Raccontare Serrara Fontana
Come raccontare un territorio? Un esempio ci arriva da un gruppo di persone che gira per l’Italia, si ferma nei luoghi meno conosciuti, vivendoli in lungo e in largo, parlando con la gente. E poi li racconta in un libro ricco di foto, di esperienze, di emozioni. Questo gruppo nei giorni scorsi si è fermato a Serrara Fontana. L’iniziativa si intitola Studi sul qui
Giovedì sera. Sono a Fontana, nella piazza più alta dell’isola, ai piedi dell’Epomeo. È un luogo che amo, è il mio rifugio dal caldo e dal caos dell’estate ischitana. Ci sono stata spesso anche per parlare con la gente, nei borghi meno noti, come Casapane.
Ma come si vive qui? È una domanda che si pongono in tanti. Per farsi un’idea dei problemi del qui, un gruppo di forestieri ha soggiornato per qualche giorno a Serrara Fontana, girandola in lungo e in largo, a piedi o in autobus.
Il gruppo è formato da persone che hanno competenze professionali diverse e provengono da differenti parti d’Italia e dall’estero. Ci sono sociologi, economisti, filmmaker, fotografi, antropologi. Sono armati di macchine fotografiche, computer, di penne e quaderni.
Si sono fermati qui per parlare con la gente del luogo, entrare nelle loro case, scoprire i punti d’incontro. Hanno visitato le varie frazioni, da Fontana a Serrara a Succhivo. Sono saliti su per le colline, incuneandosi tra i vicoli, attraversando i sentieri più belli e impervi, per poi scendere giù al mare. Si sono fermati al porticciolo di S.Angelo per osservare i turisti che arrivavano in barca. Barche grandi, barche piccole, ciascuna con una sua storia.
L’iniziativa è nata qualche anno fa da un’idea di Daniele Ietri, geografo, docente alla libera Università di Bolzano e di Eleonora Mastropietro, geografa, autrice di film e documentari e docente associata all’Università di Milano. L’idea si è sviluppata negli anni fino a diventare un vero e proprio laboratorio di ricerca. Lo scopo è raccontare un luogo nella sua autenticità per poi raccogliere tutto in un libro. I veri protagonisti sono i residenti.

Quando arrivo in piazza mi guardo intorno. Vedo cartelloni con foto, mappe, cartelli con dichiarazioni di persone più o meno giovani. Ogni frase ha un suo valore, forte e chiaro.
Ci sono le considerazioni di quelli che sono andati via, di altri che sono rimasti, di qualcuno che vorrebbe andarsene, di altri ancora che hanno provato la gioia del ritorno.
In tanti tra i giovani lamentano la mancanza di punti di aggregazione e divertimento
Mi avvicina una del gruppo, si chiama Daniela. Cominciamo subito a parlare in totale scioltezza. È marchigiana, ma opera all’interno dell’Università di Bolzano.

Mi spiega che lì in piazza chiunque può collaborare attivamente, scegliendo da una cesta le foto e le frasi che più colpiscono. Io rimango in osservazione e ascolto.
Mi piace soprattutto l’idea che a raccontare siano persone forestiere, perché hanno un occhio diverso rispetto a chi vive dall’interno una realtà. “La proloco comunque ci ha dato una grossa mano”, sottolinea lei. Certo, l’appoggio dall’interno è indispensabile.
Ma come vi ha accolto la gente? È stata diffidente? chiedo curiosa.
“Per niente – mi risponde Daniela – abbiamo riscontrato disponibilità e ospitalità”.
La serata intanto prende corpo. Ai microfoni posizionati in piazza, dopo i saluti della Sindaca Irene Iacono, si alternano i protagonisti dell’iniziativa. Ciascuno racconta la sua parte del lavoro. Ed è un racconto che appassiona, soprattutto perché privo di sottolineature turistiche.
Sono professionisti che non hanno bisogno della scorciatoia dell’aggettivo per raccontare. Rinunciano alla retorica del “bello, incantevole, mozzafiato”. Piuttosto, provano a tradurre in parole e immagini le emozioni che hanno vissuto.
Uno di loro ci dice: “Saremmo voluti entrare in tutte le case. Ogni casa ha una sua storia da raccontare. E ci siamo anche resi conto che qui il problema casa è davvero complesso”.
Su uno schermo si proietta un filmato. Siamo ai Pizzi Bianchi, uno dei sentieri più belli e impervi di Serrara Fontana, a picco sul mare. Una signora che vive in zona e ama fotografare, racconta le sue esperienze. “Quando da ragazza vivevo qui stabilmente, avevo voglia di andar via. Ma una volta andata via, non vedevo l’ora di tornare”. È una lotta che vivono in tanti di noi. E ancora: “Vivere su un’isola significa accettarne i limiti. Con il mare di scirocco sai che spesso i collegamenti sono sospesi. Se devi prender un treno o un aereo, sai che con il mare grosso, non potrai partire”.

Mi guardo ancora intorno e trovo Natalie. Ha realizzato un audio per far ascoltare il silenzio. Mi siedo al computer e ascolto. Se a Ischia non ci fossero più auto e scooter, quali rumori ascolteremmo? Tutti quelli che abbiamo dimenticato: il mare, gli uccelli, un cane che passeggia, il vento tra le foglie.
Il silenzio, spiega Natalie, è vita. Il silenzio non è vuoto. Anzi, è abitato.
In piazza gruppetti di persone si confrontano. “A Ischia mancano i servizi. I collegamenti marittimi d’inverno sono scarsi. Quelli terrestri sono male organizzati. Ci si muove poco e si tende a chiudersi al mondo. Quando si esce, si usa l’auto e l’isola muore di traffico”.
È vero. Però la popolazione di Ischia in fondo è da sempre in movimento. Si è aperta al confronto accogliendo forestieri e stranieri che hanno scelto l’isola per viverci. Si è spostata verso altri lidi, magari paesi lontani. Qualche Ischitano è tornato portando idee nuove, altri sono rimasti lontano.
Vado via contenta. Ma prima di salire in macchina per tornare a casa, cerco un tabaccaio. Non c’è, mi dicono. Ha chiuso da tempo. “Qui manca anche la salumeria. Per fare la spesa dobbiamo spostarci”. Ecco, per curare un luogo come questo, bisognerebbe cominciare da quelle che sembrano piccole cose.
Per approfondire:
Ecco la pagina web che raccoglie tutte le info sul gruppo di lavoro ⇒ Studi sul qui
Sono Laura Mattera Iacono. Traduco dal tedesco in ambito giuridico e scrivo in italiano per il web. Su questo blog racconto Ischia tra chiacchiere e caffè. Scrivo contenuti per il web per aziende turistiche di Ischia, Procida, Capri e Napoli
Per info ⇒ Contatti












Avere tutti questi incontri, che bella iniziativa!
Sì, Elisabeth. È stata proprio una bella iniziativa. Io spero di avere la possibilità di incontrare ancora questo gruppo di giovani. Mi piacerebbe approfondire il loro modo di lavorare