L’orto del dottore
Sarà davvero possibile rilanciare l’agricoltura a Ischia? Qualche segnale positivo si intravede soprattutto nella viticoltura con aziende isolane che sono diventate eccellenze nazionali.
Il dibattito comunque è vivo, anche perché l’idea che non si possa vivere di solo turismo, si sta finalmente diffondendo. Le difficoltà tuttavia persistono per problemi obiettivi e per la latitanza della politica. È un tema che affronteremo in maniera più diffusa.
Oggi non voglio parlarvi dell’agricoltura in senso commerciale, quanto piuttosto dell’orto di casa, quello che molti Ischitani ancora curano con amore per una produzione esclusivamente domestica. E ora a Ischia è tempo di pomodori per le bottiglie
Qui di seguito la mia esperienza familiare
Pomodori per le bottiglie
Una mattina di fine luglio la sveglia suona alle 5:30. È ancora buio. Il tempo per un caffè da prendere insieme, come nostra abitudine, e il dottore scappa via. Si è vestito per bene con pantaloni lunghi e camicia a maniche lunghe: bisogna difendersi dalle fastidiosissime zanzare.
Corre nell’orto il dottore. Deve completare la raccolta dei pomodori per le bottiglie prima che il sole sia alto e la temperatura insopportabile. Lo sento chiudere la porta e scendere le scale di corsa.
Da un paio di anni è in pensione, anche se continua a fare il medico. Non riesce a fare a meno della sua professione, ma oggi ha più tempo libero e riesce a dedicarsi meglio a una sua grande passione: la terra.
Ne aveva appreso i segreti da bambino, perché, come per molte famiglie di Ischia, anche in casa sua coltivare la terra significava avere qualcosa da mangiare. Magari non c’erano soldi, ma il piatto a tavola si riusciva a portarlo.
Neanche nei momenti di grande lavoro, quando da medico di famiglia correva come un pazzo, ha mai abbandonato il pezzettino di terra. Ora, con capelli e barba ormai bianchi, curare l’orto di casa gli permette di tornare a sentire profumi e sensazioni antiche.
Io giro per casa, penso di sedermi al computer. D’improvviso decido: vado a dargli una mano. Voglio fare anche io quest’esperienza che non è mai stata nella mia vita.
Intorno alle 7:00 mi preparo di tutto punto e vado anche io.
L’orto è proprio sotto casa. Non appena arrivo, mi sento avvolgere da profumi meravigliosi che quasi non riesco a distinguere. Senza dubbio è il basilico a primeggiare. Il vento dei giorni precedenti ha spazzato via un po’ di afa, l’aria è pulita. Ma il mio naso purtroppo è abituato ad altro.
Lui, piegato sulle ginocchia, raccoglie i preziosi frutti rossi. Davanti a sé, una cesta e un secchio.
“Ah, sei qui?”, mi chiede quasi divertito. “Indossa dei guanti, altrimenti ti colori le mani e sarà difficile ripulirti”. Giusto, non ci avevo pensato.
Torno da lui, neanche il tempo di fare domande che subito mi arrivano istruzioni. “Segui me lungo i filari e raccogli. I pomodori intatti li metti nella cesta, quelli con qualche piccolo tocco, vanno nel secchio”.
D’accordo. Mi piego a testa in giù e comincio, il sudore scende copioso, ma proseguo. So che i pomodori con qualche piccolo tocco posso essere in parte recuperati per un sugo al filetto oppure servire per la prima passata – quella che si butta via – dopo la pulizia e la sterilizzazione della macchinetta.
Proseguiamo tranquilli. Si dice che il raccolto di pomodori non sia stato buono quest’anno a Ischia. Eppure, mano a mano che procedo, mi sembra che i filari si moltiplichino invece di diminuire. Con la fatica capisci perché secondo la cultura contadina niente si butta, tutto si recupera. La fatica esige rispetto.
Lui mi vede sudare e sembra divertito. Ogni tanto mi manda qualche raccomandazione: “Quei pomodori lì, lasciali stare, sono ancora acerbi, sono buoni per l’insalata”.
Sbuca qualche pomodoro con una parte bianca “Sono cotti dal sole, ma sono buoni”.
Sono circa le 8:30, il sole comincia a farsi sentire. “Basta per ora”, mi dice. Tra l’altro il raccolto è stato più che copioso.
Prima di tornare a casa si ferma un attimo. “Che mangiamo oggi? Va bene un po’ di pasta con le zucchine?”. Ma certo! Si piega in un angolo raccoglie un gruzzolo di zucchine piccole e tenere proprio adatte alla pasta. “Ci facciamo anche un’insalata?” Ed ecco spuntare i peperoni verdi, quelli che per alcuni sono buoni fritti, ma che noi adoperiamo solo crudi per arricchire l’insalata. Insomma, un pranzo con i fiocchi
“Abbiamo cipolle e basilico a casa o devo portarne?” No, ci sono.
Il basilico ancora nel terreno chiede solo di essere portato a tavola, mentre le cipolle appese al chiodo nel locale ricovero attrezzi rimarranno lì in attesa per un po’.
A proposito delle cipolle, la prossima volta vi mostrerò l’arte dell’intreccio.
Torniamo a casa inzuppati di sudore, ma contenti del raccolto. Io mi sento stanca e rilassata. Una bella doccia, mi rimette in sesto e mi predispone a sedermi davanti al computer.
Anche il dottore comincia la sua giornata. Sarà un po’ diversa rispetto a qualche anno fa, ma qualche vecchio paziente comunque lo aspetta.
Io però spero di convincerlo a fermarsi un attimo ogni tanto per raccontarci il suo orto. Che dite, ci riuscirò?
Sono Laura Mattera Iacono. Traduco dal tedesco in ambito giuridico e scrivo in italiano per il web. Su questo blog racconto Ischia tra chiacchiere e caffè. Scrivo contenuti per il web per aziende turistiche di Ischia, Procida, Capri e Napoli
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Avere un orto, avere a disposizione verdura freschissima, e sana, è un lusso strepitoso, anche se costa ben ben della fatica. E’ quasi incredibile come cambia il sapore di verdura e frutta, anche solo poche ore dopo la raccolta, figuriamoci quella che troviamo bei negozi e nei supermercati, che ha abbandonato la pianta da tempo … Un faticoso privilegio
Hai proprio ragione, Paola.
Io credo che qui a Ischia la cura dell’orto possa avere anche un altro significato: ricominciare a prendersi cura del territorio.
Non è cosa da poco. Un abbraccio
Ricordi del cuore.
Anche mio padre ha sempre coltivato orti ed era davvero un privilegio poter mangiare verdure sempre fresche e curate.
Sono d’accordo. È davvero un privilegio. Costa fatica, ma vale la pena