Ilia Delizia e Pagliuchella
Ilia Delizia è stata la colonna portante, o forse meglio, il gigante sul quale mi sono letteralmente appoggiata durante tutto il percorso che mi ha portato a scrivere il libro, Ischia e il suo dottore. Pagliuchella. Agostino Mattera Iacono, per La Valle del Tempo.
Ilia non ha potuto prendere parte alla presentazione del libro che si è tenuta in aprile alla Biblioteca Antoniana. Ora mi ha inviato una sua recensione che, riconoscente e commossa, vi propongo qui di seguito
Il racconto di Laura
di Ilia Delizia
Muovendosi tra dati biografici e autobiografici Laura Mattera Iacono ha realizzato una narrazione efficace e mirata che ha il merito di restituire alla collettività la figura e il pensiero del padre, il dottor Agostino, su questioni che attengono alla sfera del vivere sociale, a quella educativa, familiare e squisitamente medica. La figura e la personalità del dottor Agostino Mattera Iacono, da tutti chiamato Pagliuchella, emerge così da un osservatorio del tutto speciale, quello interno, cioè di una figlia che non lo guarda dal di fuori del proprio orizzonte come fosse una spettatrice, ma lo guarda dall’interno del proprio processo di crescita e di evoluzione, e proprio per questo non manca, in qualche fase della vita, di contestarlo o di contrapporvisi, come pure di sostenerlo nella sua vecchiaia e di trasmetterne memoria.
Si tratta, perciò, non di un resoconto oggettivo, asettico, impersonale, né tanto meno di una biografia celebrativa che glorifica la vita e le virtù del padre ma di un racconto filtrato dalla memoria affettiva che si intreccia e si annoda con i mutamenti che travolgono Ischia, l’isola in cui i protagonisti vivono ed in cui sono fortemente radicati, con amicizie, parentele, rapporti interpersonali, visioni.
Il testo narrativo, strutturato in un tempo e in un luogo definiti (1970 fin alle soglie dei giorni nostri) con personaggi che agiscono e si relazionano al suo interno, spesso si avvale di intrecci che, alterando l’ordine cronologico degli eventi, catturano il passato e anticipano il futuro.
Il gioco di rimandi non sminuisce ma rafforza l’intento della narratrice che è quello di non lasciare zone d’ombra della vita del padre, senza per questo cadere nella mania del descrittivismo che avrebbe rischiato di appesantire la narrazione e compromesso l’unità dell’opera. È così che Laura realizza il suo obiettivo: far emergere l’impegno e la determinazione che del dottor Agostino hanno segnato tutta l’esistenza, funzionando da leva potente per tirarlo fuori dalle difficoltà che la vita gli aveva posto davanti. V’è però una domanda sibillina che fa da padrona in questa narrazione e che Laura avanza fin dalle prime pagine del suo racconto: “Perché la gente lo amava tanto?”
Si tratta di una domanda retorica, un puro esercizio linguistico che non attende risposte perché essa contiene già la risposta: “Non era un politico, non occupava posti di responsabilità, non poteva fare favori”. Niente di più efficace, pur nella sintetica e provocatoria formulazione, per smascherare una logica corrente e consentire a noi lettori di inquadrare, senza mediazioni di sorta, la figura e la personalità del dottor Agostino Mattera Iacono.
D’altronde ad un linguaggio diretto, essenziale, senza troppi giri di parole Laura ci ha abituati con il suo fortunato blog Al tavolo di Amalia.
Nonostante la netta constatazione la domanda di Laura ne sollecita in noi un’altra: Qual è stata la dote, il tratto distintivo che hanno fatto meritare al dottor Agostino una così alta stima e il riconoscimento dei suoi concittadini, nonché pazienti?
A mio avviso è stata la mitezza, virtù di messianica memoria che in gergo comune si definisce “la virtù dei forti”, da non confondere perciò con la debolezza, la inconsistenza, la vuotaggine; si tratta di una virtù etica, che direi ‘illuminata’, la quale consente di non farsi dominare dall’arroganza, dalla supponenza, dall’alterigia, ma di rispettare l’altro senza volerlo sopraffare e senza imporvisi.
Non voglio qui scomodare Bobbio per tessere l’elogio della mitezza ma solo sottolineare, in questo specifico contesto, il suo alto valore sociale e culturale, di cui il dottor Agostino Mattera Iacono è stato un testimone credibile, oserei dire un modello.
Direi di più, tanta è stata la mia convinzione che ho sempre pensato che il nomignolo Pagliuchella sia stata una cattiva interpretazione e una voluta diminutio delle sue reali qualità.
Ilia Delizia, storica dell’architettura, è stata per oltre vent’anni professore associato di Storia del restauro e della conservazione dei beni alla Facoltà di Architettura dell’Università Federico II di Napoli. È autrice di diversi saggi e studi sull’analisi dei monumenti e dei tessuti urbani.
In copertina: Ilia Delizia e il prof. Luongo. Foto dall’archivio de Al tavolo di Amalia
Il libro Ischia e il suo dottore, Pagliuchella, Agostino Mattera Iacono, è in vendita presso la libreria Imagaenaria di Ischia Ponte, sul sito della casa editrice La Valle del Tempo e nei principali store online.
Sono Laura Mattera Iacono. Traduco dal tedesco in ambito giuridico e scrivo in italiano per il web. Su questo blog racconto Ischia tra chiacchiere e caffè. Scrivo contenuti per il web per aziende turistiche di Ischia, Procida, Capri e Napoli
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