cresce. Pascal a questo punto decide di creare il muro dei migranti: mattonelle commemorative di persone che da Procida o Ischia hanno preso le vie del mare alla ricerca di un futuro migliore.
Di recente gli esperti di turismo hanno notato che la richiesta di ritorno alla origini è sempre più forte. Così, sotto la guida del Ministero del Turismo, sono state organizzate e messe in rete tante iniziative per rispondere alle esigenze dei discendenti dei migranti italiani all’estero che hanno voglia di conoscere il paese dei loro avi.
Il fenomeno ha preso il nome di turismo delle radici. Procida si è mossa tanto in questo senso. E Ischia?
Tra l’altro anche la scienza può aiutarci a riscoprire il passato. Come propone Katia Cerullo, dell’Associazione La Fenice, è possibile attraverso l’esame del DNA scoprire le proprie origini. Ipotesi davvero suggestiva.
Importante infine l’intervento della professoressa Raffaella Salvemini, storica, che inquadra il fenomeno dell’emigrazione italiana nell’800 e nel ‘900 nell’ambito delle politiche coloniali. L’occhio dello storico è determinante da questo punto di vista. Le testimonianze dirette sono fondamentali per comprendere i fenomeni, soprattutto da un punto di vista emotivo. Tuttavia, è altrettanto importante inquadrare le situazioni al di là e al di sopra delle emozioni.
Sarà sicuramente emozionante visitare la mostra fotografica Procida e il viaggio nel Mediterraneo che sarà inaugurata a Terra Murata il I giugno.
La mostra ha già riscosso molto successo a Marsiglia, dove è rimasta diversi mesi. Io sono davvero curiosa di visitarla. Appuntamento a Procida il I giugno
Per approfondire
Cos’è il turismo delle radici? Interessante ⇒ conferenza stampa
Sull’evento dello scorso anno ⇒ Procida e il turismo delle radici
Su Ischia ⇒ Guy Attanasio: una storia tra Ischia e l’Algeria
Sono Laura Mattera Iacono. Traduco dal tedesco in ambito giuridico e scrivo in italiano per il web. Su questo blog racconto Ischia tra chiacchiere e caffè. Scrivo contenuti per il web per aziende turistiche di Ischia, Procida, Capri e Napoli
Per info ⇒ Contatti








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